The Big Sick

The Big Sick

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Commedia indie spumeggiante, romantica e commovente, The Big Sick di Michael Showalter affronta love story, malattia e differenze culturali con invidiabile humour.

Don’t stop me now

Basato sulla vera storia degli sceneggiatori del film e coppia nella vita, Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani, il film racconta tutto ciò che l’aspirante comico pakistano Kumail e la sua fidanzata americana Emily hanno dovuto affrontare per superare i pregiudizi delle rispettive famiglie e 1.400 anni di antiche tradizioni… [sinossi]

Non sempre un’interruzione assume il valore negativo che si è portati per abitudine ad assegnarle, da uno stop possono infatti nascere molte cose e può di certo aprirsi un varco a infinite possibilità, dove la creatività è libera di giocare un ruolo importante. Per un attore poi è una prova fondamentale, specie in teatro, figurarsi per uno stand-up comedian, solo lì sul palco a gestire un ritmo che improvvisamente è stato spezzato, cercando magari di mantenere la promessa di scatenare qualche sonora risata. Parte e ruota tutto intorno a questo tema The Big Sick di Michael Showalter (Hello, My Name Is Doris ), commedia indie presentata al Sundance e miracolosamente – data la penuria di prodotti similari – giunta nelle nostre sale grazie alla casa di distribuzione Cinema.
Protagonista, nel ruolo di se stesso, è il comico americano di origini pakistane Kumail Nanjiani qui alle prese con il racconto autobiografico semiserio, e assai spassoso, della relazione con la studentessa di psicologia Emily Gordon (incarnata sullo schermo da una luminosa Zoe Kazan), racconto che è stato trasformato in sceneggiatura da Kumail e dalla “reale” Emily. Il film ripercorre dunque le tappe del loro incontro, che nasce proprio quando Emily interrompe un monologo sul palco di Kumail, ma poi evolve in una dolente pausa di tutt’altra natura: la malattia della ragazza.

Prodotto dal re della commedia statunitense Judd Apatow (suoi Questi sono i 40, Molto incinta, 40 anni vergine), The Big Sick inizia dunque come un classico “boy meet girl” con un frizzante battibecco a scena aperta che si conclude con quella che sembra essere l’avventura di una notte e che invece, tra visioni domestiche di horror classici (si va da La notte dei morti viventi di Romero a L’abominevole dr. Phibes di Robert Fuest), vernissage e numerosi pomeriggi insieme si trasforma in un rapporto imprescindibile per entrambi i protagonisti. Gli ostacoli però non sono pochi, a partire dalla famiglia di appartenenza di Kumail, il cui tradizionalismo, nonostante il trasferimento negli States, impone se non altro un matrimonio combinato. Agli incontri spumeggianti tra Kumail ed Emily, galvanizzati da un florilegio di battute sagaci e deliziosi alterchi caratteriali tra i due, si alternano infatti numerosi eventi conviviali in casa Nanjiani, dove attorno al desco domenicale la famiglia si riunisce e la matriarca è sempre lesta nell’aprire la porta a ben poco improvvisate sortite di aspiranti mogli di Kumail, tutte rigorosamente di origine pakistana. Ogni pretendente poi, arreca con sé una foto da lasciare al rampollo, in attesa che lui scelga la preferita e con lei convoli a nozze. È proprio quando Emily scopre la curiosa collezione fotografica custodita da Kumail che la situazione esplode e diventa chiaro, per la ragazza, quanto un futuro insieme sia complicato e poco probabile.

Ma la sorte cinica e bara con le probabilità gioca quotidianamente e talvolta con notevole sadismo, per cui ecco che l’improvviso ricovero di Emily dovuto a un’infezione virale dalla difficile diagnosi costringe Kumail a venire a patti con se stesso e con le millenarie tradizioni della sua stirpe.
The Big Sick subisce allora una netta sterzata, ma non perde il suo vigore né il suo humour. A partire dalla scoperta della malattia della ragazza, Kumail si ritrova a confrontarsi infatti con altri due personaggi e relativi interpreti di un certo calibro, ovvero i genitori di Emily: incarnati da Ray Romano (acclamato comico statunitense nonché protagonista della serie Tutti amano Raymond) e da una – come sempre strepitosa – Holly Hunter.

The Big Sick è un palcoscenico scoppiettante, dove dall’incontro tra un ragazzo e una ragazza, già di suo foriero di innumerevoli sviluppi e dialoghi al vetriolo in stile screwball comedy, si passa alla commedia degli equivoci (con relative menzogne) generata dall’incontro-scontro tra diverse culture e infine al duro e puro match attoriale tra i vari interpreti, la cui diversa estrazione vivacizza il tutto, senza far perdere mai il gusto complessivo per un amalgama che è tenuto insieme dalla storia vera che vi soggiace nonché dalla presenza in scena di uno dei suoi reali protagonisti.
Non mancano naturalmente i riferimenti alla religione musulmana cui appartiene Kumail, e alle sue tradizioni, come si è accennato, e colpisce in particolare poi l’accuratezza con cui è descritto l’universo “off” degli stand up comedians, un sottomondo resistente in teatrini ammuffiti dove un vivaio di giovani comici, con o senza talento, combatte per affermarsi, tra ripetitività dei monologhi, tormentoni, risate mancate, imbarazzanti silenzi in sala e nuove speranze galvanizzate dalla presenza di un misterioso talent scout.
Ha un ritmo quasi jazzistico The Big Sick, fatto di pause e ripartenze, velocità vorticose dei dialoghi e momenti di romanticismo e commozione. È un film vitale, ora sornione ora esaltante, un inno stridente alla creatività e alla vita, nonostante le sue, talvolta brusche, interruzioni.

Info
La scheda di The Big Sick sul sito di Cinema srl.
Il trailer di The Big Sick.
La pagina facebook di The Big Sick.
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