A Salamandra

A Salamandra

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Riprendere in mano la propria vita per lanciarsi, senza rete, nella passione più febbrile può essere salvifico, ma anche deleterio, se non s’instaura un buon rapporto con le cicatrici fisiche ed emotive che l’esperienza porta con sé. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica 2021, A Salamandra di Alex Carvalho rifugge dallo sguardo “colonialista” sempre in agguato quando l’Europa incontra il Sudamerica, e regala personaggi di spessore.

Kill Gil

Dopo anni passati a prendersi cura del padre, Catherine si sente soffocata dalla distanza tra i suoi sentimenti e la vita reale. Fugge in Brasile, sperando di ricongiungersi con sua sorella. Finalmente libera, ma ancora incapace di superare la sua ansia, si imbatte in un’improbabile relazione con un attraente giovane. Gil le offre una seconda possibilità di vivere ciò che avrebbe potuto vivere se le cose fossero andate diversamente. Determinata a ricominciare, Catherine deve decidere se portare la sua rinascita fino alla sua violenta e inevitabile conclusione. [sinossi]

Eros e thanatos, dualismo inscalfibile su cui si fonda l’essenza stessa dell’agire e dell’essere umano/i. Si può anche parlare di ennesima riproposizione del concetto, ma il cineasta brasiliano Alex Carvalho, al suo esordio nel lungo di finzione, trova una declinazione simbolica di grande impatto emotivo prima ancora che visivo. Il suo A Salamandra, con un’insistenza a suo modo coraggiosa, fonda sull’atto sessuale l’impalcatura stessa della sua messa in scena, reiterando i coiti, presentandoceli come uno stupefacente medicamento atto a creare dipendenza: odori, sapori, umori, due corpi che cercano ogni modo possibile per regalarsi reciproca soddisfazione, anche se il gioco dei ruoli non è mai paritario, c’è sempre chi usa e chi viene usato. In questo caso, la Catherine interpretata da una convincente Marina Foïs vampirizza voracemente il giovane ed atletico corpo di Gil (Maicon Rodrigues), ragazzo brasiliano che si fa usare e, a sua volta, usa la sua partner, per altri scopi che fanno deragliare la narrazione verso un segmento di vero e proprio “heist-movie”.

La salamandra del titolo è un animale che, tra leggenda e verità scientifica, può attraversare le fiamme rimanendo illeso. Catherine, una volta attraversate reali e metaforiche fiamme, si libera dai suoi traumi osservando allo specchio, quasi compiaciuta, le profonde cicatrici che l’esperienza le ha lasciato in dote, materializzazione di un’esperienza necessaria e folle, e folle proprio perché necessaria. La sensazione di aver vissuto anni di pura sopravvivenza la porta a cercare l’esistenza, ad abbandonarvisi completamente, e il lavoro dell’attrice francese è tutto sullo schermo. Carvalho sa girare (anche se stilisticamente il film si attesta su una medietà che, pur non nuocendo al risultato, non soddisfa appieno i palati più esigenti), e sa girare soprattutto gli atti sessuali, orchestrati come delle vere e proprie scene d’azione, lunghi piani, stacchi ritmici, buona gestione dei tempi, evidente frutto di un lavoro con gli attori accurato e mai improvvisato.

I ritmi del Brasile, plasticamente estrinsecati in un Carnevale tribale che si ricollega alle grandi rappresentazioni di folklore popolare di cui il nostro cinema neorealista era campione, contaminano personaggi e ambienti, inondati da un sole abbacinante che solo nel chiuso del talamo si riesce a lasciar fuori. Catherine deve elaborare un lutto, la morte del padre al cui accudimento ha dedicato l’ultima parte della sua vita, e per (tentare di) farlo segue sua sorella (Anna Mouglalis) dall’altra parte dell’oceano. Per liberarsi dai fantasmi incombenti della quotidianità, spesso è necessario ricominciare tutto da capo. Se il film ha il difetto di reiterare scene e concetti, sfiancando un po’ lo spettatore, è pur vero che la pervicace insistenza nel/del godimento è coerente con il travagliato percorso psicologico della sua protagonista. Ampia sufficienza dunque, e grande curiosità per le prossime prove di questo regista brasiliano indubbiamente talentuoso, che posiziona il suo cinema, o almeno il suo esordio, tra Abdellatif Kechiche e François Ozon.

Info
A Salamandra sul sito della SIC.

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