Criminal

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Omaggio all’action movie del passato senza senso né direzione, Criminal di Ariel Vromen regala qualche momento divertente, ma a tratti viene il dubbio che la sua ironia sia involontaria.

Brain/On

L’agente della CIA, Bill Pope viene ucciso e porta con sé nella tomba dei segreti fondamentali per salvare il mondo da un potenziale attacco terroristico. Per risvegliare i suoi ricordi, la CIA chiede l’aiuto del Dottor Franks, il quale ha sviluppato una nuovissima tecnica scientifica per trasferire il pattern cerebrale di una persona nella mente di un’altra. La memoria di Bill viene così impiantata nel cervello di un pericoloso detenuto nel braccio della morte, Jerico Stewart, nella speranza che il criminale porti a termine la missione di salvataggio… [sinossi]

Sarebbe bello poter riesumare certi nostrani cadaveri eccellenti – del calibro ad esempio di Giulio Andreotti o Francesco Cossiga – trasferirne il cervello su un vivente e carpirne così finalmente tutti i preziosi segreti di Stato. L’italico stivale sarebbe alfine percorso da moti di rivolta e in breve tempo si respirerebbe a pieni polmoni l’aria cristallina di una corroborante “alba del giorno dopo”. Sarebbe bello.
A rinfocolare questa sublime speranza è ora il futuribile action movie Criminal, diretto da quall’Ariel Vromen che aveva galvanizzato gli animi degli amanti del genere al Festival di Venezia del 2012 con l’interessante, sanguinolento The Iceman.

Criminal è forse un titolo troppo anodino per questa quarta regia dell’autore israeliano, che ci presenta una storia di innesto celebrale ondeggiante tra il poliziesco e il melò, l’azione fracassona e l’introspezione psicanalitica. “Brain/On” sarebbe stato forse un appellativo più adeguato, considerando che, seppur non vi sia reciprocità nell’interscambio di cervelli, le similitudini che accostano il film di Vromen al Face/Off (1997) di John Woo non sono poche, così come vengono alla mente nel corso della visione classici del genere come 1997 Fuga da New York (John Carpenter,1981) o tutte quelle pellicole in cui un villain si rivela fondamentale per risolvere una qualche incresciosa faccenda di Stato.

Sospeso tra poliziesco e fantascienza, Criminal mette infatti al centro della sua storia un busillis non da poco: l’agente della CIA Bill Pope (Ryan Reynolds) viene ucciso nella solita fabbrica di cemento fuori città da un temibile terrorista internazionale (Jordi Molla) e porta con sé nella tomba preziosi segreti necessari alla sicurezza nazionale. Il capo dell’Agenzia Quaker Wells (Gary Oldman) ha però un asso nella manica, deve rintracciare il talentuoso neurochirurgo Dottor Franks (Tommy Lee Jones) e chiedergli di trapiantare il cervello di Pope nel cranio di un soggetto ancora in vita. Se la cosa riesce, la preziosa memoria dell’agente defunto potrebbe aiutarlo a rintracciare l’Olandese (Michael Pitt), un hacker che ha scoperto il modo per azionare a distanza qualsiasi arsenale nazionale, cosa che fa gola, ovviamente, al già citato terrorista. Ma il candidato ideale per il trapianto celebrale è Jerico Stewart, un pericolosissimo criminale ora rinchiuso nel braccio della morte. Jerico infatti, a causa di un colpo infertogli dal genitore in tenera età, ha un blocco del lobo frontale che gli impedisce di provare emozioni. In pratica è una sorta di tabula rasa sulla quale le attività neuronali dell’agente Pope potrebbero attecchire con estrema facilità. Il problema sarà riuscire poi a controllare questo instabile detenuto che, come viene annunciato ancor prima dell’operazione: “non è in grado di controllarsi”, “non ha il senso delle proporzioni” ma, soprattutto, “non si riesce a imporgli una disciplina”. C’è di più, il motto di Jerico è molto americano (anche se la maggior parte del film è ambientata a Londra) e recita così: “fammi male e io te ne farò di più”.

Insomma per il britannico agente Wells si tratta di una missione quasi impossibile e il solitamente efficace Gary Oldman, nel dar corpo al ruolo, sembra proprio aver pensato di puntare tutto su un senso di resa, di certo sospinto anche dall’improbabile assunto della storia in cui si è ritrovato ad agitarsi. Davvero imbarazzante è la sequenza in cui il personaggio, in evidente stato di nevrastenia, impone un interrogatorio post-operatorio al povero Jerico, dal quale vorrebbe già carpire le informazioni di cui è in cerca. Per il resto del film poi, lo troviamo nella stanza dei bottoni della CIA dove, avvolto nel suo completo inamidato, si adopra con la sua squadra in numerosi “riconoscimenti facciali” che lo spingono sovente a correre sul posto del rinvenimento di un presunto colpevole, dove però arriva perennemente in ritardo.
Criminal è di fatto un film intermittente, a corrente alternata, dove si susseguono esplosioni, colpi di scena (mai narrativamente costruiti), corse a perdifiato (in auto, a piedi e in elicottero) e poi numerosi momenti di stasi. A quest’ultimo versante appartengono di certo tutte le sequenze in cui appare Tommy Lee Jones, cui i panni del luminare della neurochirurgia vanno decisamente stretti. Come nel caso del collega Gary Oldman, anche Jones sembra subire questo ruolo più che dargli corpo, d’altronde Vromen, dopo la prodezza in sala operatoria, lo lascia ai margini, assegnandogli il compito di fornire al suo paziente, quando necessario, un cachet per il mal di testa.

Nonostante avesse dunque per le mani un cast stellare, che sulla carta fa pensare a un packaging in stile I mercenari, Ariel Vromen deve essersi lasciato distrarre un po’ troppo dall’incontrollabile Jerico, cui si dedica con maggiore cura, ma anche in questo caso, il personaggio viene fuori a fatica, assumendo qualche chiaroscuro soltanto quando il film si indirizza verso la sua chiosa. Per Kevin Costner deve essere stata una prova allettante quella di cimentarsi con un vero “cattivo” e il suo regista ne ha approfittato da par suo per lasciarlo lungamente libero di esprimersi, tra scazzottate, teste e nasi frantumati, fiotti di sangue a ripetizione e quant’altro. Si apprezza dunque in Criminal una certa mancanza di ipocrisia nel mostrare la violenza, ma queste sue numerose esplosioni non vengono mai realmente sovvenzionate dall’opportuno nerbo registico, restano insomma degli “happening” improvvisi, senza senso né direzione.

Per fortuna però questa storia della memoria travasata ha in serbo qualche sorpresa, per lo spettatore così come per il suo antieroe. Ecco allora che quando i ricordi del defunto Bill Pope (divertente pensare che il personaggio porti lo stesso nome del celebre direttore della fotografia) iniziano a riaffiorare nella mente di Jerico come una sorta di memoria proustiana attivata da immagini e odori, qualcosa cambia. Jerico inizia a provare finalmente quei sentimenti che l’infanzia violenta gli aveva negato, prende contatto con la vedova e la figlioletta di Pope, si scopre premuroso “family man”. Il melò familiare in stile John Woo si addice dunque paradossalmente assai bene ad Ariel Vromen, che regala, anche grazie alle faccette sornione di Costner, qualche divertito momento di smitizzante ironia, sebbene il dubbio che la risata suscitata sia del tutto involontaria attanagli in più di un caso lo spettatore.
Vanamente rutilante, Criminal si concentra dunque tutto sul suo protagonista e sulla tenuta di un ritmo sregolato e spesso governato dal non-sense, dove anche gli obiettivi del terrorista bombarolo appaiono sbiaditi e deprivati di qualsivoglia substrato ideologico-politico. Resta da contemplare Kevin Costner alle prese con un ruolo per lui bizzarro, ma a lungo andare, e nonostante tutto questa frenetica agitazione, è poca cosa.

Info
Il sito ufficiale di Criminal.
Il trailer italiano di Criminal.
Criminal sul canale Film su YouTube.
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