Tomorrowland – Il mondo di domani

Tomorrowland – Il mondo di domani

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Dopo l’ultimo episodio del franchise di Mission: Impossible, Brad Bird resta con Tomorrowland nel cinema live action, in un progetto che risente troppo del contrasto tra la sua fantasia e l’invadente marchio disneyiano.

Un domani dimezzato

1964: all’Esposizione Mondiale di New York, il piccolo Frank Walker presenta il prototipo di una macchina che permette all’uomo di librarsi in volo. L’invenzione colpisce una sua misteriosa coetanea, che decide di aprire a Frank le porte di un mondo sconosciuto. 2015: Casey, irrequieta e sognatrice, viene arrestata dopo aver tentato di impedire con la forza il licenziamento di suo padre. Al suo rilascio, trova tra le sue cose una misteriosa spilletta, che al solo tocco provoca su di lei un effetto sorprendente… [sinossi]

Smarcatosi dall’ala protettiva della Pixar, sotto la quale ha raggiunto il grande successo di pubblico (nonché l’Oscar nel 2004 per Gli incredibili) Brad Bird sembra più che mai voler perseguire una personale strada nel cinema mainstream dal vivo. Una strada che per la seconda volta, dopo il precedente Mission: Impossible: Protocollo Fantasma, lo porta qui a lavorare con alcuni dei nomi chiave della serialità televisiva: se là il regista di Ratatouille aveva trasformato in immagini una sceneggiatura di Josh Appelbaum e André Nemec (di loro si ricordano serie come Alias e Life on Mars) su cui pesava la forte impronta del produttore J.J. Abrams, qui si trova ad approcciare un progetto che la Disney aveva commissionato a Damon Lindelof, noto co-creatore e sceneggiatore di Lost. Un progetto, questo Tomorrowland – Il mondo di domani, che comunque porta decisamente più il marchio della casa produttrice (a partire dal logo in bella vista nella locandina) che quella di regista e sceneggiatore: il titolo, e l’idea di base del film, nascono d’altronde da una precisa area di attrazioni di Disneyland, creata nel 1955 e reimmaginata, nella sceneggiatura, come embrione di una creazione più grande, un vero e proprio mondo parallelo in cui lo stesso Disney avrebbe pensato e progettato una possibile società futura.

Malgrado i limiti evidentemente abbastanza ristretti (di estetica e target) entro i quali il progetto doveva muoversi, e malgrado l’impronta di “film Disney” sia palese sin dalle sue prime immagini, Tomorrowland parte e promette decisamente bene; con una narrazione articolata in due distinti flashback, in cui la sceneggiatura svela, con sapiente gradualità, gli ingredienti di un intreccio che fonde una sci-fi dal gusto retrò (con origini nell’estetica delle scenografie del parco originale) con elementi fantasy. Nonostante la schematica presentazione dei due personaggi principali (l’adolescente interpretata da Britt Robertson, e la versione giovane del protagonista George Clooney) colpisce l’accuratezza della ricostruzione d’ambiente che fa da teatro alle vicende dei due ragazzini, che si svolgono rispettivamente al giorno d’oggi e nel 1964: specie in quest’ultimo segmento narrativo, che vede il protagonista muoversi dentro (e, letteralmente, oltre) il contesto dell’Esposizione Mondiale di New York, il film ricostruisce bene il clima di ingenuo ottimismo che permeava quegli anni, unito ad una sottile atmosfera nostalgico-elegiaca, di rimpianto che è insieme quello personale dell’infanzia, e quello collettivo di un’epoca, che ha qualche analogia col mood che caratterizzava il Super 8 di Abrams (personalità, quest’ultima, la cui influenza sul cinema contemporaneo si estende ben oltre i progetti in cui è direttamente coinvolto).

In questa sua prima metà, il film inanella alcune sequenze gustose (tra queste, resta impresso l’irresistibile confronto all’interno del negozio di memorabilia), gestendo in modo intelligente la rivelazione dei contorni dell’intreccio, nonché la dialettica tra i diversi piani di realtà che vengono di volta in volta messi in scena. Quando, tuttavia, la storia prende una forma definita, e la sceneggiatura mette definitivamente sul tavolo le sue carte, Tomorrowland rivela tutti i limiti di un prodotto in cui il peso della produzione è preponderante; un peso che schiaccia, piegandole a sé e rendendole irrilevanti, tutte le possibili suggestioni della storia. La riflessione sul futuro che il film vorrebbe portare avanti, nel momento in cui ne vengono resi palesi i contorni, rivela lo spessore e la pregnanza di un tema da scuola media; cassati accuratamente i particolari troppo espliciti della catastrofe prossima ventura (relegata a pochi scorci, che bastano tuttavia a sconvolgere la protagonista) il tutto si articola sul carattere messianico della missione della ragazza, e su una dialettica fiducia/paura per il futuro che, anche per il target a cui il film si rivolge, appare davvero troppo elementare.

Se, anche in questa sua seconda parte, Tomorrowland rivela intuizioni visive più che degne di nota (tra queste, una sorprendente mutazione/distruzione della Torre Eiffel), sono le basi su cui la storia si muove a risultare fragili: un mero, stucchevole e generalizzato peana dell’ottimismo e della collaborazione, che, privo com’è di motivazioni narrative solide, finisce presto per scivolare nella retorica. Retorica che letteralmente esplode nel finale, a cui si giunge dopo un confronto frettoloso e ben poco coinvolgente con un villain che appare a sua volta come una figurina (col volto di Hugh Laurie). Nonostante i 130 minuti di durata, alla fine ci si trova a stupirsi per il modo affrettato in cui la vicenda viene conclusa, risultato di una gestione poco armonica della narrazione e di una scarsa compattezza del tutto.
Più in generale, Tomorrowland resta prigioniero del contrasto tra la fantasia e l’estro visivo del regista (con le suggestioni tematiche introdotte da Lindelof nella prima parte) e la “confezione” di un prodotto che si propone innanzitutto di intrattenere i più giovani; pagando anche qualcosa all’invadenza di un marchio che informa di sé il risultato finale più che in passato. Lo scopo dell’operazione, sostanzialmente raggiunto, finisce comunque per sacrificare (e non era un risultato inevitabile) molte delle potenzialità che il progetto presentava.

Info
Il trailer italiano di Tomorrowland.
Tomorrowland su facebook.
Il sito ufficiale di Tomorrowland.
Il sito italiano di Tomorrowland.
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