Krakatoa

Krakatoa

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Ancora un viaggio visivo attraverso territori estremi per il filmmaker spagnolo Carlos Casas che, con Krakatoa, ci porta attorno al leggendario vulcano nell’arcipelago indonesiano per un trip psichedelico e allucinatorio, l’odissea di un uomo solo, l’ultimo o il primo uomo sulla Terra. Presentato nella sezione Canarias Cinema Largometrajas del 25° Festival Internacional de Cine de Las Palmas de Gran Canaria.

Viaggio allucinante al centro della Terra

Un pescatore giavanese vive l’esperienza della più grande eruzione vulcanica di tutti i tempi. Naufragato su un’isola deserta, alla ricerca di cibo e acqua, si avvicina sempre più alle profondità della Terra. [sinossi]

Il vulcano Krakatoa, nell’isola indonesiana di Rakata, ha generato le eruzioni più devastanti per il pianeta, come quella, catastrofica, del 1883, che sprigionò un’energia pari a 200 megatoni, circa 4 volte quella della Bomba Zar, la più grande bomba a idrogeno fatta mai esplodere, come a sancire la capacità della natura di essere anche più devastante della peggiore devastazione causata dagli esseri umani. Su quel vulcano torna ora il filmmaker catalano Carlos Casas nel suo percorso, molto herzoghiano per certi versi, sui territori estremi del mondo e ai confini del genere umano, come nel precedente film Cemetery, già di qualche anno fa. La sua nuova opera, Krakatoa, è stata ora presentata nella sezione Canarias Cinema Largometrajas del 25° Festival Internacional de Cine de Las Palmas de Gran Canaria, dopo l’anteprima a Rotterdam. Nel festival olandese era stato programmato nelle sue due versioni, come film e come videoinstallazione con musica dal vivo. Casas mette in scena per immagini, senza dialogo alcuno, la navigazione alla deriva di un pescatore giavanese, sopra un bagan, ovvero la piattaforma da pesca galleggiante tipica indonesiana, e il suo approdo in un’isola vulcanica, fino al suo avventurarsi nelle viscere della Terra. I paesaggi sono ancora estremi: oltre che nelle reali isole indonesiane, il film è stato girato anche in Islanda. Krakatoa si apre con l’avviso che la sua visione potrebbe avere effetti sulle persone fotosensibili. Un avvertimento analogo a quello di Samsara di Lois Patiño che affrontava un viaggio altrettanto estremo, quello della reincarnazione secondo il buddhismo tibetano. Il film di Casas si apre con immagini subacquee, di plancton e poi di pesci, come in un passaggio da un pulviscolo atomistico a forme di vita più complesse. La deriva del pescatore è spesso vista dall’alto, sulla sua piattaforma galleggiante, come anche il vulcano. Il suo è il viaggio di un naufrago, una deriva in cerca di approdo. Nonostante il film collochi, in una didascalia iniziale, gli eventi nei momenti successivi alla grande eruzione del 1883, il protagonista indossa una t-shirt moderna con dei calzoncini bianchi, rendendo la situazione indefinita, atemporale. Su quella maglietta però è raffigurata una scritta in alfabeto runico, che sembra proprio quella del messaggio cifrato di Viaggio al centro della Terra di Verne. L pescatore protagonista è interpretato da Roni Hensilayah, un autentico sopravvissuto a una delle recenti eruzioni di Anak Krakatau (“Figlio di Krakatoa”), l’isola vulcanica attiva emersa dal mare nel 1927 dal cratere del leggendario vulcano. L’uomo approda quindi in un’isola, dove cammina sulle dune di sabbia, sopravvive nutrendosi di noci di cocco e scampando ai varani di Komodo. Rifugiatosi su un casolare inizia a scendere in una grande caverna per un viaggio negli inferi, nelle profondità della Terra. Come un viaggio sacrificale, suggerisce una scritta iniziale.

Il viaggio del marinaio si snoda in un mondo colorato, tra i tramonti sul mare rosa, il viraggio da pellicola in sindrome acetica sulla spiaggia, le profondità carsiche dai colori psichedelici. Un viaggio sensoriale che Carlos Casas realizza avvalendosi della collaborazione con il sound engineer Nicolas Becker, premio Oscar per il miglior sonoro con Sound of Metal di Darius Marder. In effetti l’eruzione di Krakatoa ha generato il suono più alto che sia mai stato prodotto sulla Terra. Fu udita a oltre 4.800 km di distanza. Questo secondo quando esposto nel libro The Tuning of the World del musicista R. Murray Schafer, teorico dell’ecologia acustica, dell’armonia ambientale sonora del pianeta. L’eruzione di Krakatoa del 1883 ebbe anche un impatto enorme sulla cultura popolare, influenzando letteratura, musica, arte e cinema, quella settima arte che sarebbe stata inventata pochi anni dopo la grande eruzione. Se ne può trovare eco nelle opere di Jules Verne, nell’immaginario dei vulcani tropicali e delle catastrofi naturali nella narrativa d’avventura ottocentesca. Nel cinema ricordiamo Krakatoa, est di Giava di Bernard L. Kowalski, un disaster movie hollywoodiano in cinerama del 1968. Le immense quantità di cenere vulcanica produssero tramonti rossi spettacolari per anni. Alcuni storici dell’arte ritengono che questi cieli abbiano influenzato pittori come Edvard Munch e William Ascroft. Ancora una volta Carlos Casas riesce a costruire un viaggio visivo e sonoro che comprende i miti dell’umanità, da Orfeo all’Odissea, la letteratura d’appendice e il cinema d’avventura in technicolor, dagli stessi colori sgargianti, l’arte popolare come il cinema sperimentale. Troviamo il tipico racconto di naufragio o castaway, da Robinson Crusoe, ma anche il fantascientifico viaggio al centro della Terra, come il romanzo di Verne e il suo adattamento cinematografico del 1959 di Henry Levin. Siamo anche dalle parti dei mondi perduti e delle terre dimenticate dal tempo, con suggestioni da Sir A.C. Doyle come Edgar Rice Burroughs, o da film della Hammer. I mostri qui sono rappresentati dai varani di Komodo, lucertoloni di alcune isole indonesiane, che venivano proprio usati nel cinema di mostri anni Cinquanta/Sessanta, per superare i pupazzi in stop motion, simulando le creature preistoriche. Il viaggio in un mondo che diventa sempre più un insieme astratto di colori è anche assimilabile al viaggio nel corpo umano di Viaggio allucinante. E ovviamente si torna ancora, come già in Cemetery, a 2001: Odissea nello spazio, film dello stesso anno di Krakatoa, est di Giava e sempre in cinerama, per il trip allucinatorio finale, da Giove a oltre l’infinito. Tra i film d’avventura d’epoca, e Herzog, e anche il Frammartino de Il buco, Carlos Casas recupera anche i caleidoscopi cromatici, gli effetti stroboscopici e le intermittenze del cinema sperimentale e dei flicker film di Peter Kubelka, Stan Brakhage, Kenneth Anger, Tony Conrad, Paul Sharits. Con Krakatoa, il filmmaker spagnolo trasforma il cinema in un’esperienza tellurica primordiale e mesmerica, dove il viaggio nelle profondità della Terra coincide con una discesa archeologica nella memoria visiva e sensoriale dell’immaginario umano.

Info
Krakatoa sul sito di Las Palmas 2026.

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