Abiding Nowhere
di Tsai Ming-liang
Decimo capito per la serie Walker di Tsai Ming-liang, Abiding Nowhere è stato presentato alla Berlinale 2024 nella sezione Berlinale Special. Stavolta il monaco che cammina a una velocità diversa nel caotico mondo moderno, attraversa le strade, i vicoli, le scalinate di Washington D.C., in un’opera su commissione dello Smithsonian’s National Museum of Asian Art.
Il ritorno del camminatore
Il camminatore, con la testa rasata e vestito con un abito rosso, è scalzo. Cammina lentamente ma con determinazione attraverso la natura e si fa strada anche tra le ombre degli alberi e delle case. Mette piede nel teatro e nel museo. Il sole sorge e tramonta di nuovo. Il camminatore attraversa Washington, D.C. Anche un altro straniero è in movimento in città. Non siamo sicuri se stia seguendo o meno il camminatore. [sinossi]
Un cielo azzurro con nuvole apre Abiding Nowhere (Wu Suo Zhu), il nuovo lavoro di Tsai Ming-liang, il decimo capitolo della serie Walker, presentato a Berlinale Special della Berlinale 2024. Un lavoro che potrebbe essere fruibile come videoinstallazione ma che Tsai preferisce pur sempre mostrare su grande schermo. Il monaco camminatore, con le fattezze di Lee Kang-sheng, che vive e si muove come in una dimensione parallela, al di fuori del flusso della vita urbana frenetica che lo circonda, stavolta attraversa strade, vicoli e spazi di Washington, D.C. Questo nuovo capitolo della serie ambientata ogni volta in una diversa città del mondo, tocca quindi la capitale degli USA, essendo stato commissionato dallo Smithsonian’s National Museum of Asian Art. Il monaco camminatore comincia il suo tragitto sulle rive di un fiume. Come spesso nel cinema di Tsai Ming-liang, a partire proprio da Il fiume con quel suo inizio con le scale mobili, c’è l’idea dello scorrere del tempo, del movimento, del fluire della vita. Non importa a quanti chilometri all’ora questo possa avvenire.
Con Abiding Nowhere, il regista taiwanese sviluppa e approfondisce quella concezione filosofica orientale profonda che permea la concezione stessa della serie Walker. Il camminatore contempla e si confronta con le statue e i busti del Buddha delle sale del museo. Ancora un dialogo tra il divenire e l’essere, tra fissità e movimento che pure c’è nonostante avvenga con ritmi estremamente lenti. In definitiva tra oriente e occidente, laddove il secondo è inteso con quel concetto di modernità, e quindi di velocità, che ha pervaso anche le grandi metropoli asiatiche. Per Oriente Tsai intende una cultura molto ampia, rappresentata nelle sale del museo, che comprende anche l’India: anche una statua della dea Kālī viene ammirata dal protagonista. Il camminatore, come anche il secondo personaggio, si soffermerà molto, da seduto, a fissare a lungo un grande paravento. Ancora un’espressione della cultura orientale, cinese e giapponese, che implica un movimento pur essendo fissa, quello del fruitore dell’opera che deve spostarsi in lungo per poter seguiro lo svolgimento delle raffigurazioni. Tra i vari luoghi attraversati dal personaggio c’è anche il palcoscenico vuoto di un teatro dismesso. Qui trapela il concetto taoista del vuoto che si contrappone al pieno della sala di Goodbye, Dragon Inn dove pure si esprimeva un vuoto narrativo.
Al monaco si aggiunge un doppio, Anong Houngheuangsy, il nuovo corpo feticcio di Tsai Ming-liang che già aveva debuttato nel precedente Days, che pure, come in quel film, è portatore di ulteriori riflessioni sul tempo, come nella scena proposta in tempo reale in cui si prepara una zuppa di noodles. A differenza di quel film, i due personaggi non si incrociano, ma si erano già incrociati nel nono capitolo della serie Walker, Where, ambientato a Parigi, città che nel cinema dell’autore taiwanese può essere teatro di incroci di parabole che sembrano inconciliabili come in Che ora è laggiù? Il monaco attraversa la capitale degli Stati Uniti, passa per quei luoghi famosi per le manifestazioni di protesta, per giungere in un luogo affascinante, un colonnato posto sulle rive di un lago. Rispetto alla prima scena, l’acqua è ferma, lo scorrere della vita prima o poi, a qualsiasi velocità venga condotto, giunge a destinazione.
Info
Abiding Nowhere sul sito della Berlinale.
- Genere: sperimentale
- Titolo originale: Wu Suo Zhu
- Paese/Anno: Taiwan | 2024
- Regia: Tsai Ming-liang
- Fotografia: Chang Jhong-Yuan
- Montaggio: Chang Jhong-yuan
- Interpreti: Anong Houngheuangsy, Lee Kang-sheng
- Produzione: Homegreen Films
- Durata: 79'






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