Berlinale 2024
Berlinale 2024, ultima edizione co-diretta da Carlo Chatrian e Mariëtte Rissenbeek, svela il suo programma, e conferma l’intenzione del festival tedesco di proiettare lo sguardo verso il futuro, con tutte le incognite del caso. Una selezione ragionata, che contrariamente ad altri scenari festivalieri internazionali, mostra una chiara e netta idea del cinema, della produzione di immagini, e del suo senso.
«Ogni edizione della Berlinale racconta l’anno passato e introduce l’anno a venire. In questa prospettiva il programma del festival è come un albero che affonda le radici nel passato e proietta i suoi rami nel futuro. […] In un presente in cui tutti i tipi di immagini sono così prevalenti e siamo così pronti a consumarle per poi metterle da parte, i film svolgono un’azione opposta. Anche le immagini cinematografiche per esistere hanno bisogno di sovrapporsi a quelle precedenti. Ma a differenza del mondo dei media, il cinema si basa sulla persistenza delle immagini. Immagini che, a volte per ragioni ovvie ma più spesso misteriose, restano impresse nella nostra mente. immagini che resistono, come alberi in tempesta. Nella tragedia silenziosa delle immagini senza corpo, delle figure e dei dati creati dal nulla, dei suoni manipolati, le immagini in movimento di questo festival sono preziose, come una foresta in via di estinzione. Rispetto alla facilità con cui disponiamo delle immagini destinate al consumo personale e immediato, rimuovendole dallo schermo con un semplice tocco di un dito, le immagini cinematografiche restano. Fanno parte della nostra memoria attiva; segni che certificano il passato e permettono di immaginare il futuro». Così Carlo Chatrian racconta, nella breve introduzione al programma della Berlinale 2024, edizione numero settantaquattro della kermesse teutonica, la sua idea di festival, e di produzione cinematografica nel suo complesso. Il 25 febbraio, giorno in cui si concluderà il festival, terminerà anche il lavoro del direttore valdostano di nascita: nel tracciare un bilancio complessivo del suo operato non si può non sottolineare l’identità forte restituita dalle edizioni da lui dirette, in linea con i principi fondativi della Berlinale ma anche in grado, come dopotutto sottolinea lui stesso, di proiettare i suoi rami nel futuro. Così gli omaggi a Edgar Reitz (che presenterà il nuovo Filmstunde_23, documentario diretto insieme a Jörg Adolph) e Martin Scorsese, centro nevralgico/cinefilo della Berlinale 2024, andranno a comporre un articolato mosaico con opere prime e seconde, sguardi periferici, in un percorso che prova ancora a ipotizzare la Settima arte come epicentro di un discorso, e non scaturigine d’altrui necessità.
Come sempre Berlino testimonia una voglia spasmodica di cinema, con il programma che assume dimensioni tonitruanti, gargantuesche: cinquantaquattro sono i lungometraggi presentati restando solo alla selezione ufficiale (Concorso, Encounters, Berlinale Gala, Berlinale Special), e a questi si devono sommare i trentuno lungometraggi ospitati da Panorama, gli oltre cinquanta sparsi tra Forum e Forum Expanded, i quindici selezionati in Generation, e in più la retrospettiva. Un programma monstre che può ovviamente apparire dispersivo ma è lì ogni singolo anno – come d’altronde subito prima racconta Rotterdam – a ricordare la vastità del cinema, arte impossibilitata a essere ricondotta a un’unica forma, a un unico approccio, a un unico senso. [continua a leggere]

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