Shark 3D

Shark 3D

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Visione da accompagnare con pop corn e bibitona, Shark 3D rischia di deludere un’ampia fetta di pubblico: quasi mai orrorifico, solo a tratti divertente, privo di nomi o volti di richiamo e con una mise-en-scène non indimenticabile, il film di Rendall e Mulcahy sembra chiudere l’asfittica stagione estiva più che inaugurare quella nuova. Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia.

Bully e pupe contro gli squali

Una mostruosa onda provocata da uno tsunami si abbatte sulla costa australiana, radendo al suolo la città e inghiottendo il supermercato, il parcheggio e tutto quello che si trova nel mezzo. Nello stabile invaso dall’acqua fa la sua comparsa uno squalo bianco di quattro metri… [sinossi]

Presentato con uno slancio di generosità promozionale alla 69a Mostra del Cinema di Venezia, Shark 3D dell’australiano Kimble Rendall, distribuito nel Bel Paese dalla Medusa a partire da mercoledì 5 settembre, è un giocattolone che non può e non vuole essere preso sul serio. Mescolando tsunami, squali, smancerie sentimentali e persino una maldestra rapina al supermercato, i due sceneggiatori John Kim e Russell Mulcahy (già, proprio il regista di  Highlander) sembrano voler disattendere in maniera programmatica le regolette del genere che Lo squalo di Spielberg aveva suggerito ai posteri nel lontano 1975.

La pellicola di Rendall, forse sospinta dal 3D, superfluo come (quasi) sempre, gioca quindi di accumulo: storie d’amore drammaticamente interrotte, conflittuali rapporti padre-figlia, siparietti sessual-amorosi alla Vianello e Mondaini, rapinatori dal cuore d’oro, rapinatori dalla mente bacata, poliziotti tutti di un pezzo e poliziotti fatti a pezzi. C’è anche qualche presenza asiatica, segno della coproduzione singaporiana: ma gli aussie hanno messo più soldi e pare che gli squali facciano attenzione anche a questi dettagli. Tra sguardi languidi, riconciliazioni prevedibili e frettolose, frasi perentorie e sdolcinate e qualche overdose melodrammatica, Shark 3D zoppica vistosamente tra un pranzetto e l’altro, lasciando allo spettatore il dubbio sull’identità della prossima preda (tutte scontate, a dire il vero).

Sarà pure un giocattolo, un blockbuster in tono minore, ma Shark 3D cerca di riempire forzatamente gli spazi vuoti, perdendo di vista il monolite spielberghiano, le dinamiche della suspense e l’obiettivo primario di un horror: l’interessante idea di partenza – la catastrofe su larga scala dello tsunami e la tensione claustrofobica del supermercato, col ribaltamento della fobia dello spazio aperto del mare – è infatti soffocata da una sovrastruttura melodrammatica e a poco servono alcune riuscite gag e un paio di morti truculente. Dopo un incipit che sembrava promettere di più (l’inquietudine del mondo subacqueo, la distorsione della luce e della colonna sonora) e una geometrica disposizione dei vari sopravvissuti, dislocati tra supermercato e parcheggio e inizialmente accoppiati in maniera un po’ meccanica, lo schema ideato da Mulcahy appare fin troppo chiaro, fastidiosamente ripetitivo. Non bastano qualche effetto speciale, i primi e primissimi piani dei due squali e il cane mascotte Bully per salvare questa sorta di sbrigativo incrocio tra Lo squalo e L’avventura del Poseidon.

Russell Rendall, che nel 2000 ha diretto Cut – Il tagliagole, un pessimo horror nobilitato dalla sublime presenza di Molly Ringwald e Kylie Minogue, non riesce ad aggiungere sostanza a un canovaccio basilare: Shark 3D avrebbe richiesto una messa in scena capace di enfatizzare l’atmosfera claustrofobia, insistendo maggiormente sull’attesa del mostro. Sintomatica, in questo senso, la scelta di tagliare i tempi dello tsunami, rendendo pressoché fulmineo il ritirarsi delle acque e la successiva e devastante onda: sorvolando sulla scarsa verosimiglianza delle sequenza, accettabile in un prodotto di questo tipo, salta agli occhi la (volontaria?) rinuncia all’impatto emotivo e drammaticamente spettacolare della sabbia che si protrae oltre l’orizzonte, del vuoto e del silenzio che annunciano presagi di morte e distruzione.

Visione da accompagnare con pop corn e bibitona, Shark 3D rischia di deludere un’ampia fetta di pubblico: quasi mai orrorifico, solo a tratti divertente, privo di nomi o volti di richiamo e con una mise-en-scène non indimenticabile, il film di Rendall e Mulcahy sembra chiudere l’asfittica stagione estiva più che inaugurare quella nuova.

Info
Il trailer italiano di Shark 3D.
Il sito ufficiale di Shark 3D.
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