Insects

Insects

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Presentato nella sezione Signatures dell’International Film Festival Rotterdam, Insects è l’ultima opera del genio surrealista Jan Švankmajer, un adattamento da una pièce dei fratelli Čapek. Almeno così finge di essere.

La stessa sostanza dei sogni

Lo Scarabeo Stercorario è in ritardo, il Parassita è addormentato e la signora Larva è più interessata a fare la maglia che non a seguire le indicazioni del regista. Questa compagnia teatrale amatoriale ne ha di strada da fare prima che possa portare in scena la propria versione di Pictures from the Insects’ Life, un testo satirico del 1922 dei fratelli Čapek, che rappresenta insetti con caratteristiche decisamente umane, grettezza, egocentrismo, gelosia… [sinossi]

Il termine “surreale” viene dall’accorpamento di sur- e reale, sul modello del francese surréel. Partendo da una semplice considerazione etimologica, possiamo capire che la parola surreale comprende la parola reale, che, per superare la realtà approdando a stadi onirici e dell’inconscio, bisogna dalla realtà comunque partire. E un genio del surrealismo cinematografico come Jan Švankmajer – di cui si ricorda la celebre definizione di Milos Forman come di un ibrido tra Disney e Buñuel – non può non tenerne conto nel concepire Insects, presentato all’International Film Festival Rotterdam, che funziona come un film saggio su surrealismo e realtà, rappresentazione e vita. Si parte da un testo teatrale, Pictures from the Insects’ Life, del 1922, opera dei fratelli cechi Karel e Josef Čapek. Švankmajer deve essere stato attratto dalla dimensione onirica di questo testo satirico, che prevede l’incipit di un vagabondo/narratore che nel sonno prefigura una vasta gamma di insetti che incarnano varie caratteristiche dell’essere umano. Un testo che ha avuto due finali, uno ottimista e uno pessimista, come racconta lo stesso Švankmajer ponendosi il problema di quale seguire tra queste due versioni.

Insects comincia con una serie di persone buffe che si ritrovano. Sono i membri di una scalcinata compagnia teatrale che si riunisce per le prove di uno spettacolo tratto dall’opera sopraccitata. Ma compare a un certo punto lo stesso Švankmajer che introduce il lavoro che sta facendo, mostrandone i retroscena. Strutturalmente Insects potrebbe essere definito come il making of di un film, secondo lo stesso schema di quei tanti inutili documentari fatti come extra dei dvd. Un film che mette in scena il backstage di uno spettacolo teatrale. Da una parte abbiamo la compagnia con il regista e gli attori, davvero pessimi, che provano le battute, prima davanti a un tavolo, poi nel teatrino vero e proprio. Dall’altra il regista vero, quello del film che stiamo vedendo, Jan Švankmajer, che sta realizzando e filmando un film nel suo studio, che ha per protagonisti quegli scalcinati attori-personaggi. Ma lo stesso making of di Insects, inteso come il film di Švankmajer, comprende anche il suo backstage: ci vogliono numerosi ciak prima che Švankmajer formuli il giusto incipit, e anche gli scarti sono mostrati. Un momento di interfaccia tra queste due dimensioni è quello in cui il regista, durante le prove teatrali, parla del metodo Stanislavskij. Nella scena successiva lo stesso personaggio, che ora è un attore di Švankmajer, ripete davanti a lui la stessa battuta. Che quindi si carica di ambiguità: sta esprimendo il suo pensiero, il suo concetto di recitazione, oppure semplicemente provando la battuta del suo personaggio? Parliamo, per Stanislavskij, del metodo recitativo naturalistico per eccellenza, il lavoro dell’attore su se stesso e sul personaggio, che potrebbe sembrare anomalo per rappresentare dei personaggi insetti, tanto nella dimensione teatrale che in quella filmica. E Švankmajer, nel prologo di cui sopra, aveva proprio detto che i suoi modelli sono il cinema d’animazione e il teatro di pupazzi, che i suoi personaggi sono stilizzati, che il suo cinema rifiuta psicologia e psicologismi. Ma la realtà diventa proprio il mezzo per approdare alla surrealtà. E l’animazione, seguendo la varietà di tecniche nello stile Švankmajer, è il perno della magia, dell’onirismo del film. A partire dalla scena in cui lo scarabeo stercorario nella cassetta entomologica prende improvvisamente movimento e vita per fare le sue palline di sterco, come succederà frequentemente nel film, con le palline che assumeranno dimensioni giganti. Questa prima scena, peraltro una delle poche di cui non viene rivelato il trucco, suona come un omaggio al pioniere dell’animazione a passo uno, Ladislas Starevich, che ha usato gli insetti per i suoi lavori.

Un altro dilemma che Švankmajer stesso pone è se debba essere il regista a servizio dell’autore o se quest’ultimo debba essere solo un mezzo. In questa doppia mediazione, tra testo, teatro e cinema, l’autore, vale a dire i fratelli Čapek, alla fine quasi scompare, rimane un qualcosa di estremamente residuale, un pretesto per la costruzione che gli fa sopra Švankmajer, che è una scomposizione continua del cinema nel suo farsi, dove l’ultima cosa sembra essere proprio il testo. Che torna semmai nell’interscambio tra personaggi e attori teatrali.

Insects è un gioco a scatole cinesi di making of, e prevede l’uscita continua e sistematica della finzione. Švankmajer mostra i suoi trucchi, i suoi effetti speciali e a buona parte delle scene segue lo svelamento della sua realizzazione. Sono i trucchi del cinema puro, artigianale, come gli effetti rumoristici che delle signore provocano su dei polli, accoltellandoli e massaggiandoli per creare l’effetto grottesco di una pugnalata nel corpo umano. Ma sono anche i trucchi che appartengono alla grammatica stessa del cinema, come il montaggio. Il personaggio ripreso mentre si lancia dalla finestra, cui segue l’inquadratura che lo mostra atterrare su un telone rivelando peraltro che la finestra non è molto in alto, mentre una terza inquadratura lo mostra a terra, nella postura leggermente accovacciata di chi ha appena fatto un salto. Se togliamo l’immagine intermedia, abbiamo l’illusione cinematografica, da constructive editing, di un balzo prodigioso compiuto da una grande altezza. E ancora la scena del parto, dove il montaggio alterna il volto della donna, l’attrice Rose, e l’immagine di una neonata coperta di sangue ripresa da un parto vero. La gravidanza e il parto di Rose rappresentano poi una cerniera tra teatro, cinema, vita, realtà e surrealtà. Lei che nelle prove del personaggio della signora Grillo, incinta, dimenticava sempre di mettere il cuscinetto sotto il maglione per simulare la gravidanza, diventa davvero in stato interessante – cosa di per sè inverosimile data la sua età avanzata – e partorisce una bambina che vedremo nell’ultima scena, all’uscita dall’edificio delle prove, già grandicella, in un film il cui arco temporale dovrebbe essere quello delle prove di uno spettacolo teatrale.

Nella parte finale alcuni degli attori del film si raccontano nelle loro esperienze oniriche e sempre riferite a un loro stato subcosciente. È la chiusura del film teorico di Švankmajer. La dimostrazione, e rivendicazione, che il suo cinema è fatto, shakespearianamente, della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Info
La scheda di Insects sul sito dell’International Film Festival Rotterdam.
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