Hitchcock/Truffaut

Hitchcock/Truffaut

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Uno dei volumi fondamentali della storia del cinema viene rievocato da Kent Jones in un documentario piacevole, ma in fin dei conti inerte e superficiale: Hitchcock/Truffaut, alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Quando c’era il cinema…

Nel 1962, François Truffaut convinse Alfred Hitchcock a concederli un’intervista lunga una settimana nella quale il grande regista inglese potesse condividere con il suo giovane ammiratore i segreti del suo cinema… [sinossi]

Ci troviamo in una fase storica in cui il cinema riflette continuamente su se stesso e su ogni angolo riposto della sua esperienza in quanto Settima Arte. E in tal senso viene sempre utile – in maniera persino compulsiva, visto il proliferare di canali via cavo che devono riempire la loro programmazione – lo strumento del documentario. Va detto però che, nella maggior parte dei casi, queste forme di cosiddetto “cinema del reale” non ambiscono più a proporsi come tentativo d’interpretazione di quanto si muove intorno a noi, quanto piuttosto si limitano al piccolo cabotaggio, raccontano cioè tendenzialmente una storia curiosa proveniente dal passato, senza starsi troppo a curare della forma e della posizione che essi assumono rispetto alla materia narrata.
Ecco allora che da questa impostazione ‘basica’ nasce un film come Hitchcock/Truffaut di Kent Jones, resoconto superficiale di come nacque e si sviluppò il processo che portò alla pubblicazione di uno dei pochi volumi davvero indispensabili per cinefili, appassionati e studiosi: Il cinema secondo Hitchcock.

Certo, fa piacere sentire parte di quelle registrazioni, in cui si può finalmente ascoltare quel che finora avevamo sempre solo letto su carta. Certo, ci si emoziona sempre nel poter rivedere delle sequenze tratte sia dai film di Hitchcock che da quelle di Truffaut. Ma tutto questo non è sufficiente per farne un film. Sarebbe servito qualcosa in più, un montaggio più elaborato e studiato ad esempio, o una qualche idea visiva; soprattutto sarebbe servito ragionare meglio sul meccanismo delle interviste, che tra l’altro è sovente il punto più debole di un certo tipo di documentari concepiti in modo pseudo-televisivo.
Perciò vediamo parlare Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Kiyoshi Kurosawa, Wes Anderson, James Gray, Olivier Assayas, Richard Linklater, Peter Bogdanovich e Paul Schrader; tutti a dirci quanto sia stato importante per loro il cinema di Alfred Hitchcock, senza però avere la possibilità e forse la voglia di approfondire il discorso. Tra di loro, forse l’unico che dice qualcosa d’interessante è Kurosawa, il quale ci ricorda come Hitchcock fosse un regista estremamente radicale ed è dunque un miracolo o, almeno, un caso raro che i suoi film abbiamo sempre avuto così tanto successo.
Ma, a parte il fatto che tra i dieci registi coinvolti non è stranamente presente Brian De Palma (intervistato a sua volta di recente in De Palma di Noah Baumbach), il vero problema di questa struttura è che finisce per palesare un curioso paradosso. Infatti, un’intervista tanto approfondita come quella di Truffaut ad Hitchcock si poneva come obiettivo il superamento del chiacchiericcio sterile sul cinema e, creando le condizioni per far dialogare un regista con un altro, permetteva di entrare nel meccanismo stesso della macchina-cinema, faceva sì che si potesse riflettere e ragionare su ogni singola inquadratura e sul senso di ciascuna scelta di messa in scena. A cosa serve allora contrapporre, come fa Kent Jones in Hitchcock/Truffaut, delle considerazioni buone per essere inserite negli extra di un dvd? Semplicemente a ricordarci che oggi ci ritroviamo ad essere dei nani sulle spalle di giganti.

Info
La scheda di Hitchcock/Truffaut sul sito della Festa del Cinema di Roma.
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