Ender’s Game

Ender’s Game

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Dopo il convincente incipit, che riassume per lo spettatore la personalità sfaccettata del giovane proagonista, Ender’s Game si lancia in una corsa a briglie sciolte. Ed è qui che le due ore perdono significato: Hood finisce per comprimere ogni snodo narrativo o psicologico, dilatando le macrosequenze degli allenamenti, gettando nella mischia amicizie, prime cotte e traballanti rapporti maestro-allievo.

Giochi stellari

Sopravvissuti all’attacco dei Formics, temibili esseri simili a insetti, gli abitanti della Terra si sono preparati per anni a respingere una nuova invasione, allevando un’intera generazione di piccoli geni combattenti. I ragazzini più dotati del pianeta, dopo lunghe selezioni, sono inviati alla Scuola di Guerra, una stazione orbitante nello spazio: il più bravo diventerà il comandante della Flotta Internazionale. Tra i giovanissimi candidati, si distingue il gracile e riservato Ender Wiggins… [sinossi]

La nostra corposa collezione di “occasioni mancate” si arricchisce grazie a Ender’s Game, tratto dalle pagine di Orson Scott Card, ennesimo primo capitolo di una saga per ragazzi, ammiccante e standardizzata, sostenuta da un ricco budget, da attori di talento, da effetti speciali di ottima fattura. Il blockbuster scritto e diretto da Gavin Hood (Il suo nome è Tsotsi, X-Men – Le origini: Wolverine), a tratti una copia carbone di Hogwarts, del Quidditch e di Harry Potter, sembra una versione compressa e banalizzata di Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, fondamentale space opera militare portata con ironia sul grande schermo da Paul Verhoeven (Starship Troopers – Fanteria dello spazio) e base di partenza per Mobile Suit Gundam di Yoshiyuki Tomino. Altra musica.

È forse la durata, poco meno di due ore, la cartina tornasole di un prodotto ambizioso nella confezione ma narrativamente zoppicante, scritto per accumulo di temi, incapace di far decantare le singole suggestioni. E così scivola via qualsiasi riflessione sulla guerra affidata a dei ragazzini, sui New Type, sul controllo delle nascite, sulle connessioni neuronali, sul rapporto con gli alieni, col diverso, con la paura e via discorrendo. Gavin Hood finisce per comprimere ogni snodo narrativo o psicologico, dilatando le macrosequenze degli allenamenti, gettando nella mischia amicizie, prime cotte e traballanti rapporti maestro-allievo.
Dopo il convincente incipit, che riassume per lo spettatore la personalità sfaccettata di Ender Wiggins (Asa Butterfield), quasi una sorta di Achille imberbe catapultato nel tempo e nello spazio, Ender’s Game si lancia in una corsa a briglie sciolte [1]. Ed è qui che le due ore perdono significato. Troppo poco per raccontare, per “contenere” tutto. Troppo per un susseguirsi di allenamenti e simulazioni. Sono le regole non scritte della fantascienza e del fantasy hollywoodiano per adolescenti a limitare le potenzialità di Ender’s Game, ad annacquare le promettenti venature drammatiche, a castrare qualsiasi input, a farci rimpiangere i piccoli soldati di The Sky Crawlers di Mamoru Oshii e la pagine di Heinlein. O di Joe Haldeman.

Il fastidioso retrogusto dell’occasione mancata esplode letteralmente nel finale, in questa sorta di Wargames – Giochi di guerra all’ennesima potenza. Il dispiegamento di effetti digitali è imponente, efficace, ma tutta le sequenza sembra appiccicata, posticcia. Mancano le fondamenta narrative. E l’immancabile amo per il sequel non aiuta. A rimestare tra le pellicole del passato, ci si accorge di come Giochi stellari (The Last Starfighter, 1984) fosse più ingenuo e sconclusionato, ma anche più equilibrato, forse più onesto.
Passati i centocinquantaquattro minuti tra mirabilie digitali e l’apprezzabile rappresentazione di un futuro moderatamente asettico, ma a misura d’uomo, ci resta la performance attoriale di Asa Butterfield (Il bambino con il pigiama a righe, Hugo Cabret), stellina in crescita che rivedremo nuovamente al fianco di Chloë Grace Moretz nel fantasy The White Circus. Gli occhi blu ci sono, il talento pure.

Noe
1. Ancor più a briglie sciolte è l’universo fantascientifico e ironico di Futurama: Bender’s Game, lungometraggio tratto dalla serie televisiva. Nel titolo riecheggia il primo romanzo di Orson Scott Card, Ender’s Game, ma il film si diverte e a mescolare un po’ di tutto, da Dungeons & Dragons a Tolkien, passando per i Teletubbies e Mork & Mindy.
Info
Il sito ufficiale di Ender’s Game.
Ender’s Game su facebook.
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