Aimer, boire et chanter

Aimer, boire et chanter

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Con Aimer, boire et chanter Alain Resnais mette in scena con la consueta classe una pièce di Alan Ayckbourn, illuminando la Berlinale 2014, dove è in corsa per l’Orso d’Oro.

Tre donne attorno a George Riley

Nello Yorkshire la vita di tre coppie è sconvolta per alcuni mesi, dalla primavera all’autunno, dall’enigmatico comportamento del loro amico George Riley. Quando Colin inavvertitamente racconta alla moglie Kathryn che il suo paziente George Riley ha i giorni contati, ignora che George sia stato il primo amore della sua compagna… [sinossi]

Vous n’avez encore rien vu, rimasto inedito in Italia dopo la sua presentazione in concorso al festival di Cannes del 2012, si apriva su un uomo di teatro che lasciava un suo video post-mortem agli amici commedianti, dando loro le istruzioni per una diversa messa in scena della sua pièce Eurydice. Intrappolata nell’immagine video e inscenata all’infinito nel gioco tortuoso del teatro, la vita del personaggio interpretato da Denis Podalydès sopravviveva alla propria morte fisica (per quanto non reale, come ricorderanno i pochi fortunati che hanno avuto modo di vedere il film). Anche Aimer, boire et chanter si apre su una morte, profetizzata dagli esami clinici che non lasciano speranza a George Riley: attorno a questo morto in fieri, invisibile sullo schermo e lasciato sempre rigorosamente nel fuori campo, prende una volta di più il la il gioco della vita come rappresentazione dell’arte e viceversa. Selezionato per partecipare all’agone per la conquista dell’Orso d’Oro alla sessantaquattresima edizione della Berlinale, Aimer, boire et chanter racchiude al proprio interno molte delle ossessioni e degli amori che da sempre circondando e vivificano il cinema di Resnais, a partire dalla scelta del testo teatrale da mettere in scena: Aimer, boire et chanter è infatti tratto da Life of Riley di Alan Ayckbourn, drammaturgo britannico il cui lavoro era alla base anche di Smoking/No Smoking e Cuori.

Come d’abitudine per i lavori di Ayckbourn, anche Aimer, boire et chanter è il racconto corale di uomini e donne alla ricerca eterna – ma quasi mai affannata – di se stessi e della propria dimensione affettiva e sociale: da un punto di vista strutturale, sia per l’utilizzo della scenografia che per la progressione narrativa, Aimer, boire et chanter sembra avvicinarsi soprattutto ai confini di Smoking/No Smoking, del quale riprende sia le atmosfere sia le dinamiche familiari indagate, ma (come già accennato in apertura) è impossibile non tracciare un fil rouge in grado di collegare il film anche al precedente Vous n’avez encore rien vu. La riflessione sul teatro in grado di riscrivere letteralmente la vita dei personaggi viene qui però declinata facendo ricorso a un umore più lieve, leggero, spensierato: commedia di parola e di concetto, Aimer, boire et chanter è l’ennesima conferma della lucidità espressiva di Resnais, al quale come sempre bastano un fondale di cartone, una quinta per l’ingresso in scena dei personaggi e un paio di sedie per dare vita a un microcosmo umano folle, innamorato, gioiosamente crudele. Cinema dell’essenza che riprende il teatro senza mortificarlo mai in una pedissequa messa in scena del testo, ma cerca semmai infinite correlazioni tra le arti (una volta di più viene ribadito l’amore di Resnais per il fumetto, per esempio), palingenesi continua eppure sublime nella sua perpetuazione di uno schema rigoroso.
Come sempre nel cinema di Resnais si assiste a un lavoro insistito – mai banale né superfluo – sul campo/fuori campo, metafora dell’impossibilità di trovare una relazione stabile tra l’uomo e l’esterno da sé: come in Smoking/No Smoking, e contrariamente a quanto avvenuto in Cuori, sono gli esterni a farla da padrone, giardini di uno Yorkshire impossibile nei quali si svelano amori, tradimenti, storie del passato e nei quali i personaggi dissertano del “povero” George Riley, condannato a morte da un male incurabile.

Ancora una volta la “regia a dizione controllata”, per usare le parole coniate nei suoi confronti da Christian Metz, rende il cinema di Alain Resnais un’esperienza irrinunciabile, appassionante e (nel caso specifico) profondamente divertente. Commedia umana che non prevede colpevoli e innocenti, Aimer, boire et chanter non assume mai i contorni del film “senile”, nonostante Resnais si appresti il prossimo 3 giugno, a compiere novantadue anni. Accompagnato da attori in perenne stato di grazia (André Dussolier, Sandrine Kiberlain, Michel Vuillermoz, Caroline Silhol, Hyppolite Girardot, ma da notare l’apparizione finale della giovanissima Alba Gaïa Kraghede Bellugi, già enfant prodige nell’ottimo Je m’appelle Elisabeth di Jean-Pierre Améris) tra cui spicca la fedele compagna di vita e di lavoro Sabine Azéma, alla decima collaborazione con il marito, Resnais illumina un’edizione particolarmente opaca della Berlinale con l’ennesimo gioiello imperdibile della sua filmografia.

Info
La scheda IMDB di Aimer, boire et chanter
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