Sono solo fantasmi

Sono solo fantasmi

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Venduto come una versione in salsa napoletana di Ghostbusters (cui comunque strizza l’occhio) Sono solo fantasmi è in realtà il tentativo di Christian De Sica di mescolare orrore e comicità e allo stesso tempo omaggiare la memoria paterna. L’operazione riesce solo parzialmente, e paradossalmente funziona di più il lato orrorifico, ma non è neanche disastrosa come poteva sembrare a un primo sguardo superficiale.

Non sono superstizioso… Ma!

Thomas, ex mago in bolletta, e Carlo, napoletano sottomesso a moglie e suocero settentrionali, sono due fratellastri che si rincontrano dopo anni a Napoli per la morte del padre Vittorio, giocatore incallito e donnaiolo. Scoprono di avere un terzo fratello, Ugo, apparentemente un po’ tonto ma in realtà un piccolo genio. L’eredità, agognata da Thomas e Carlo, sfuma a causa dei debiti del padre e i tre hanno una grande idea: sfruttare la superstizione e credulità napoletana, diventando degli ‘acchiappa fantasmi’. Proprio quando l’attività inaspettatamente sembra avere molto successo, Thomas e Carlo si convincono che i fantasmi esistono davvero. Nel frattempo i fantasmi catturati dal trio si liberano e vanno a risvegliare il fantasma di una strega che minaccia di distruggere Napoli. I tre fratelli cercheranno di salvare la città. [sinossi]

Sono solo fantasmi si apre, e forse non potrebbe essere altrimenti, con un’apparizione. Una presenza ectoplasmatica fa la sua comparsa in una vecchia casa, mentre una donna è impegnata al boudoir, e la aggredisce. Stacco, titoli di testa. Il film si riapre sull’immagine, grottesca e patetica a un tempo, di Christian De Sica: il suo personaggio, Thomas, si sta esibendo come mago a una festa di bambini, ma riesce addirittura a rompere l’osso del collo al malcapitato coniglio bianco che dovrebbe far sparire nel cilindro, ed è costretto a tornare a casa in metropolitana con il cadavere del lagomorfo e senza un soldo in tasca. Bastano queste prime due sequenze per avvertire con persistenza la quantomeno parziale anomalia insita nella nuova avventura registica di De Sica, la nona in poco meno di un trentennio (il 1991 portò in colpo solo Faccione e Il conte Max). Perché se è vero che l’attore e regista non sa rinunciare a una vena più ridanciana, sempre sul punto di flirtare con la comicità più retriva e strettamente volgare, Sono solo fantasmi prende molto sul serio il côté horror della vicenda narrata. E lo fa con una indiscutibile, e un po’ sorprendente, cognizione di causa (a detta dello stesso De Sica dovuta alla presenza sul set anche del figlio maggiore Brando, in odor d’esordio dopo aver firmato il francamente dimenticabile – e un po’ imbarazzante – Parlami di me una decina di anni fa). Si può affermare senza particolare tema di smentita che Sono solo fantasmi è un horror che funziona; anzi, i momenti in cui il genere irrompe con maggiore forza nel tessuto narrativo – l’apparizione della janara, la cattiva di turno ripescata dal folkore del beneventano, in particolar modo – sono anche i più riusciti dell’intera operazione. Che di suo, e anche questa forse è una sorpresa, appare tutt’altro che banale o improvvisata.

Sui social network l’ironia si era sprecata sul film nel corso dei mesi, scatenando la fantasia – non priva di cattiveria – di chi si sentiva perfino offeso per la supposta lesa maestà nei confronti di Ghostbusters. In realtà, per quanto non manchino ammiccamenti più o meno velati (a partire dagli impermeabili che i tre fratellastri Di Paola indossano una volta messa in piedi la loro attività di scaccia fantasmi), il parallelo con il film-culto diretto da Ivan Reitman è solo laterale, e in fin dei conti superficiale nel complesso del lavoro di De Sica. Che, come già accennato in precedenza, guarda in tutt’altra direzione. Proprio l’aspetto orrorifico dovrebbe chiarire la distanza esistente tra l’approccio di Reitman e quello di De Sica: mentre nel primo caso ci si trova a tu per tu come una commedia rutilante che “approfitta” delle dinamiche dell’orrore senza però affrontare la sfida sul loro territorio, Sono solo fantasmi dimostra un rispetto maggiore, se così si può dire, verso il genere. Commedia e orrore sono due elementi della messa in scena, e vengono trattati ognuno nel modo consono: là dove si deve ridere si può ridere, là dove il perturbante deve predominare le timbriche si fanno più oscure.
Con questo non si vuole certo sorvolare su alcune evidenti mancanze del film di De Sica, a partire da una sceneggiatura che sembra perfino correre troppo veloce, semplificando a più non posso alcuni passaggi e dimenticandosene per strada altri – perché per esempio tornare sul fantasma “scoreggiatore”, dopo averlo fatto esorcizzare, addirittura arrivando a mostrarlo, per poi lasciare del tutto nel fuori campo la sfida possibile tra lui e il disturbato Ugo? –, ma di fronte alla crisi sempre più evidente di parte consistente della commedia italiana viene naturale provare simpatia per un’operazione così indipendente e al contempo nostalgica.

Sì, perché com’è evidente fin dalla scelta di mettere in scena un padre defunto di tre fratellastri, di nome Vittorio, impenitente donnaiolo e giocatore d’azzardo incallito (e per di più interpretato sempre dal regista, con tanto di baffetti e sorriso sornione), Sono solo fantasmi possiede anche uno sguardo autobiografico. Vittorio De Sica viene omaggiato, e anche un po’ sottilmente bacchettato, dal figlio – scelta già riscontrabile in precedenti incursioni di Christian sia davanti che dietro la macchina da presa – e con lui a essere omaggiato è il cinema italiano d’antan, popolare ma anche privo di particolari pregiudizi. Non è un caso che De Sica prenda al suo fianco un attore di consolidata credibilità comica – ma non solo – come Carlo Buccirosso, mentre Gianmarco Tognazzi sembra un po’ spaesato ma ha dalla sua un’ulteriore nostalgia, quella verso suo padre. Il suo personaggio, non a caso, si chiama Ugo. Un cinema dichiaratamente familistico, ma che sa venire a patti con questa “colpa” per cercare una propria strada all’interno della commedia, senza edulcorazioni particolari (non si fanno soldi facilmente, in Sono solo fantasmi, e la costruzione della famiglia non è una protezione di alcun tipo). Come attore De Sica non riesce, nella sua recitazione da sempre costruita attorno ai birignao, a evitare cadute spesso gratuite nel cattivo gusto, ma nel complesso anche la sua figura sembra più tragica che comica. Corpo decaduto ma ancora vivo, non ectoplasmatico. Come quella Napoli putrescente e vitale, diroccata e squillante, invasa dai fantasmi ma caldissima.

Info
Il trailer di Sono solo fantasmi.

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