Captain Phillips – Attacco in mare aperto

Captain Phillips – Attacco in mare aperto

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Esaltazione dell’efficienza delle forze armate statunitensi mascherata da disavventura dell’eroe per caso. È Captain Phillips – Attacco in mare aperto, l’ambiguo, ma anche per questo interessante, nuovo film del britannico Paul Greengrass.

Capitani coraggiosi

La storia vera del capitano Richard Phillips, la cui nave mercantile, ricolma di aiuti umanitari, fu sequestrata da quattro pirati somali nel 2009… [sinossi]

A Hollywood è di nuovo tempo d’eroi e a segnalarcelo non è solo il ritorno sul grande schermo di vecchie glorie tutte d’un pezzo come Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis nei ruoli muscolari d’un tempo, ma anche un certo cinema a tendenza più autoriale e mainstream che mira a nobilitare i topoi del genere action inserendoli in gloriosi brani di cronaca made in Usa più o meno recente. Ma a salvare capra e cavoli non è più soltanto l’individuo dalle eccezionali capacità. Questo è ora infatti affiancato dalle istituzioni governative o militari e dai loro emissari, nei confronti dei quali, nell’attuale era obamiana, si respira una rinnovata fiducia. L’esempio più cogente in tal senso è senz’altro il pluripremiato e lodato Zero Dark Thirty che, insieme al suo fratello minore, l’assai meno interessante Code Name: Geronimo, ci ha raccontato la ricerca, cattura e uccisione di Osama Bin Laden ad opera dei valenti Navy Seals, tra gli eventi più clamorosi della presidenza Obama. Il caso del premio Oscar Argo è forse un po’ differente: il film di Affleck infatti, pur tratto da eventi reali, appartiene alla casistica in cui di certo la realtà ha superato di gran lunga la fantasia di qualsiasi sceneggiatore impiegato a Hollywood.
In ogni caso, tocca ora a Captain Phillips – Attacco in mare aperto rileggere un fattaccio di cronaca ovvero, nel dettaglio, il sequestro avvenuto nel 2009, ad opera di pirati somali, di un cargo mercantile battente bandiera statunitense. In questa storia la tecnica militare raggelata e sopraffina di quei Navy Seals, assurti agli onori della cronaca proprio grazie al defunto leader di Al Qaeda, torna in auge in una tesa strategia in mare aperto, dapprima diplomatica, ma poi tutta militaresca. A dirigere le operazioni è Paul Greengrass la cui usuale macchina a mano altalenante, già apprezzata nei due episodi da lui diretti della saga di Bourne, trova ora perfetta ubicazione all’interno di un bastimento natante nel corno d’Africa con il suo carico – tanto per rincarare la dose circa la giustezza dell’intervento militare – di aiuti umanitari.

A bordo troviamo nei panni dell’eroe per caso il Capitano Phillips del titolo, incarnato da un Tom Hanks ligio al dovere e pronto a tutto. L’uomo – che tiene famiglia e ce l’ha immortalata in foto ricordo anche in sala di comando, nonché stampata sul suo mug personale che si immagina ricolmo di caffè nero – ha qualche problema con il figlio, ma è un bravo padre di famiglia e, sebbene affetto da eccessi di pedanteria, un buon comandante per la sua ciurma. Poche dunque le ombre su questo eroe predestinato, presentatoci nell’ampio prologo in alternanza con quello che diverrà il suo antagonista: il pirata Muse (Barkhad Abdi). Ma, anche se l’incipit prende il suo tempo (la pellicola d’altronde dura più di due ore) non riesce, o forse non vuole, presentarci i vari personaggi. Vediamo infatti in montaggio alternato le attività quotidiane di preparazione dell’equipaggio e l’arruolamento dei pirati da parte di emissari dei signori della guerra somali, ma nessun personaggio viene tratteggiato a dovere.
La ciurma non ha carattere, a parte qualche rimostranza sindacale, ma, soprattutto, quali sono le ragioni dei pirati? In sostanza le stesse della crew navale: fare (tanti) soldi e andare (o tornare) negli Stati Uniti. E qui nasce il primo vero problema di questa storia, ovvero l’assenza di una esplicitazione delle ragioni del nemico e una loro differenziazione da quelle dei “buoni”. Strada facendo i due capitani, quello made in Usa e quello somalo, troveranno, naturalmente, il modo di comunicare, ma il fatto che i somali siano stati a lungo derubati del loro pesce da navi straniere di passaggio non suona esattamente come il problema principale della Somalia.
Questa infatti è la spiegazione offerta dal macilento Muse, che forse può bastare per lo spettatore medio americano, ma di certo non spiega decenni di lotte intestine e una sanguinaria guerra civile, meno che mai per il pubblico italiano, specie se serba qualche memoria del nostro passato coloniale. Lo script, firmato dall’autore di Hunger Games Billy Ray, fa di tutto per inserire dei colpi di scena nel corso di una serie di lunghe situazioni di tensione tra rapito e sequestratori, ma questi grimaldelli arrivano sempre con un leggero ritardo, ovvero quando lo spettatore si è chiesto più volte come farà il capitano a risolvere le varie questioni in ballo e, in alcuni casi, ha anche già indovinato la risposta.

L’assenza poi di reali personaggi a tutto tondo al fianco del nostro eroe dal sangue freddo suona alquanto strumentale: tutto ruota intorno a Tom Hanks e alla sua ottima performance in odore – sospetto – di nomination agli Oscar. Quello che suona ideologicamente meno condivisibile è però la trionfale discesa in campo delle forze armate, il cui intervento massiccio non ha più il significato che aveva un tempo, ad esempio, nelle pellicole di Steven Spielberg (pensiamo a Sugarland Express o a E.T.) bensì è un impeccabile e calcolatissima strategia dai risultati infallibili e, data la durata del film, lungamente auspicati. Tutto pare convergere dunque verso l’ennesima esaltazione dell’efficienza delle forze armate statunitensi e dei coriacei Navy Seals e l’unico dubbio viene sollevato proprio nei minuti conclusivi del film. Potente ma anche estremamente ambiguo, il finale di Captain Phillips è magnifico, ma lascia attoniti: se il suo intento è mettere in discussione quanto lungamente affermato nelle sequenze precedenti esso arriva, decisamente, troppo tardi.

Info
Il trailer originale di Captain Phillips – Attacco in mare aperto.
Il trailer italiano di Captain Phillips – Attacco in mare aperto.
Captain Phillips – Attacco in mare aperto sul canale Film su YouTube.
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1 Commento

  1. Donato 22/11/2013
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    Al finale manca solo la marcia dei marines,però complessivamente si lascia vedere e poi Tom Hanks è sempre grande.

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