Basilicata Coast to Coast

Basilicata Coast to Coast

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Esordio alla regia per Rocco Papaleo, Basilicata Coast to Coast è una tenera commedia on the road, in cui a prevalere è l’affiatato gioco attoriale. Quella di Papaleo è una Basilicata personale, che si compone anche dei compromessi che l’attore ha accettato di buon grado nella la sua carriera a metà tra esigenze autoriali e commerciali.

Ad esempio a me piace il sud

Da ragazzi erano una band di provincia, adesso sono un professore di matematica, un tabaccaio, un falegname e un attore. Non suonano insieme da più di dieci anni. La passione mai spenta per la musica riaffiora in una calda estate lucana insieme a una strampalata idea: attraversare a piedi la Basilicata dalla costa tirrenica a quella ionica, portando con sé il minimo indispensabile: due tende da campo, una piccola scorta di viveri e gli strumenti musicali. Il tutto caricato su un carretto trainato da un ronzino… [sinossi]

È un paradosso piuttosto consolidato quello per cui grandi film possano esser girati in luoghi in cui non immagineresti dei grandi eventi: è il caso dello straordinario accostamento tra Sardegna e mito del West che si è verificato con Sergio Leone o, guardando a tempi più vicini a noi, il kolossal dei kolossal ovvero The Passion girato in Basilicata. Col suo primo film da regista, Rocco Papaleo, attore di lungo corso che iniziò alla fine degli anni ’80 con la serie tv Classe di ferro, decide di far coincidere l’effettiva suggestione di un luogo, di uno spazio geografico come quello lucano, affacciandosi dentro di esso, e non guardando altrove, per cercare mitologie e percorsi narrativi. Naturalmente trattasi di ipotesi, di tentativo, e Papaleo afferma di non sentirsi o di non riuscire a identificarsi neanche come regista, bensì come colui che aveva un’idea da voler assolutamente portare avanti riguardo al suo Sud. Siamo quindi con Basilicata Coast to Coast davanti a un’operazione particolare e partendo da queste premesse tutto ci si può aspettare: ovvero che l’opera sia talmente personale da riuscire avulsa, e dunque interessante rispetto alla produzione media, oppure che si faccia leva su alcuni stereotipi sul sud e sul road movie, che magari anche inconsapevolmente si insinuano tra le parole degli sceneggiatori.

Quello che effettivamente ne esce fuori è un prodotto strano, che gioca su alcuni cliché mischiando provincialismo e mito della strada, uno spontaneismo e una ricerca della risata talvolta troppo marcati da risultar artificiosi; eppure il tragitto a piedi dal Tirreno all’Adriatico dei quattro musicisti ha delle peculiarità tutte sue. Siamo lontani da uno stile documentario, dunque non è un film che vuole parlare direttamente di una regione, e non è nemmeno qualcosa di sperimentale sul tempo storico e mentale di un luogo, come ad esempio il poetico e inclassificabile Italian Sud Est (2003), viaggio di docu-fiction tra Basilicata e Puglia seguendo la ferrovia, anche se vi sono alcuni momenti in cui vengono nominati Carlo Levi (quando giungono ad Aliano, luogo di confino dello scrittore che più di altri ha dato un significato particolare alla questione meridionale), Gian Maria Volontè, o parlando di vecchie storie di brigantaggio. Richiami che dovrebbero contaminarsi con le crisi d’identità dei protagonisti: invece tutto ciò rimane appeso a mezz’aria senza concettualizzare nulla, né dare nuova linfa alle singole vicende. Quella di Papaleo è una Basilicata personale, che si compone anche dei compromessi che l’attore ha accettato di buon grado verso il cinema, verso il sistema produttivo (la sua carriera può dirsi a metà tra esigenze autoriali e commerciali), innanzitutto mettendo scrittura e recitazione sopra ogni cosa. Nonostante i limiti dell’operazione, una cosa è chiara e inscalfibile: è una commedia, e come tale deve far ridere.

L’ulteriore compromesso è quello del cast, fatto di volti noti che a eccezione dello stesso Papaleo non sono lucani. Una scelta che vuole privilegiare la familiarità e la qualità degli attori: Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Giovanna Mezzogiorno e l’inedito Max Gazzè. Una scelta che produce dei buoni frutti, visto che tutti sembrano divertirsi nei panni di musicisti un po’ beat, un po’ sfigati, un po’ con la priorità di cibo e donne al di là della passione musicale, ma molto spesso l’eccesso dei dialoghi non permette di confrontarsi realmente con quello che è il territorio, se non in qualche frangente particolare grazie alle canzoni (molto parlate come nella tradizione del teatro-canzone che Papaleo predilige), oppure nell’incontro col brigante Carmine, povero diavolo che mischia sceneggiata napoletana, comunismo e giocosità infantile, oppure con un bambino che parla con la consapevolezza di mille anni di civiltà avvicendatesi nella sua terra.
Alla fin fine però l’imbastitura della trama regge e il road movie si materializza comunque, anche con qualche citazione alla spaghetti western come Lo chiamavano Trinità – peraltro i paesaggi nei pressi di Matera sono profondamente da Far West. I personaggi ce la mettono tutta per concretizzare le loro crisi alla fine del viaggio, che come in ogni commedia che si rispetti equivalgono a trovare l’anima gemella, come per Giovanna Mezzogiorno e Max Gazzè (il musicista/non attore si mostra più convincente della navigata figlia d’arte, trovando grazie al mutismo del personaggio continui spunti comici degni di un Harpo Marx). Divertenti i cugini diversi Alessandro Gassmann e Paolo Briguglia, il primo nella parte del tronista televisivo con nessun talento se non rimorchiare, che si prende anche in giro parlando della differenza tra i raccomandati bravi e quelli incapaci, la cui unica pecca però è un progressivo scivolare nel dialetto romano durante il film, mentre forse Briguglia con la sua faccia pulita e l’anima in subbuglio è il più bravo della cricca insieme a Papaleo, confermandosi ormai attore sempre più versatile. Sono le loro prove che sostengono senza dubbio Basilicata Coast to Coast, che tirando le somme è né più né meno un film di attori. L’operazione a livello culturale è parzialmente andata a vuoto, col pregio di non cadere troppo in un autobiografismo celebrativo, come nei vari furbetti passaggi dalla tv al cinema di comici che sfruttano il loro dialetto, dando però la sensazione di non voler mai esagerare dal punto di vista concettuale, dello spessore filosofico che certamente un film on the road meriterebbe, né dal punto di vista antropologico mai avvicinandosi per esempio allo spessore ideale di un film come Ogni cosa è illuminata.

Info
Il trailer di Basilicata Coast to Coast.
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