Babyteeth

Babyteeth

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In Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, l’opera prima dell’australiana Shannon Murphy affronta senza patetismi la vita oramai segnata e il microcosmo sentimentale della quindicenne Milla. Babyteeth guarda più all’indie che al melodramma, alla commedia più che al dramma, riuscendo a non smarrire mai la misura e la rotta. Merito anche del cast, in primis i giovani Eliza Scanlen (Milla) e Toby Wallace (Moses). A loro modo, bellissimi.

Pelle di serpente

Quando Milla Finlay, adolescente gravemente malata, si innamora del piccolo spacciatore Moses, si avvera il peggior incubo dei suoi genitori. Ma poiché il primo incontro di Milla con l’amore fa nascere in lei una nuova gioia di vivere, le cose si fanno confuse e la morale tradizionale va a farsi friggere. Milla mostra a tutti coloro che gravitano nella sua orbita – i suoi genitori, Moses, un sensibile insegnante di musica, un piccolo violinista in erba e una vicina incinta dotata di un’onestà disarmante – come vivere quando non si ha niente da perdere. Quello che avrebbe potuto essere un disastro per la famiglia Finlay, la spinge invece a lasciarsi andare e a trovare la grazia nel meraviglioso caos della vita… [sinossi – labiennale.org]

Storia d’amore e di malattia. Si possono far danni – qualcuno penserà malignamente a Love Story di Arthur Hiller, capostipite del filone e una delle chiavi di volta del melodramma degli anni Settanta, con tanto di indigeribile sequel, il fortunatamente dimenticato Oliver’s Story di John Korty. Ecco, sarebbe un peccato liquidare frettolosamente l’opera prima dell’australiana Shannon Murphy, Babyteeth, una delle poche soprese del concorso veneziano.
Murphy e la sceneggiatrice Rita Kalnejais riescono a comporre un mosaico leggiadro e al contempo drammatico, scandagliando il piccolo universo di una ragazzina alle prese con l’amore, la vita, lo spettro della morte. Un mosaico che è fatto di musica e colori, di pianti e battute sagaci, di droghe e medicinali, in una continua altalena tra speranza e disperata impotenza.
Sorretto da una vivace e solida messa in scena e da ottimi interpreti (Eliza Scanlen, Toby Wallace, Essie Davis e Ben Mendelsohn), Babyteeth rimette a posto i tasselli di una famiglia funzionale/disfunzionale senza scivolare mai nel patetico, senza perdere la misura e la necessaria delicatezza. Sulla carta, un’operazione rischiosissima.

Facciamo qualche passo indietro. Milla (Eliza Scanlen) è una quindicenne apparentemente anonima, forse timida, di buona famiglia. È gravemente malata, ma questo inizialmente non lo sappiamo. Moses (Toby Wallace) è esattamente quello che vediamo: uno sbandato. Tossico, spacciatore, inaffidabile. Pelle di serpente. Respingente per qualsiasi famiglia, magnetico per una quindicenne – «si innamora di Moses: lo vede come vede un’opportunità per spingersi oltre i limiti in modo estremo», per usare le parole di Shannon Murphy.
Fin qui, nulla di nuovo. Ma è il nuovo che stiamo cercando?
Più del basilare intreccio, visto e rivisto, troppe volte declinato maldestramente, ci interessano le scelte di scrittura e regia, le ellissi, la costruzione dei personaggi. L’ironia che depotenzia e disinnesca le derive melodrammatiche.
Ci interessa, ad esempio, l’ampio discorso su droghe e medicinali, che procede a braccetto col concetto di funzionale/disfunzionale. Babyteeth mette in scena una lunga serie di fertili contrapposizioni, anche di apparenti paradossi, soprattutto genitoriali.

Milla è una Vanessa Lemor (Dear Lemon Lima) sotto acido, Moses è una sorta di fratello minore di Alien (Spring Breakers), ma d’animo buono. I genitori sono quello che possono essere, sempre a un passo dal tracollo, argini benpensanti che cedono presto a quella che forse è l’unica scelta possibile – “credi facciano sesso?” si chiedono ridendo, cambiati, non più rassegnati, in una sequenza che riassume perfettamente la cifra stilistica di Babyteeth. La struttura a capitoli è (anche) una difesa, un filtro a volte ironico, ma La spiaggia e Una splendida mattina sono lì ad aspettarci. Nel frattempo, la macchina da presa può comporre quadri fissi o danzare lievemente sui volti di Milla e Moses.

La scrittura sbarazzina, gli accesi cromatismi (dalle luci della festa ai titoli di coda), le travolgenti ingenuità di un amore adolescenziale, le performance attoriali – davvero notevole la chiusura di Ben Mendelsohn – e anche l’inevitabile portata drammatica, fortunatamente mai ricattatoria, ci restituiscono un quadro pulsante, vivo, sincero. Come detto, l’operazione era rischiosissima.

Info
Il trailer di Babyteeth.
La scheda di Babyteeth sul sito della Biennale.

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