Kick-Ass

Kick-Ass

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Vaughn gioca con le convenzioni e le regole del genere (dei generi: superhero e teen), omaggiando il mondo dei fumetti, disegnando personaggi calati in un immaginario sovrabbondante, colmo di citazioni anche cinefile, ma mai posticce. Kick-Ass è una sorta di riuscito intreccio tra Batman e John Hughes: i nuovi eroi mascherati hanno più debolezze che poteri, si muovono al ritmo delle celeberrime note di Morricone o della strampalata Banana Splits (Tra La La Song), ordinano il costume su internet, sono innamorati della ragazza più carina della scuola e desiderano essere solo un po’ più visibili, più popolari.

To Be (a Superhero)

Perché nessuno ha mai provato a essere un supereroe? Questa è la domanda che si pone Dave Lizewski, un normale adolescente newyorkese, quando indossa una tuta subacquea verde e gialla, comprata su internet, e diventa Kick-Ass; da quel momento in poi, non ci mette molto a trovare una risposta alla sua domanda: perché fa male. Ma, superando tutte le avversità, Dave si trasforma rapidamente in un vero e proprio fenomeno mediatico, in grado di catturare l’attenzione del pubblico. Ma non è l’unico supereroe là fuori… [sinossi]

Arriva nelle sale italiane con un certo ritardo l’ottimo Kick-Ass, sorprendente punto d’incontro tra superhero movie e teen movie [1]. Ispirato all’omonimo fumetto scritto da Mark Millar e disegnato da John Romita Jr., il lungometraggio diretto dall’inglese Matthew Vaughn (Stardust, The Pusher) prosegue l’opera di decostruzione e di riscrittura, spesso assai libera, dell’iconografia dei supereroi degli albi americani [2]. Superata la profonda crisi creativa e commerciale che ha attanagliato l’industria dei fumetti a stelle e strisce e il lungo disinteresse dimostrato da Hollywood, gli eroi mascherati hanno ripopolato il grande schermo sotto varie forme, fino al culmine artistico del monumentale Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan (ancora la perfida Albione) e al punto di non ritorno morale e politico rappresentato dal sottostimato Watchmen di Zack Snyder. In attesa di nuove trasposizioni, reboot, sequel, prequel e via discorrendo, registriamo l’interessante direzione presa da vivaci pellicole come Super di James Gunn e Megamind di Tom McGrath [3]: dietro ai superpoteri o dietro a semplici maschere ci sono personaggi sempre più simili ai nostri vicini di casa, eroi veri o eroi fasulli che devono fare i conti prima di tutto con loro stessi.

Kick-Ass, meno acido e provocatorio del suddetto Super, gioca però la carta (vincente) del teen movie, mescolando i generi in un cortocircuito narrativo/emotivo che riesce a divertire e soprattutto a coinvolgere, in un facile processo di identificazione: perché, in fin dei conti, “a un certo punto della nostra vita tutti abbiamo desiderato essere dei supereroi”. Matthew Vaughn, autore anche della sceneggiatura con Jane Goldman, plasma su una struttura narrativa non particolarmente complessa, addirittura esile e prevedibile, dei personaggi densi di umanità, nonostante le derive comiche e a tratti demenziali. Kick-Ass, Hit-Girl e Big Daddy, coi loro costumi variopinti, i mantelli e tutto l’armamentario, prima di essere dei supereroi sui generis sono un adolescente in cerca di una ragion d’essere (e di una ragazza), una bambina che pende dalle labbra paterne e un padre amorevole ma incapace di superare un grave lutto. Vaughn riesce a infondere nella pellicola respiro epico e brillante comicità, tenerezze da cotte adolescenziali mescolate a dettagli pulp ed evoluzioni in bullet time, eroismo e normalità, (grandi) responsabilità senza grandi poteri. E anche sul piano stilistico, Vaughn si concede qualche libertà, passando dai campi lunghi dell’entrata in scena di Mindy e Damon e della prima missione di Kick-Ass alle funamboliche sequenze in cui si scatena la piccola Hit-Girl. Ed è proprio la bambina prodigio – sia nella finzione (Hit-Girl/Mindy) che nella realtà (Chloe Moretz) – uno dei punti di forza della pellicola, con gli evidenti rimandi del personaggio alla Natalie Portman di Leon e il talento di una piccola star che ha già saputo affrontare ruoli complessi (Let Me In di Matt Reeves, apprezzabile remake americano dello scandinavo Lasciami entrare) e che vedremo nei prossimi mesi in un gran numero di progetti (The Fields di Ami Canaan Mann, Hugo Cabret di Martin Scorsese, Hick di Derick Martini). Alla giovanissima Hit-Girl/Mindy/Chloe sono paradossalmente affidate le due sequenze più adrenaliniche, spassose e al contempo drammatiche, del film: il salvataggio di Big Daddy e di Kick-Ass, con lo sfoggio di visione notturna, soggettiva videoludica, bullet time e varie tecniche di combattimento, e lo scontro finale nel palazzo del perfido Frank D’Amico, con la trascinante Bad Reputation di Joan Jett & The Blackhearts a dettare il travolgente ritmo iniziale.

Kick-Ass è una sorta di riuscito intreccio tra Batman e John Hughes, con l’inevitabile adeguamento alle nuove tecnologie, alla comunità globale, all’ignavia e indifferenza della gente. I nuovi eroi mascherati hanno più debolezze che poteri, vivono di rimandi e citazioni, si muovono al ritmo delle celeberrime note di Morricone o della strampalata Banana Splits (Tra La La Song), ordinano il costume su internet. E spesso sono innamorati della ragazza più carina della scuola (Lyndsy Fonseca, altro nome da seguire con attenzione) e desiderano essere solo un po’ più visibili, più popolari.

Vaughn gioca con le convenzioni e le regole del genere (dei generi: superhero e teen), omaggiando il mondo dei fumetti, disegnando personaggi calati in un immaginario sovrabbondante, colmo di citazioni anche cinefile (Viale del tramonto, Sin City…), ma mai posticce. Dave Lizewski/Kick-Ass (il bravo Aaron Johnson), ragazzo/eroe con “buone intenzioni e una notevole capacità di recupero” non ci guarda dall’alto di un grattacielo ma cammina tra i corridoi delle nostre scuole.

Note
1. Il film è uscito negli Stati Uniti da un anno, facendo rapidamente il giro del mondo. Il rinvio della programmazione italiana potrebbe limitare, almeno in parte, gli incassi.
2. La lavorazione del film è iniziata quasi in parallelo con la scrittura del fumetto, imboccando strade diverse nonostante la fedeltà iconografica.
3. Un passo fondamentale, a suo modo, l’aveva già compiuto M. Night Shyamalan con Unbreakable – Il predestinato (2000). Tra gli altri, citiamo il pregevole Gli Incredibili di Brad Bird, l’altalenante Hancock di Peter Berg e il deludente The Green Hornet di Michel Gondry.
Info
Il canale youtube di Kick-Ass.
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