Molly’s Game

Molly’s Game

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Molly’s Game, che Aaron Sorkin ha scelto per esordire dietro la macchina da presa, narra la storia di Molly Bloom, dalla frustrata aspirazione olimpica di freestyle sugli sci fino all’arresto per la gestione di un enorme giro di poker clandestino. Peccato che l’ottimo sceneggiatore si perda dietro l’arguzia delle sue battute, e non sappia cogliere il centro del discorso, riducendo il tutto a un ‘affare di famiglia’.

Il bel gioco dura poco

Molly Bloom è stata educata a eccellere, ma dopo una caduta rovinosa durante un’importante competizione sciistica decide di mollare lo sport e la famiglia in Colorado per trasferirsi a Los Angeles. Anziché iscriversi all’Università inizia a lavorare per un traffichino che organizza esclusive partite di poker con uomini d’affari, attori hollywoodiani, celebrità della musica e magnati vari. Fino a mettersi in proprio e ad allestire la più frequentata tavola da gioco clandestina della città… [sinossi]

Sulla carta Molly’s Game, la vera storia di Molly Bloom, non poteva che attrarre Aaron Sorkin: l’ex aspirante olimpionica di sci che ha gestito per 8 anni e fino al suo arresto uno dei più grandi giri di poker clandestino degli Usa può a vario titolo rientrare nel recente pantheon dello sceneggiatore. Dal Mark Zuckerberg di The Social Network alla vicenda dell’Oakland Athletics e dell’allenatore Billy Beane raccontata ne L’arte di vincere fino al ritratto di Steve Jobs scritto per il film di Danny Boyle, Sorkin si è dedicato alla narrazione di figure e storie straordinarie che riuscissero a restituire i tanti risvolti morali (e immorali) e le molteplici contraddizioni del mito americano della riuscita personale, della possibilità di emergere, della caduta e della rinascita. Concentrandosi inoltre, sempre, sulla centralità del denaro, motore immobile della psiche, panacea del desiderio rimosso, misura assoluta del valore. L’operazione non gli riesce affatto proprio nel suo esordio alla regia, questo Molly’s Game che si ripiega nello spiegone psicologico e non trova mai, nelle sue 2 ore e 20 minuti di durata, un centro gravitazionale attorno cui far veramente ruotare la densa trama, che resta così un susseguirsi di fatti mirabolanti circondati da una cornice legal che più tradizionale non si può. Possibile che la donna che ha portato al suo tavolo verde politici, milionari, mafiosi, attori (nota la partecipazione ai poker clandestini di Toby Maguire, Leonardo Di Caprio e Ben Affleck) non abbia nulla da esprimere se non il suo irrisolto edipo e tutto sia riassumibile con un conflitto traumatico con il padre? Possibile che non abbia niente altro da dirci? Evidentemente sì stando a quel che vediamo sullo schermo e che – forse vale la pena sottolinearlo, più che ricordarlo – è basato sul libro di memorie della protagonista, con cui Sorkin si è confrontato e ha collaborato. Il che può aver creato un confine, un limite, difficilmente superabile anche per l’adattamento. Sarà (forse) anche per questo, ma uno degli sceneggiatori più giustamente quotati della sua generazione, non centra il bersaglio di una storia che sembrerebbe assai congeniale alle sue corde.

Il film parte scoppiettante, con un profluvio di pensieri brillanti sullo sport e con un ritmo incalzante di montaggio. Dopo i titoli di testa ritroviamo Molly (Jessica Chastain) all’indomani dell’arresto nel 2013 e dal di lì inizia un racconto, tra flashback e presente processuale, in cui si mettono assieme i pezzi della vita della protagonista. Uno schema narrativo collaudatissimo che entra subito nella maniera con pennellate rapide e superficiali volte a mostrare un mondo di giocatori incalliti di cui vorremmo sapere di più, ma che deve essere detto e messo in scena in volata altrimenti la storia “non ci sta” tutta e il film durerebbe uno sproposito. Preso il ritmo definitivo e tutto sommato ripetitivo, Molly’s Game prosegue nell’elencazione delle gesta, dei guai, dei fatti che hanno coinvolto una donna di cui non conosciamo al fine nulla di personale (oltre allo spiegone fornito dal padre interpretato da Kevin Costner), nulla di “quotidiano” (che diamine di vita ha avuto in quei furibondi anni?) e che sembra contraddistinguersi nello scipt per due ragioni. La prima è la voglia di farcela solo con la propria intelligenza da fuoriclasse e la ragazza, ci dice esplicitamente il film, ce l’ha fatta, è un’americana vincente e a differenza di altri personaggi sorkiniani in questo caso non stiamo a farci troppi problemi e a porre troppe questioni; la seconda è che Molly Bloom non ha tradito i tanti (e probabilmente notissimi) giocatori che hanno perso o vinto milioni di dollari nelle sue serate di poker. I pochi nomi usciti non sono stati fatti da lei, che invece resta muta come una tomba e non ha venduto informazioni alla giustizia pur potendone ricevere in cambio benefici. Una posizione dipinta come eroica a più riprese perché Molly non ha voluto rovinare persone importanti che frequentavano una bisca di extra lusso e si è assunta la responsabilità delle proprie scelte. Fine.

Il fatto che negli Usa il gioco della finanza in quegli stessi anni facesse danni economici di massa come una guerra è vagamente accennato, mentre potrebbe fornire uno spunto assai più interessante di quanto ci viene raccontato in scattanti sequenze tutte di ugual spessore (poco). Incredibilmente, la drammatizzazione scarseggia e un po’ spiace che l’unica donna del mazzo sia, tra i personaggi scritti da Sorkin, quella cui bisogna fornire la causa psicologica, il trauma famigliare, per motivarne le (non particolarmente gloriose) imprese. Jessica Chastain è magnifica ed esplosiva in abiti succinti e seno in bella mostra, le sue mise sono uno dei motivi per cui non ci si annoia e il film in qualche modo scorre arrivando al consolatorio finale. Iniziano però ad annoiare sul serio – soprattutto a servizio di una storia che non viene mai messa a fuoco – le continue battute argute, la prontezza del motto e l’artificiosità dell’eloquio che – così sembrerebbe – devono esistere in mondi sideralmente lontani dalla vita dei più, quei mondi dove si muovono entità dai talenti impareggiabili che finiscono nei talk show Usa e che fanno cose che noi umani non possiamo neanche immaginarle.

Info
Molly’s Game, il trailer.
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