Dov’è Anna?
di Piero Schivazappa
Trasmesso per la prima volta fra il gennaio e il febbraio del 1976 sul Primo Canale Rai in sette puntate, Dov’è Anna? di Piero Schivazappa è uno sceneggiato innovativo che sposa il giallo e il mystery ad affondi psicologici e sociali sull’Italia del tempo. Raccolse un successo epocale, con una media di 24 milioni di telespettatori a episodio. Con Mariano Rigillo, Pier Paolo Capponi e Scilla Gabel. Memorabile il tema musicale a opera di Stelvio Cipriani. Interamente disponibile su Raiplay.
Quer pasticciaccio brutto der 5 dicembre
Sposata da qualche anno con Carlo, Anna Ortese, impiegata aziendale in un’impresa immobiliare, sparisce in un giorno qualunque rientrando da lavoro. Suo marito Carlo, venditore di libri ed enciclopedie porta a porta, è sconvolto dall’accaduto, e si mette a fare indagini in proprio per scoprire che ne è stato della donna. A occuparsi dell’inchiesta è il commissario Bramante, mentre Paola, amica e collega di Anna, assiste Carlo nelle sue ricerche. Sulle prime la scomparsa di Anna sembra aver a che fare con le cattive acque in cui versa l’azienda per cui lavora, ma la verità è assai più complessa e inimmaginabile. [sinossi]
Anna Ortese sparisce in una giornata qualunque. Passa un attimo in drogheria prima di rientrare a casa, fa una telefonata a un apparecchio pubblico, poi si dissolve nel nulla. Nella memoria di chi seguì in tv Dov’è Anna? (Piero Schivazappa) fra il gennaio e il febbraio del 1976, lo sceneggiato in sette puntate conserva similitudini con il futuro Chi l’ha visto?, programma in onda da quasi quattro decenni. È tutt’altro genere, ovvio; da un lato abbiamo uno sceneggiato narrativo, solido, ben costruito e avvincente, e dall’altro un servizio utile di ricerche intorno a vere sparizioni o casi reali di cronaca nera rimasti irrisolti. A suscitare qualche immediata associazione fra i due prodotti è soprattutto la sigla di Dov’è Anna?, che inquadra i tre protagonisti mentre percorrono un oscuro tunnel alla metaforica ricerca della donna scomparsa. Di sicuro lo sceneggiato diretto da Piero Schivazappa, e scritto da Diana Crispo e Biagio Proietti, accese un vivissimo interesse intorno al tema delle misteriose sparizioni, che si sarebbe poi tramutato nel modello televisivo da true crime (o true vanishing) del longevo programma di Raitre a suo tempo ideato da Lio Beghin. L’avvio narrativo di Dov’è Anna? è semplice, inquietante ed efficace. In una mattinata come tante, Anna Ortese, sposata con Carlo da qualche anno, esce di casa e non fa più ritorno. È materia perfetta per l’avvincente costruzione di sette puntate, che spesso si sospendono sul cliffhanger finale, convocato a suggerire future piste investigative. È una forma di mystery, soprattutto, lievemente inedito, poiché stavolta il giallo non s’impernia sulla ricerca della verità intorno a un omicidio acclarato, bensì si apre a varie ipotesi (la fuga volontaria? la macchinazione? il complotto? la morte accidentale?) che sollevano più di un dubbio sull’insospettabile vita privata di una quieta impiegata aziendale.A condurre le indagini sono sostanzialmente tre personaggi; Carlo (Mariano Rigillo), marito sconvolto dalla scomparsa della moglie, il commissario Bramante (Pier Paolo Capponi), e la collega/amica Paola (Scilla Gabel). Sono loro tre che camminano lungo il tunnel della sigla, trascinando dietro di sé un foltissimo pubblico fino all’ultima puntata – per una Rai in procinto di perdere il proprio monopolio televisivo, si parlò di una media di ben 24 milioni di spettatori.
Collocandosi nel solco della tradizione italiana dello sceneggiato (in questa occasione non di matrice letteraria, ma su soggetto originale), Dov’è Anna? si avvale di una tecnica mista, piuttosto diffusa nella narrazione seriale dell’epoca. Non si affida infatti all’esclusività delle riprese in interni tramite apparecchiature televisive, ma ricorre anche in buona parte a riprese in esterni, talvolta pure su pellicola. Il giallo poi fa il resto riguardo all’innovazione del linguaggio dello sceneggiato. Tutti gli anni Settanta italiani, d’altra parte, si caratterizzano per un’intensa ricerca sulla serialità. È un decennio di sceneggiati misteriosi, in alcuni casi esoterici (l’epocale Il segno del comando, Daniele D’Anza, 1971), altrove fantascientifici (A come Andromeda, Vittorio Cottafavi, 1972; Gamma, Salvatore Nocita, 1975), fino all’avventura di ambientazione esotica (Sandokan, Sergio Sollima, 1976; Orzowei, il figlio della savana, Yves Allégret, 1977). Nel filone del giallo televisivo è probabilmente da rinvenire qualche riflesso di coeve tendenze cinematografiche italiane – tutto il cinema di Mario Bava, Dario Argento, Sergio Martino e annessa schiera di affini epigoni, che nei pertinenti sceneggiati televisivi viene ovviamente ripulito di qualsiasi cenno di violenza grafica. L’impostazione generale resta quella del nobile sceneggiato italiano, popolato perlopiù di attori venuti dal doppiaggio e dalla prosa teatrale. Quest’ultima, in particolare, conserva una propria matrice fondamentale nel conseguente prodotto televisivo, scandito da dialoghi di perfetta dizione da palcoscenico, del quale si adottano pure i ritmi narrativi. Se però nella tradizione dello sceneggiato la fiducia riposta nella parola più o meno declamata ed enunciata in interni è ampia e quasi totalizzante, di contro Dov’è Anna? apre (sia pure timidamente) il proprio linguaggio a un orizzonte espressivo più variegato. Le puntate di Dov’è Anna? presentano una veste pressoché autoconclusiva. O meglio, autoconclusiva e al contempo aperta alla narrazione orizzontale. Da un lato, infatti, ogni singola puntata apre un’ipotesi di risoluzione del giallo che non si allunga mai oltre le due puntate – e nella maggior parte dei casi si chiude in una sola puntata. Al contempo, però, l’indagine è una sola e in direzione vettoriale, di episodio in episodio. È una modalità narrativa particolare e scaltra. Se infatti prima di ogni puntata un breve riassunto permette di recuperare i segmenti precedenti mettendo in condizione lo spettatore di iniziare a seguire la serie in qualsiasi momento, d’altro canto è la stessa struttura del singolo episodio che concede tale possibilità agli spettatori che non hanno potuto seguire lo sceneggiato per intero. Se si perde l’episodio sul precedente fidanzato psicolabile di Anna, per dire, è un peccato, ma la settimana dopo è subito pronta un’ulteriore puntata che propone un’altra soluzione al giallo, destinata a chiudersi in una puntata o poco più.
In linea generale Dov’è Anna? (e la sua struttura di giallo disteso su più puntate) sembra anticipare da lontano l’avvento della tv commerciale. È un genere, infatti, perfettamente adatto ad agganciare gli spettatori su una lunga durata, che di lì a qualche anno – e su altre reti – potrà magari essere riccamente (e snervatamente) interrotta da invadenti inserti pubblicitari.Magari non sarà più fondamentale il cosa si narra, ma il come. La priorità non sarà più fornire un’elegante occasione di intrattenimento televisivo, bensì fare in modo che lo spettatore non cambi mai canale, e che si ricolleghi sette giorni dopo, alla stessa ora e sulla stessa rete, per vedere la puntata successiva – e magari scoprire, fra un’interruzione e l’altra, il detersivo da acquistare alla prima occasione. Altro collante, convocato a tenere insieme le varie puntate e a stuzzicare l’interesse degli spettatori fino all’ultimo episodio, è l’amore contrastato fra Carlo e Paola, che emerge a poco a poco fra rimorsi e sensi di colpa nei confronti di Anna. Il melodramma tiene il passo del giallo, cosicché alla fatidica domanda Dov’è Anna? se ne aggiunge un’altra, che potrebbe suonare più o meno come Che ne sarà di Carlo e Paola?, quesito al quale è pure riservato il cliffhanger di una delle puntate con un melanconico abbraccio su freeze frame. Dov’è Anna? accenna al futuro televisivo italiano attraverso la sua struttura narrativa, ma intanto resta ben saldo a un’idea di racconto raffinato e significativo. La scomparsa di Anna Ortese apre infatti anche a un quadro piuttosto pregnante dell’Italia del tempo. Vi è innanzitutto il racconto indiretto di un’Italia lontana e perduta, fatta di drogherie sotto casa, posti pubblici telefonici, casalinghe alla finestra, ubriachi che s’improvvisano poeti (la sequenza più inconsueta per la serialità come la intendiamo ai giorni nostri; nessuno si sognerebbe mai oggi di inserire una parentesi così lunga e inessenziale al racconto in un prodotto televisivo). È anche un’Italia provinciale e dialettale, seguita sulle orme di Carlo fra quartieri ricchi o popolari di Roma e inconsuete trasferte – Firenze, Arezzo, i paesaggi abruzzesi, con finale sconfinamento internazionale verso Madrid. Schivazappa dà soprattutto costante rilievo a una doppia stratificazione sociale che contrappone l’alta borghesia a ricorrenti figure del popolo. Dov’è Anna? racconta un’Italia magari di maniera e compromessa con stilemi da letteratura di consumo (i ricchi cinici, freddi e crudeli; i poveri allegri, vivaci e disperati), ma insiste molto sulla protervia delle classi abbienti nei confronti dei ceti medio-bassi. In una delle ipotesi sulla scomparsa di Anna si apre anzi un altro giallo in cui i ricchi sfruttano a proprio tornaconto il mistero sul destino della donna, così come il tema del mercato illegale dei neonati (sul quale torneremo più avanti) si allinea alla medesima speculazione dall’alto verso il basso. Del resto, la risoluzione finale del mistero ridurrà Anna a nient’altro che «corpo», oggetto offerto al più bieco e arrogante depauperamento di un essere umano.
Al racconto indiretto dell’Italia del tempo si affiancano d’altronde alcune puntate che affondano con decisione nella coeva attualità nazionale e nei suoi temi più scottanti e dibattuti. C’è posto per un’intera puntata di puro giallo di genere (un segmento narrativo è esclusivamente occupato dal sospetto archetipico che l’assassino di Anna sia suo marito Carlo), ma intanto il passato di Anna apre anche filoni narrativi legati alla contemporaneità, sia sociale sia psicologica – la scoperta di un difficile privato, fatto di incomprensioni e insoddisfazioni coniugali, una certa aria anni Settanta di fine delle certezze riguardo al matrimonio come unica cellula di felicità, l’impossibilità di avere figli e un’intera puntata dedicata a una clinica che si occupa di adozioni illegali, che interroga lo spettatore su più temi nello stesso istante (le difficoltà tipicamente italiane riguardo all’adozione, lo stigma che ancora pesa sulle ragazze madri, l’aborto, che diverrà legge solo due anni dopo e sarà al centro di un referendum epocale nel 1981), e pure un intero episodio incentrato sull’emarginazione della malattia mentale, che scatenerà addirittura un veemente movimento di opinione – la legge Basaglia, a sua volta, vedrà la luce soltanto nel 1978. Si narra anche di un ulteriore episodio, eliminato poi per censura preventiva, in cui s’indaga intorno alla possibilità che Anna sia finita in un giro di prostituzione – è lo stesso Biagio Proietti a darne conto. Senza dimenticare la figura fascistoide di Guido Cesari, incarnata da Silvano Tranquilli, che ha una relazione contrastata con Paola e che a un certo punto si lancia in una feroce intemerata repressiva contro il caos e il disordine che regna nelle coeve strade e piazze italiane. Certo, per fare spazio a tali e tante tematiche Schivazappa e i suoi sceneggiatori non si fanno grandi scrupoli di coerenza e verosimiglianza narrativa. Non si ravvisano in realtà sconnessioni marchiane e gigantesche, ma di sicuro, scoprendo a ritroso quel che è capitato ad Anna, non si può non registrare che fra il 4 e il 6 dicembre gliene siano capitate davvero un po’ troppe in soli tre giorni di vita. C’è però da tener conto di un ulteriore fattore di fruizione. Come d’uso fino a non troppi anni fa, al tempo della sua prima messa in onda Dov’è Anna? è stato trasmesso con cadenza settimanale, a differenza di quanto accade ai giorni nostri, quando una serie può essere vista anche in poche giornate grazie a qualche sessione intensiva di binge watching. La fruizione distesa su ampie interruzioni facilita la dimenticanza nello spettatore, che anzi si pone probabilmente a vedere la puntata successiva con una rinnovata sete di mistero e intrigo. Per cui, di episodio in episodio, Schivazappa può rinfoltire il mistero con nuovi filoni, senza eccessive ossessioni riguardo a quanto sia stato precedentemente narrato – ne è prova il fatto che, una volta esaurita un’ipotesi di soluzione del giallo, i personaggi pertinenti a tale ipotesi escono letteralmente di scena senza essere più riconvocati. Emerge insomma una certa ingenuità di scrittura (ma scaltrissima nel rilanciare continuamente il mistero di puntata in puntata) che asseconda il pubblico nel suo desiderio di intrattenimento. È una costruzione per accumulo che Schivazappa prende sul serio, e che quattordici anni dopo sarà invece oggetto, fra le tante altre cose, di iperbole grottesca in I segreti di Twin Peaks (David Lynch e Mark Frost, 1990) – in un primo momento l’indagine sul destino di Laura Palmer apre continuamente nuovi scenari nel passato della ragazza intrecciando il mystery alla soap opera e ragionando criticamente su entrambi i generi.
Dov’è Anna, dunque? È innanzitutto in tutte le case degli italiani, all’epoca avvinti al mistero. È nella garbata ingenuità di una serie televisiva, di impronta fresca e nostrana, che ancora non si è impastata con i futuri e imperanti modelli anglosassoni. È finita in mezzo a un pasticciaccio (ma di quelli proprio brutti e aggrovigliati), che vivono di testimonianze raccolte anche fra vicine di casa in quello strapaese, in quella piazza mediatica che è l’Italia. È infine moglie scomparsa di un marito sconvolto, che a un certo punto si arrende pure smettendo di cercarla (altro punto a favore della serie; nell’ottica di un sincero e pregnante senso per il dramma, la verità viene a galla quasi per caso, quando Carlo ha ormai gettato la spugna). È la protagonista assente di un gran bello sceneggiato tutto in bianco e nero, che durante la visione, puntata dopo puntata, suscita in chi vede un hype da strappare la pelle.
Info
La programmazione su Raiplay per Dov’è Anna?.
- Genere: giallo, poliziesco
- Titolo originale: Dov'è Anna?
- Paese/Anno: Italia | 1976
- Regia: Piero Schivazappa
- Sceneggiatura: Biagio Proietti, Diana Crispo, Piero Schivazappa
- Interpreti: Agla Marsili, Aldo Barberito, Alvaro Milia, Anna Leonardi, Annarita Bartolomei, Antonio Fattorini, Barbara Valmorin, Corrado Gaipa, Diego Michelotti, Elisa Mainardi, Elvira Cortese, Evar Maran, Gianni Musy, Gianni Rizzo, Gianni Solaro, Gioietta Gentile, Giorgio Bonora, Graziella Polesinanti, Imelde Marani, Ivano Staccioli, Luciana Durante, Luciano Melani, Lucio Rama, Marco Guglielmi, Maria Grazia Grassini, Mariano Rigillo, Mario Lombardini, Mariolina Bovo, Marisol Gabrielli, Mico Cundari, Paolo Falace, Pier Paolo Capponi, Roberto Della Casa, Roldano Lupi, Scilla Gabel, Selvaggia Di Vasco, Serena Michelotti, Sergio Ammirata, Sergio Fiorentini, Silvano Tranquilli, Siria Betti, Teresa Ricci
- Colonna sonora: Stelvio Cipriani
- Produzione: RAI
- Durata: 385'




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