Hors du temps
di Olivier Assayas
Presentato in concorso alla Berlinale 2024, Hors du temps è il nuovo lavoro di Olivier Assayas, un viaggio sentimentale nei luoghi della propria infanzia, il ricordo delle proprie radici famigliari in quella sospensione temporale che è stata rappresentata dal lockdown, in mezzo alla natura, ai prati fioriti, ai boschi.
Un incantevole aprile
Aprile 2020, lockdown. Paul, regista, e suo fratello Etienne, giornalista musicale, sono confinati insieme nella loro casa d’infanzia di campagna con le loro nuove compagne Morgane e Carole. Ogni stanza, ogni oggetto, ricorda loro la loro infanzia, e il ricordo di chi non c’è più: i loro genitori, i loro vicini… [sinossi]
Se Roman Polanski è stato il primo, o uno dei primi cineasti, a fare un film, come L’uomo nell’ombra, dove un posto di rilievo fosse giocato dai navigatori satellitari, intuendo quella che sarebbe stata una grande innovazione nella percezione dello spazio offerta dalle nuove tecnologie, così Olivier Assayas, con Personal Shopper, ha preconizzato l’uso della messaggistica dei cellulari come parte fondamentale dell’immaginario visivo e delle comunicazioni del mondo contemporaneo. Fortemente ancorato nel presente è anche l’ultimo film dell’autore francese, Hors du temps (con il titolo internazionale Suspended Time), presentato in concorso alla Berlinale 2024. Nella prima scena contemporanea del film, infatti, i personaggi ricevono a casa i pacchi da Amazon con i calzini, una donna fa lezioni di danza via zoom, si parla del fenomeno del revenge buying ovvero la reazione consumistica alle limitazioni della libertà di spostamento: l’ostentazione di quella impronta forte della way of life dei nostri giorni impressa dallo stato del lockdown del 2020, da quello stato di limbo sospeso tra le mura domestiche mentre tutt’attorno viaggiava la mortale pestilenza. Uno stato di limbo in cui si è potuto riflettere, speculare, guardarsi indietro. Per Olivier Assayas il lockdown è stato un viaggio nei ricordi d’infanzia oltre che la rievocazione delle vite degli avi, tra una tavolata e l’altra in giardino, tra una crepes e l’altra, tra una passeggiata nel bosco in cui campeggiano fiori colorati e una partita nel campo da tennis che fa parte dei possedimenti famigliari. Modernità e fantasmi come per tornare, ancora, a Personal Shopper.
Hors du temps si sviluppa su due filoni o registri anche temporali diversi. C’è la voce off dello stesso Assayas in prima persona, che ammanta questa parte di un sapore letterario, romanzesco, che racconta i propri ricordi di vita nell’infanzia e la storia della sua famiglia partendo da quelle ville ottocentesche immerse nel verde nella campagna francese. C’è poi la ricostruzione con attori dell’esperienza del regista del lockdown, rifugiatosi col fratello, e con le rispettive compagne, in quella casa di campagna famigliare, c’è tutto il pathos dei ricordi delle proprie radici. La ricostruzione cambia giusto qualche dettaglio, a partire dai nomi dei personaggi, giusto per poter essere derubricata a finzione, mentre in voce off i nomi e i personaggi sono quelli reali. Ne fa parte anche la figlioletta di Paul che vive a metà tra lui e la ex-compagna, anch’ella una regista, che nella realtà dovrebbe essere Mia Hansen-Løve. Tra le radici e il presente una profonda tessitura culturale, tra la libreria famigliare grondante di volumi vetusti e suddivisa a colori per tematiche, e i progetti di regie future tra le quali un ipotetico adattamento da Lettere di una monaca portoghese con Kristen Stewart o le nuove letture come quella della nuova traduzione del Genji Monogatari, il poema classico giapponese.
Olivier Assayas ha un ricordo puntuale e fa una descrizione precisa delle piante, delle essenze vegetali e arboree, una per una, che popolano quell’insieme di giardini. Il regista le ricorda in una topografia dove pressoché ogni organismo vegetale è censito, ogni pino nel bosco. E questo nel tripudio primaverile di fioriture di un incantevole aprile, dal glicine che riveste l’arco dell’ingresso della casa dei vicini alle camelie e alle magnolie. Sono atmosfere monettiane o renoiriane. Alcuni alberi ormai non ci sono più, altri hanno sviluppato un’imponente chioma. In futuro probabilmente quella vegetazione straborderà e le radici stringeranno quelle casette sempre meno abitate. Tra natura e modernità, radici e cinema si gioca Hors du temps. Un’oscillazione e un equilibrio cristallizzati nella composizione dell’immagine del cellulare che il protagonista appoggia per terra mentre conversa in chat per esempio con la figlia: un film interno iscritto in un disegno aggrovigliato creato da sinuose e contorte radici del terreno. Una magnolia ormai è morta, non fiorisce più. Così come la madre del regista, che viene evocata, è mancata nel 2006. Ma altre fioriture, per contro, sono abbontanti e spettacolari. La vita si perpetua.
Info
Hors du temps sul sito della Berlinale.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Hors du temps
- Paese/Anno: Francia | 2024
- Regia: Olivier Assayas
- Sceneggiatura: Olivier Assayas
- Fotografia: Éric Gautier
- Montaggio: Marion Monnier
- Interpreti: Dominique Reymond, Magdalena Lafont, Maud Wyler, Micha Lescot, Nine D'Urso, Nora Hamzawi, Vincent Macaigne
- Produzione: Curiosa Films, Vortex Sutra
- Durata: 105'




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