Invisibili
di Ambra Principato
A due anni di distanza dall’esordio Hai mai avuto paura? Ambra Principato torna dietro la macchina da presa per dirigere Invisibili, focalizzando una volta di più l’attenzione sul corpo “in evoluzione” dell’adolescenza; stavolta il contesto non è licantropico ma misterico, e l’ambientazione è sul finire degli anni Ottanta.
Non si esce vivi dagli anni Ottanta
Elise è una ragazza che sperimenta l’invisibilità come condizione di isolamento e dolore. Tommy, al contrario, vorrebbe sparire per fuggire dalla propria sofferenza. L’incontro tra i due dà inizio a un viaggio emotivo che li porterà ad affrontare le proprie paure e a trovare, l’uno nell’altro, uno specchio per conoscersi e guarire. Elise ottiene una seconda possibilità per ricucire il legame interrotto con il padre. Tommy, invece, deve fare i conti con un difficile rapporto con la madre e con la sua sensibilità, percepita come diversità. Il confronto e l’empatia tra i due protagonisti diventano la chiave per la loro crescita e trasformazione. [sinossi]
È davvero un peccato notare come a due anni di distanza da Hai mai avuto paura?, esordio alla regia di un lungometraggio per Ambra Principato, si ricada nel medesimo equivoco, vale a dire quello di ritenere il giovane cinema italiano “di genere” destinato alle uscite estive, gettato in pasto a un pubblico che non sa più come maneggiarlo e finisce dunque sovente per relegarlo in un angolo. Nel 2023 nel pieno della calura giunsero per l’appunto il suddetto Leopardi licantropico, destinato a mettere insieme meno di centocinquantamila euro di incasso, e il livido noir poliziesco di Lyda Patitucci Come pecore in mezzo ai lupi, che non riuscì a raggiungere neanche settantacinquemila euro. Due regie di donne che affrontavano generi ingiustificatamente considerati dai più “maschili” e lo facevano con personalità, e senza attenersi a diktat narrativi ed estetici eccessivamente castranti, ma che non ebbero in sorte di potersi davvero confrontare con la massa spettatoriale. Opere a loro modo invisibili, esattamente come il titolo della seconda sortita dietro la macchina da presa per Principato, cui rischia di essere destinata la medesima sorte. Un film “piccolo”, privo di nomi e volti immediatamente riconoscibili, che ragiona sul fantasmatico e l’immateriale, diretto da una regista che non ha ancora potuto iscrivere il proprio nome sul registro della fama, lanciato in sala quasi senza battage pubblicitario proprio quando il popolo inizia ad abbandonare le città per regalarsi qualche giorno al mare, in collina, in montagna, tutti luoghi distanti dai cinema: cosa potrà mai andare storto? Al di là della facile ironia, la speranza è invece che ci sia chi deciderà di affrontare la visione di Invisibili, perché in una certa qual misura va a colmare un segmento produttivo che il sistema italiano sembra col tempo aver completamente abbandonato. Sarà per via di quell’ambientazione sul declinare degli anni Ottanta – ultimo argine di resistenza del prodotto di genere in Italia, prima dello spopolamento inarrestabile dal decennio successivo in poi –, o forse anche per la nettezza di sguardo con cui mette in scena i corpi pubescenti, ma il film di Principato pare attestarsi all’altezza di alcune sortite registiche del primo Lamberto Bava, o anche del tardo Lucio Fulci, senza però la componente prettamente orrorifica.
Già, perché Principato denuncia quasi immediatamente la propria dimensione ectoplasmatica, visto che ci mette ben poco Elise, la ragazza misteriosa che ha colpito l’immaginario del timido e solingo Tommy, a mostrarsi per quel che è: un essere non più in vita, morta cadendo dal ponte del paesino in cui Tommy si è trasferito (da Milano, dove la madre è stata ricoverata in una clinica psichiatrica), e che nella realtà è Posticciola, frazione della già minuscola Rocca Sinibalda, neanche ottocento abitanti una ventina di chilometri a sud di Rieti. Si è dunque in maniera dichiarata nel campo del fantasy, anche se questo punto di galleggiamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti è proteso a un’indagine del corpo in evoluzione, con due solitudini e invisibilità, quella di Elise, effettivamente non materica, e del bullizzato Tommy, che rappresentano l’epicentro del discorso narrativo. Principato conferma qui una delle doti che erano emerse con maggior forza durante la visione di Hai mai avuto paura?, vale a dire la capacità di lavorare sull’atmosfera senza dover ricorrere alla retorica, e con consapevolezza ne fa qui l’elemento principale della messa in scena. Tutto è evocativo, dalle note rilasciate dal pianoforte nella grande magione di Elise fino al fatto che la bella Sara – che si è subito invaghita del nuovo arrivato in paese, anche se lui pare avere occhi solo per Elise – si diletti con la fotografia, con l’impressione di un’immagine che già un istante dopo lo scatto non è più lì. Nella camera oscura Sara può provare a far riemergere e rendere visibile ciò che è cristallizzato nel tempo, come Tommy ed Elise devono essere entrambi in grado, facendo forza l’uno sull’altra, di ritrovare la pace, il senso dell’esistere anche là dove non vi è più esistenza. Sotto questo punto di vista Invisibili è un coming-of-age in piena regola – altra tipologia di film che in Italia trova spazio con estrema parsimonia nel sistema produttivo –, ed è anche per questo che Principato può permettersi di scavalcare a pie’ pari l’idea del colpo di scena, del fantasmagorico che pretende il proprio spazio nel naturale quando meno ce lo si aspetta. Agendo esattamente all’opposto da quanto aveva fatto nella sua opera prima, la regista evita il climax, semmai affidandolo poeticamente a una sonata a quattro mani sui tasti del pianoforte, nel tentativo di ricucire uno strappo troppo doloroso, traumatico, devastante. In questo afflato evocativo viene inevitabilmente sacrificato il côté più oscuro della vicenda, ma si tratta di un peccato veniale, sempre che di peccato sia lecito parlare. Perché Principato porta a termine un romantico tête à tête tra due mondi, e lo palesa in modo inequivocabile nelle inquadrature che aprono e chiudono il film, e che hanno per protagonista una farfalla, animale psicopompo per eccellenza, simbolo di rinascita e di mutazione a cavallo tra due mondi: sia l’umbratile Tommy (bravo Justin Korovkin, che era stato già protagonista in Hai mai avuto paura?) che la sfrontata Elise (la diciassettenne Sara Ciocca è una promessa sempre più fulgida del cinema italiano, da America Latina a Io sono l’abisso, passando da Nina dei lupi e soprattutto da Mimì – Il principe delle tenebre di Brando De Sica, altra ricognizione nel genere che ingiustamente non ha trovato supporto nel pubblico e in parte della critica) devono evolvere, andare oltre ognuno a modo proprio, sempre ricordandosi vicendevolmente che “Anche io ti voglio bene”.
Info
Invisibili, il trailer.
- Genere: fantasy, sentimentale, teen movie, thriller
- Titolo originale: Invisibili
- Paese/Anno: Italia | 2025
- Regia: Ambra Principato
- Sceneggiatura: Ambra Principato
- Fotografia: Davide Sondelli
- Montaggio: Pietro Morana
- Interpreti: Aurora Cancian, Gabriele Rizzoli, Gabriele Verde, Ilaria Genatiempo, Justin Korovkin, Mario Sgueglia, Nicola Pistoia, Pier Giorgio Bellocchio, Rossella Celati, Sara Ciocca, Zoe Nochi
- Colonna sonora: Mokadelic
- Produzione: Kavac Film, Rai Cinema, Redvelvet
- Distribuzione: Fandango
- Durata: 104'
- Data di uscita: 17/07/2025






Mimì – Il principe delle tenebre
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Hai mai avuto paura?