Notte fantasma

Notte fantasma

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Il terzo lungometraggio di Fulvio Risuleo si articola durante una “notte fantasma”, accompagnando a metà tra il noir e la commedia un adolescente di seconda generazione e il poliziotto che l’ha fermato dopo avergli trovato addosso dell’hascisc. Ottima l’ispirazione iniziale, come la regia di Risuleo, che a livello di scrittura però sembra accontentarsi della chiusura più facile. A Venezia in Orizzonti Extra.

Tarek e lo sbirro

È sabato sera, Tarek ha programmato una serata con gli amici: playstation e junk food. Prima di incontrarli passa per il parco a comprare qualche grammo di fumo. Qualcuno però lo tiene d’occhio dall’interno di un’automobile, ha visto tutto e lo avvicina: è un poliziotto. L’uomo è misterioso, minaccioso e allo stesso tempo a suo modo gentile e un po’ complice. Invece di portarlo al distretto, il poliziotto costringe Tarek a stare con lui per tutta la notte tra risse, inseguimenti e fughe. Ma all’alba i loro ruoli potrebbero invertirsi. Un’avventura lunga una notte tra le pieghe della quotidianità, della percezione e delle vite personali. [sinossi]
Ero bambino allora,
mi faceva paura la prigione.
È che non conoscevo ancora gli uomini.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte

Come nell’esordio Guarda in alto anche in Notte fantasma, terzo lungometraggio di Fulvio Risuleo, c’è un gabbiano, e anche qui è (anche) meccanico. In Guarda in alto il volatile che negli ultimi anni ha sempre più preso il dominio su Roma era addirittura il motore scatenante della vicenda, qui assume quasi la dimensione dello psicopompo, in un’alba sul Tevere a pochi passi dall’isola Tiberina, ma prima è il giocattolo che il sovrintendente Proietti trova nella cameretta della sua bambina. Risuleo è un regista che ama il viaggio, non inteso solo come spostamento, ma come percorso interiore, alla ricerca di un sé che forse non potrà mai tradursi davvero in un’identità precisa. Rimane sfumato anche il tragitto notturno di Proietti e Tarek, l’adolescente di seconda generazione (il padre è un pizzaiolo egiziano, la madre una casalinga indonesiana) che l’uomo ha fermato dopo avergli visto comprare 50 euro di fumo su richiesta degli amici che dovrebbe raggiungere per passare una serata a giocare alla Playstation. I piani di Tarek cambiano dunque in modo radicale, visto che si ritrova nella macchina – borghese – di un poliziotto che gli ha requisito la carta d’identità e ha intenzione di portarlo in centrale, o almeno così pare: infatti una volta salito in automobile Tarek non ci mette molto tempo a rendersi conto di come ogni occasione sia buona per il poliziotto per fermarsi. Una volta è per mangiare un supplì, un’altra per cenare in una trattoria con gli avanzi rimasti in cucina – è pur sempre notte, e al massimo si può trovare un po’ di coratella con i carciofi –, un’altra ancora per entrare di soppiatto al cimitero dove sono sepolti i genitori dell’uomo.

È un vero e proprio viaggio al termine della notte, quello in cui Risuleo conduce i suoi personaggi e anche gli spettatori, e così torna alla mente durante la visione di Notte fantasma la celeberrima introduzione dell’opera di Céline: «Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient’altro che una storia fittizia». Anche il viaggio di Tarek e Proietti è immaginario, non nel senso che quel vagare disperato per Roma non sia tecnicamente vero, ma perché non può avere destinazione, e per l’appunto «è un romanzo, nient’altro che una storia fittizia». Non si sa niente, di questi due personaggi che poco hanno in comune e ancor meno vorrebbero averne – almeno Tarek, che non si troverebbe lì se solo il tram fosse passato invece di costringerlo a incamminarsi a piedi – ed è giusto così. Per questo per tre quarti, in questo bizzarro buddy movie notturno che flirta con il noir ed evoca suggestioni sovente ignorate nel cinema italiano contemporaneo, non si può che apprezzare una volta di più la brillante regia di Risuleo, tra i giovani registi italiani (va ricordato come si stia parlando di un trentunenne) uno di quelli su cui sembra più opportuno puntare per rinnovare la produzione nazionale. La macchina corre nella notte romana, ne riprende con stupore e interesse l’umanità – quell’inquadratura sul ragazzo a piedi nudi che esce dal kebabbaro dimostra l’acutezza dello sguardo – e si ha l’impressione che non serva altro, proprio nient’altro, per fare un film.

Invece Risuleo, forse preoccupato di non aver dato sostanza al personaggio interpretato da un ottimo Edoardo Pesce (bravissimo anche il giovane Yothin Clavenzani), si spinge nella costruzione di un trauma familiare per “spiegare” il comportamento poco ortodosso e ben oltre il limite della legge di uno che la legge stessa dovrebbe tutelarla. Ed è qui che Notte fantasma prende una strada assai più standardizzata, e si riconnette a una prassi narrativa che però depotenzia in gran parte ciò che aveva preso corpo (ectoplasmatico) fino a quel momento. Forse sarebbe stato più opportuno perdersi nella notte, invece di ritrovarsi all’alba, anche se è interessante come il viaggio non acquisti un valore trasformativo nei personaggi, lasciandoli di fatto là dove erano stati incontrati da principio. L’impressione è che il talento di Risuleo debba ancora esprimersi nelle sue reali potenzialità, a tratti troppo ingabbiate nelle supposte necessità del “racconto”.

Info
Notte fantasma sul sito della Biennale.

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