X-Men le origini: Wolverine

X-Men le origini: Wolverine

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Prequel e parziale spin-off della saga dedicata ai mutanti Marvel, X-Men le origini: Wolverine fa luce sul passato del personaggio interpretato da Hugh Jackman. La regia di Gavin Hood mescola sapientemente azione e intimismo.

Battito animale

Le origini di Wolverine: si parte in una situazione in cui mancano ancora 17 anni prima che Logan entri a far parte degli X-Men. Logan è un mutante innamorato della bella Volpe d’Argento. Quando la donna viene uccisa da un misterioso assassino di nome Sabretooth, Logan – con l’obiettivo di vendicarsi – entra a far parte di un programma sperimentale chiamato Arma X… [sinossi]

Tutto ciò che ha una fine è per forza di cose il capolinea di una partenza. È a questo che forse hanno pensato i produttori di una delle serie più riuscite e proficue del genere cine-comics, ossia gli X-Men. Del resto sembra essere diventata una moda negli ultimi anni quella di rinverdire i fasti di chi, passando dalla carta di un fumetto di successo alla pellicola di un prodotto cinematografico, non ha trovato sempre il giusto riconoscimento: basta pensare al caso di Batman, che dopo i due fantastici capitoli burtoniani ha conosciuto per mano di Joel Schumacher altrettante imbarazzanti trasposizioni per poi riacquistare dignità e splendore grazie a Christoper Nolan, oppure a Superman che con lo specialista Bryan Singer ha scoperto una nuova giovinezza attraverso un sequel che va a colmare il vuoto lasciato nei decenni da una trilogia dai pochi alti e dai molti bassi.

Questo non è sicuramente il caso di X-Men, un trittico che non ha conosciuto dal 2000 al 2006 alcuna battuta d’arresto, neanche quando Brad Ratner ha ereditato da Singer il difficile compito di firmare la regia del terzo capitolo. Al contrario, per X-Men: Conflitto finale Ratner ha fatto sua la lezione intimista e drammaturgica del regista de I soliti sospetti, conservandola intatta e aggiungendo quel pizzico in più di azione all’operazione.
Ma pensando attentamente al percorso narrativo e allo sviluppo individuale dei personaggi che hanno prestato corpo e superpoteri ai tre episodi, ci si rende subito conto che nonostante la scorrevolezza e la perfetta traiettoria presa dall’intera storia qualche punto in sospeso esisteva e su quelli si poteva lavorare per partorire l’ennesima avventura dei celebri mutanti forgiati dalla matita di Stan Lee e Jack Kirby oltre quaranta anni fa. Non ci si trova di fronte però a sviste o difetti in fase di concezione e scrittura, bensì a lati oscuri e punti interrogativi emersi durante la serie e al quale bisognava dare al più presto delle risposte chiare. Punti interrogativi legati soprattutto alla figura simbolo del fumetto, quel Logan che, scoperta la natura mutante che lo rende indistruttibile e letale grazie ai suoi artigli di adamantio, si è trasformato in colui che tutti conoscono con il nome di Wolverine.
Si tratta di fornire al pubblico cinematografico le risposte ai quesiti sul suo identikit che molto probabilmente i lettori del fumetto non si erano mai posti, per il semplice fatto che sulla carta i padri degli X-Men avevano potuto con il tempo colmare tutte le lacune. È una questione di tempistica ovviamente, dipesa dalla ristrettezza e dalla condensazione degli eventi che una trasposizione per il grande schermo ha impressa nel DNA di celluloide.

Chi è in realtà Wolverine? Come ha scoperto i suoi poteri? Qual é il suo passato, visto che ne conosciamo solo il presente? E soprattutto dove nasce il suo istinto primordiale che lo trasforma in un’animale con gli artigli? Da qui nasce l’esigenza e una serie di motivi per mettere in cantiere e realizzare quello che è a tutti gli effetti una sorta di prequel della trilogia degli X-Men, ma allo stesso tempo può essere considerato una specie di parziale spin-off, termine che indica la possibilità di un personaggio appartenente a un gruppo o a una storia di distaccarsene e affrontare da solo un’avventura, come nei casi infelici di Elektra per Daredevil o Catwoman per Batman. Che si tratti di prequel o di spin-off a voi l’ardua sentenza, ma per il sottoscritto non è altro che l’ennesima fortunata ibridazione che mescola nuovamente le carte in gioco come è stato per Batman BeginsIl Cavaliere Oscuro.

Si scava dunque dritto fino alle radici di un’autentica icona, per conoscerne appieno le diverse sfaccettare che nella trilogia si erano solo in minima parte rivelate, insomma quanto basta per dare a Wolverine una collocazione nello scacchiere mutante sul quale si fronteggiano il bene e il male. Qualche risposta avevano provato a darla con dei fulminanti flashback gli sceneggiatori di X2, ma si trattava di assaggini calibrati necessari a sviluppare la one line di Logan e a introdurre il cattivo di turno, lo spietato generale Stryker, elemento chiave alla base di buona parte del passato (e del futuro) del personaggio interpretato ancora una volta da Hugh Jackman.
Con X-Men le origini: Wolverine si azzera tutto e si parte alla scoperta del passato oscuro di un uomo che sceglie nel bene la strada da percorrere per accettare la propria diversità, per poi ritrovarsi di nuovo al punto di partenza. La scelta di affidare la regia a Gavin Hood è poi un vero e proprio fulmine a ciel sereno, tanto spiazzante quanto azzeccata. Chi meglio del regista di Il mio nome è Tsotsi, dramma intenso e toccante low-budget premiato con l’Oscar per il miglior film straniero che racconta la storia di un criminale adolescente, la cui vita cambia man mano che si lascia coinvolgere emotivamente da un bambino rimasto sul sedile posteriore di una macchina rubata, per portare sullo schermo un personaggio delicato come quello di Wolverine?.

Hood riesce a dare quello spessore interiore e quell’umanità giusta a Logan come era riuscito a fare con Tsotsi. Due personaggi diametralmente opposti, ma che a carte scoperte hanno in comune il fatto di essere protagonisti di una guerra continua e irrisolta prima con se stessi che con gli altri. Un percorso che metterà entrambi di fronte all’odio profondo, all’amore incondizionato e alla scelta che segnerà definitivamente la loro esistenza. Il regista sudafricano non perde mai di vista la storia e i personaggi che la animano e in questo cine-comics non si lascia sfuggire l’occasione di mostrare un uomo che, nonostante il metallo indistruttibile che ricopre il suo scheletro, conosce la parola fragilità.
Sulla sua strada nuovi personaggi che non avevano trovato spazio nella trilogia come Silverfox, il chirurgico esperto di katane Deadpool, la donna ricoperta di diamanti Emma Frost, l’infallibile Gambit e soprattutto l’intero Team X, lo squadrone d’assalto guidato da un giovane Stryker (stavolta interpretato da un convincente Danny Huston, che sostituisce il bravissimo Brian Cox) e del quale fanno parte altri importantissimi personaggi come Zero, Bradley, Blob, Wraith e il fratello/nemesi di Logan Victor Creed.

Un “puzzle” narrativo che vede tutti i pezzi trovare il giusto incastro. Adesso sappiamo chi, cosa, dove, il perché e soprattutto il quando. I capitoli della trilogia in tal senso avevano delineato lo spazio, ma mai come in questo caso il tempo nel quale i fatti si svolgevano, rimanendo sempre perennemente sospesi in un futuro prossimo dove umani e mutanti combattono per la reciproca sopravvivenza. In X-Men le origini: Wolverine siamo in un passato cronologicamente preciso, che porta il protagonista, nei primi venti minuti da manuale di intrattenimento visivo, dall’infanzia agiata di una tenuta signorile alle barbarie belliche consumate nell’arco di due secoli durante la Guerra civile americana, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori del Vietnam. Un viaggio nel dolore che forgia lo spirito tormentato di Logan e che lo spingono a cercare una vita “normale” tra i boschi e le montagne del Canada, lontano dall’odore di sangue e fra le braccia di una donna, la già citata Silverfox (interpretata dalla bravissima Lynn Collins vista ne Il Mercante di Venezia).

Da parte sua Gavin Hood, passato dopo il fortunato Tsotsi al mainstream hollywoodiano grazie al recente e crudo Rendition, si trova perfettamente a suo agio e sceglie di abbracciare la strada percorsa prima di lui da Ratner, sposando una non sempre equilibrata commistione di azione e introspezione, dove il primo elemento occupa una fetta consistente di torta senza per questo soffocare l’aspetto drammaturgico. L’adrenalina è garantita dalla presenza di sequenze dallo straordinario impatto visivo, che si alternano ad altre in cui gli effetti visivi e le coreografie marziali non convincono al 100% come nell’epilogo. Buona visione.

Info
Il trailer originale di X-Men le origini: Wolverine.
La pagina Facebook dedicata a X-Men le origini: Wolverine e alla saga degli X-Men.
X-Men le origini: Wolverine sul canale YouTube Movies.
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