The Libertine

The Libertine

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Dunmore costruisce molto bene i primi dieci minuti di The Libertine, perfetti nel riassumere l’universo del conte di Rochester, incolla sui volti degli attori la sua inquieta macchina da presa e immerge il regno di Carlo II nella nebbia e nel fango. Purtroppo questa opera prima inizia a sfilacciarsi dopo poche battute, agli inizi della storia d’amore tra il conte e la caparbia attrice: personaggi e situazioni che si accavallano, passaggi narrativi troppo repentini…

Non ho alcuna intenzione di piacervi

John Wilmot, secondo conte di Rochester e noto poeta, vive tra eccessi e provocazioni. Sposato con la bella e ricca Elizabeth Malet e attratto dalla giovane attrice Elizabeth Barry, non frena il suo spirito polemico nemmeno di fronte al re Carlo II… [sinossi]

Primo piano e sguardo in macchina: «non ho alcuna intenzione di piacervi». E, tanto per chiarire ulteriormente, «nessuna rima e nessun decoro». L’incipit di The Libertine non lascia dubbi: lo spettatore non si troverà di fronte a un personaggio (e a un’interpretazione) conciliante, a un divertente e divertito quadretto in costume. La regia di Laurence Dunmore e la performance di Johnny Depp hanno altri obiettivi: la passione, la ribellione, la lussuria, la malattia.
John Wilmot, conte di Rochester (il suddetto Johnny Depp, sempre alla ricerca di ruoli fuori dagli schemi), è stato un talentuoso poeta, un sostenitore della monarchia durante la guerra civile, un intimo amico di re Carlo II e un lussurioso cortigiano. Capace di oscurare il conformismo degli altri poeti contemporanei, Wilmot è ricordato per le intense liriche amorose e soprattutto per le pungenti satire. Senza risparmiare particolari osceni e scurrili allusioni, il conte di Rochester è stato il primo autocritico fustigatore del corrotto mondo dei cortigiani – memorabile, tra le tante, A Satyr against Reason and Mankind (1675), venata da un profondo sentimento di delusione e indignazione.

Nell’esordio cinematografico di Laurence Dunmore, ex grafico e pluripremiato regista di video musicali e spot pubblicitari, il talento dell’irriverente conte è offuscato dalle passioni, spesso autodistruttive. Le donne, il teatro, il sesso, il vino, la polemica a ogni costo: Rochester/Depp non cerca ammirazione o comprensione. Forse non cerca nemmeno l’amore. Non ci vengono mostrate le illuminazioni artistiche ma il lato oscuro di questo poeta e uomo incontenibile: gli eccessi verbali, sessuali, alcolici di Rochester/Depp sono immersi in un’ambientazione spesso squallida, ben diversa dai soliti film in costume. Nessuna filologica composizione pittorica alla Barry Lyndon, nessuno sfarzo scenografico: in The Libertine pioggia, fango e nebbia adombrano l’immagine stereotipata della vita di corte. Non ho alcuna intenzione di piacervi.
Lo sguardo in macchina di Rochester/Depp è una promessa mantenuta, ribadita nell’inquadratura finale. Lo spettatore non è attratto dall’orbita del pianeta malizioso, ne è piuttosto allontanato: tra stanchi rapporti orali, masturbazioni, orge campestri, prostitute per tutti i gusti, sbronze epocali e nani su falli giganti, la vena poetica del conte passa in secondo piano ed emerge prepotente il dramma interiore, l’irresistibile volontà di spingersi oltre ogni limite, di assaporare tutti i gusti della vita, fino all’annullamento e alla morte. L’annullamento di sé e dei propri affetti: esemplare il rapporto con la bellissima moglie, la splendida Rosamund Pike (Orgoglio e pregiudizio), attrice teatrale dal brillante futuro cinematografico. Cast femminile ulteriormente impreziosito da Samantha Morton (Accordi e disaccordi, In America), che interpreta la famosa attrice teatrale Elizabeth Barry, e dall’intrigante Kelly Reilly (Lady Henderson presenta, Orgoglio e pregiudizio), prostituta dal cuore d’oro.

Dunmore costruisce molto bene i primi dieci minuti, perfetti nel riassumere l’universo del conte di Rochester, incolla sui volti degli attori la sua inquieta macchina da presa e immerge il regno di Carlo II nella nebbia e nel fango. Purtroppo The Libertine inizia a sfilacciarsi già nella prima parte, agli inizi della storia d’amore tra il conte e la caparbia attrice: personaggi e situazioni che si accavallano, passaggi narrativi troppo repentini – lo stesso percorso autodistruttivo di Rochester accelera eccessivamente nella parte finale. Dallo spettacolo per l’ambasciatore francese fino al discorso alla Camera dei Lord, passando per la fuga, la sifilide e via discorrendo, The Libertine avanza a scatti, perdendo in scorrevolezza e appesantendosi inutilmente.
«Eccomi qua che mi allontano dal mondo a fatica. Vi piaccio adesso?». Rochester/Depp non deve piacere, è un personaggio vissuto negli eccessi, un provocatore nato per stimolare delle reazioni, per smascherare le ipocrisie, per svelare le scomode verità. Il lungometraggio di Dunmore riesce solo in parte a rendere la grandezza e i conflitti di tale personaggio e, probabilmente, piacerà a pochi.

Were I (who to my cost already am
One of those strange, prodigious creatures, man)
A spirit free to choose, for my own share,
What case of flesh and blood I pleased to wear,
I’d be a dog, a monkey, or a bear,
Or anything but that vain animal
Who is so proud of being rational.The senses are too gross, and he’ll contrive
A sixth, to contradict the other five,
And before certain instinct, will prefer
Reason, which fifty times for one does err;
Reason, an ignis fatuus in the mind,
Which, leaving light of nature, sense, behind,
Pathless and dangerous wandering ways it takes
Through error’s fenny bogs and thorny brakes;
Whilst the misguided follower climbs with pain
Mountains of whimseys, heaped in his own brain;
Stumbling from thought to thought, falls headlong down
Into doubt’s boundless sea, where, like to drown,
Books bear him up a while, and make him try
To swim with bladders of philosophy;
In hopes still to o’ertake th’ escaping light,
The vapor dances in his dazzling sight
Till, spent, it leaves him to eternal night.
Then old age and experience, hand in hand,
Lead him to death, and make him understand,
After a search so painful and so long,
That all his life he has been in the wrong.
Huddled in dirt the reasoning engine lies,
Who was so proud, so witty, and so wise…
Info
Il trailer originale di The Libertine.
Il trailer italiano di The Libertine.
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