X-Men: L’inizio

X-Men: L’inizio

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Film di personaggi, prima ancora che di effetti speciali e scontri coreografici, X-Men: L’inizio è un buon esempio di blockbuster che cerca di offrire puro intrattenimento e momenti di riflessione, dosando con cura sequenze adrenaliniche e spettacolari, gustose citazioni o siparietti divertenti, ma senza dimenticare la centralità della storia da raccontare.

Piccoli mutanti crescono

Prima che il mondo conoscesse l’esistenza dei mutanti e che Charles Xavier e Erik Lensherr prendessero i nomi di Professor X e Magneto, vediamo due giovani ragazzi che scoprono i loro poteri per la prima volta. I due, che diventeranno nemici giurati, sono amici che lavorano insieme con altri mutanti per impedire lo scoppio della Terza Guerra Mondiale. Ma in questo percorso, tra di loro nasce un contrasto, che scatena l’eterna guerra tra la Confraternita di Magneto e gli X-Men del Professor X… [sinossi]
Americani, sovietici, umani…
Uniti nella loro paura dell’ignoto
Erik Lehnsherr (Magneto)

La saga cinematografica degli X-Men [1], pur altalenante nei vari episodi, ha sempre offerto spunti interessanti, distinguendosi di gran lunga dai tanti e spesso inutili lungometraggi tratti dagli albi dei supereroi a stelle e strisce – pensiamo, per rimanere in tempi relativamente recenti, agli improponibili Daredevil di Mark Steven Johnson, Elektra di Rob Bowman e Catwoman di Pitof, ma anche alle fallimentari trasposizioni dell’Uomo-pipistrello affidate a Joel Schumacher (Batman Forever e Batman & Robin) o ai superficiali I fantastici 4 e I fantastici 4 e Silver Surfer di Tim Story [2].
L’apprezzabile resa sul grande schermo dei supereroi mutanti non è legata esclusivamente all’approccio più volenteroso della produzione e al buon livello dei registi e degli sceneggiatori chiamati in causa [3], ma è una quasi naturale conseguenza dell’ottimo materiale narrativo a disposizione, del numero e della caratura dei personaggi, della portata drammatica del conflitto tra gli X-Men del Professor X e la Confraternita dei mutanti malvagi di Magneto, della componente ucronica: c’è, in sostanza, tanta carne al fuoco, materiale che permette di sorreggere una saga e, come nel caso di X-Men: L’inizio di Matthew Vaughn, di (ri)cominciare con slancio un primo capitolo.

Si veda, infatti, la corposa sceneggiatura scritta da Vaughn con Ashley Miller, Zack Stentz e Jane Goldman: il prequel è ovviamente costruito in gran parte sulla presentazione dei (tanti) personaggi, sullo svelamento delle loro abilità e della loro natura, oltre che su un turbinio di cambi di location, che Vaughn e Goldman gestiscono con risultati ben più confortanti rispetto al discontinuo e dispersivo fantasy Stardust. Dalla Germania nazista alla Russia comunista, dalla Cuba dei missili a Las Vegas, X-Men: L’inizio è un film che riesce a tenere desta l’attenzione pur spostandola continuamente, focalizzandosi di sequenza in sequenza su una nuova situazione o un nuovo personaggio.
Reduce dall’ottimo Kick-Ass, Vaughn racconta in maniera non superficiale, seppur frammentandolo di continuo, il complesso rapporto tra Charles Xavier (aka Professor X) e Erik Lensherr (aka Magneto), inframezzato dallo sviluppo del contesto storico [4] e, soprattutto, dalla costituzione degli X-Men, con il “reclutamento” di Raven Darkholme/Mystica, Sean Cassidy/Banshee, Alex Summers/Havok, Armando Muñoz/Darwin e Hank McCoy/Bestia. Questo prequel/reboot non si nega certo mastodontici effetti speciali (ottima la sequenza del sottomarino sospeso in aria), non rinuncia a una colonna sonora di sicura presa emotiva e gioca alcune carte facili facili (si veda l’immancabile fase di addestramento dei giovani mutanti, che narrativamente serve ad allentare la tensione e offre buone gag), ma ha il merito di non soffocare il côté drammatico e tragico, dando ampio spazio alla complessa psicologia di Erik, mutante ripetutamente ferito dalla vita e dagli uomini, villain memorabile e felicemente affidato al talentuoso Michael Fassbender – la sequenza nel pub in Argentina sembra quasi un piccolo omaggio alla smisurata sequenza nella taverna di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, in cui Fassbender vestiva i panni del finto ufficiale tedesco.

X-Men: L’inizio può contare su un cast di assoluto rilievo – il suddetto Fassbender, James McAvoy (Charles Xavier), Kevin Bacon (Sebastian Shaw, personaggio fin troppo facile per Bacon), Jennifer Lawrence (Raven) e Oliver Platt (il simpatico Man In Black) – che contribuisce ovviamente alla caratterizzazione dei personaggi, vera chiave di volta del lavoro di Vaughn, evidentemente a suo agio quando deve trattare con adolescenza, post-adolescenza e dintorni. Film di personaggi, prima ancora che di effetti speciali e scontri coreografici, X-Men: L’inizio è un buon esempio di blockbuster che cerca di offrire puro intrattenimento e momenti di riflessione, dosando con cura sequenze adrenaliniche e spettacolari (la prima missione della CIA e di Xavier contro Shaw; l’attacco di Shaw alla base dei giovani mutanti; lo scontro finale), gustose citazioni (il fulmineo cameo di Hugh Jackman/Wolverine) o siparietti divertenti, ma senza dimenticare la centralità della storia da raccontare. Tra Singer e il J.J. Abrams di Star Trek. I figli dell’atomo hanno cuore e cervello…

Note
1. La prima apparizione degli X-Men, creati da Stan Lee (sceneggiatore) e Jack Kirby (disegnatore) per la Marvel, risale al 1963: era la risposta della Marvel alla Doom Patrol della DC Comics, così come i Vendicatori marveliani (formazione originale: Ant-Man, Hulk, Iron Man, Thor e Wasp) erano la contromossa editoriale per arginare e contrastare la Justice League of America (formazione originale: Martian Manhunter, Aquaman, Flash, Lanterna Verde e Black Canary).
2. Discorso a parte ovviamente per le trasposizioni di Christopher Nolan (Batman Begins e Il cavaliere oscuro) e di Tim Burton (Batman e Batman – Il ritorno), che affrontano la figura del supereroe con ambizione e piglio autoriale, e per l’ottimo lavoro di Zack Snyder col testo sacro Watchmen. Ancora più in là, con un rarefatto omaggio e un sagace lavoro di teorizzazione, si avventurerà M. Night Shyamalan con Unbreakable – Il predestinato.
3. I primi due capitoli – X-Men (2000) e X-Men 2 (2003) – vennero affidati con successo a Bryan Singer, regista di sicuro affidamento che successivamente cercò di rilanciare anche l’Uomo d’acciaio con il meno fortunato Superman Returns.
4. Dopo il drammatico incipit nella Polonia occupata dai nazisti, X-Men: L’inizio è ambientato in piena Guerra Fredda, con una fantasiosa quanto efficace ricostruzione della Crisi di Cuba (1962).
5. E nel film di Vaughn, come in quello di Tarantino, non sembra esserci (giustamente…) posto per il perdono, per la riconciliazione. “La pace non è mai stata un’opzione”.
Info
La pagina Facebook dedicata a X-Men – L’inizio e a tutta la saga degli X-Men.
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