Mars Attacks!

Mars Attacks!

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Mars Attacks!, folle e in gran parte incompresa immersione nello sci-fi di Tim Burton, torna in vita al Future Film Festival, nella retrospettiva Welcome Aliens.

It’s Not Unusual

I marziani prendono contatto con la Casa Bianca e chiedono di atterrare sulla Terra. Ma sono violenti, sadici e con una gran voglia di distruggere tutto e tutti. L’esercito è impotente, il Presidente non sa che cosa fare, il paese è allo sbando. Chi potrà salvare la situazione? [sinossi]

Sono trascorsi venti anni dall’uscita nelle sale di Mars Attacks!, ma da un punto di vista cinematografico sembrano passate delle intere ere geologiche. Nel 1996 Tim Burton era il giovane regista più lanciato di Hollywood, il più amato tanto da cinefili di stretta osservanza tanto da orde di ragazzini imberbi, che erano impazziti per Beetlejuice – Spiritello porcello, i due capitoli di Batman e soprattutto Edward mani di forbice, mirabile fusione di fiaba gotica e melò con accenni – neanche velati – da teen movie. A neanche quarant’anni la figura di Burton si stagliava all’orizzonte come quella del futuro dominatore della Mecca del Cinema, avvinta al suo volere da una cinefilia nostalgica ma non passatista (lo dimostrava, un paio di anni prima di Mars Attacks! il sublime Ed Wood, elogio della serie Z forse furbo ma carico di una mestizia sincera) e da una versatilità non comune, che lo porta nel 1993 a ideare, produrre e di fatto coordinare Nightmare Before Christmas di Henry Selick, lavoro in stop motion che contiene al proprio interno buone dosi di storia del cinema d’animazione.
Anche gli alieni di Mars Attacks! in un primo momento dovevano muoversi attraverso la tecnica a passo uno, per espressa richiesta del regista, ma la produzione dopo una rapida previsione su costi e ricavi decise di affidare gli effetti speciali all’Industrial Light & Magic di George Lucas. Questa scelta fa sì che il film viva in due anime contrapposte: da un lato l’omaggio artigianale a un modo di concepire la sci-fi che nel 1996 era già morta e sepolta, e che raffigura l’aspetto più prossimo al Burton dell’epoca; dall’altro un’accurata immersione nella modernità, con tutte le frecce della tecnologia pronte a essere scoccate dall’arco produttivo. Qui, nelle pieghe di una tecnocrazia ancora solo suggerita – e soprattutto utilizzata a uso e consumo dell’immaginario del regista – si può intravedere la silhouette del Burton del Terzo Millennio, quello di Planet of the Apes, Alice in Wonderland e Dark Shadows. Progetti più che film, deprivati di una propria indipendenza e non troppo appassionati all’idea di doverla ricercare sprecando troppe energie.

Non sembrano neanche lontani parenti, il regista di Big Eyes e quello di Mars Attacks!, se non per quell’anagrafe che inchioda tutti alla verità. Se la progressione narrativa o l’iconografia di Mars Attacks! possono sembrarvi naïf, tenete a mente che “quel” Tim Burton era nel pieno della storia d’amore con Lisa Marie, squinternata modella e attrice (praticamente solo per il marito, ma riesumata da Rob Zombie ne Le streghe di Salem) che affermava di parlare con lo spirito di Vincent Price e di credere alla magia bianca.
Ma queste sono curiosità buone solo per tenere attiva la memoria. La verità è che Mars Attacks! fu un film profondamente incompreso, all’epoca della sua uscita, e dopo abbandonato al proprio destino senza troppa lungimiranza. I motivi sono più d’uno. Innanzitutto il tono scelto da Burton nel film, dominato da un ghigno grottesco che si fa beffe di tutto e di tutti, e sembra indirizzarsi verso una demenzialità crudele, che non ha ritegno particolare per nessuno dei suoi personaggi – eccezion fatta forse per il solo Lukas Haas, che è però un campagnolo a pochi passi dal ritardo mentale (il saluto degli alieni, con un dito a disegnare un cerchio in cielo, viene da lui definito “il simbolo internazionale della ciambella”). In secondo luogo la difficile accessibilità per un film del genere dello sguardo d’auteur che la critica europea gli aveva costruito addosso, soprattutto dopo Edward mani di forbice e Ed Wood; in realtà un fil rouge lega Mars Attacks! alla biografia del regista di Plan 9 from Outer Space, visto che sembra uscito proprio dalla sua factory, ma si tratta di un rimando troppo sottile, forse, per poter essere colto da uno sguardo distratto. Infine, proprio nel 1996 esce nelle sale anche Independence Day di Roland Emmerich, che con il suo rutilare tonitruante e le sirene dell’epica spiegate si mangia letteralmente il botteghino, dando l’impressione ad alcuni di rappresentare un fantomatico “futuro” del genere, antidoto perfetto al risultato economico loffio di Mars Attacks!, ancorato a un immaginario desueto.

Peccato che sia proprio l’aderenza a un tessuto visionario del tutto fuori tempo a rendere Mars Attacks! un oggetto prezioso, gemma rara nella standardizzata prosopopea hollywoodiana. Gli alieni di Burton sono cattivi quanto quelli di Emmerich, ma sanno essere ancora più sadici; di più, sono straordinariamente materiali. La loro testa può esplodere se viene rilasciato nell’aria uno yodel country, e dal cervello esce un liquido verdastro e melmoso; sono dei guardoni, e approfittano delle pulsioni sessuali del segretario di Stato Jerry Ross (un eccelso Martin Short, ma merita un plauso l’intero schizofrenico cast che va da Michael J. Fox a Pierce Brosnan, da Jack Nicholson a Sarah Jessica Parker, da Glenn Close a Rod Steiger, da Natalie Portman a Tom Jones, da Danny DeVito a Pam Grier, da Annette Bening all’ottuagenaria Sylvia Sidney) per intrufolarsi all’interno della Casa Bianca; si fanno fotografare eccitati e sorridenti davanti ai grandi monumenti costruiti dall’uomo, prima di distruggerli e giocare sulla macerie.
Sono così mostruosi da essere umani, gli alieni di Tim Burton, e il loro unico scopo è quello di annientare ogni cosa presente sulla faccia della Terra, senza distinzione alcuna. Usare contro di loro le armi, fossero persino le atomiche tanto care al Generale Decker, è inutile perché la loro tecnologia è così avanzata da non subire alcun contraccolpo. Non hanno alcuna etica, né si pongono mai un interrogativo su ciò che stanno facendo. Distruggono, e si beano della propria potenza. In una messa in scena mai così colorata per un regista abituato in quell’epoca alle timbriche dark (e non è così peregrino l’accostamento tra Mars Attacks! e Pee-Wee’s Big Adventure con cui esordì ventisettenne nel 1985), il film sprofonda in un’atmosfera sulfurea, che permette a Burton di dare sfogo a un olocausto dello sguardo che può lasciare intatte solo poche, pochissime certezze: la rinascita dell’America sulle macerie, affidata al già citato ritardato, alla figlia un po’ ribelle del Presidente, a una vecchietta sulla sedia a rotelle e a una band di mariachi è una sorta di resa dei conti, l’Ok Corral di Burton, l’ultima scintilla di eversione di fronte alla marea montante.

Il pubblico non gliela perdonerà, e a Burton non resterà che rifugiarsi una volta di più nel gotico (Il mistero di Sleepy Hollow è una tana di gran classe), prima di affrontare l’inizio del millennio puntando lo sguardo altrove, ammorbidendo le linee al punto da trasformarle da sghembe e deformi a bizzarre e curiose. I timbri si faranno favolistici, ma perderanno la fiaba, e tutto si normalizzerà. Ma Mars Attacks! è ancora un urlo imbastardito, la grassa risata anarcoide di chi sa cosa significa “popolare” e lo usa a proprio modo senza svilirlo mai.
In un accumulo di genialità si profana una volta per tutte la seriosità della fantascienza paranoica, e si manda al macero l’opulenza occidentale, le sue regole, la sua millantata “democrazia”. Tra donne-chihuahua, il Monte Rushmore con volti marziani, mani staccate dal corpo neanche si fosse in un episodio della Famiglia Addams, e altre simili amenità Burton raggiunge lo zenith della propria poetica visionaria, e il nadir degli incassi. Paradossi del cinema. A distanza di venti anni l’impressione è che ci sia ancora molto da imparare da un’operazione produttiva simile, e che nulla o quasi verrà imparato. Nel frattempo Burton ha licenziato il trailer della sua nuova fatica, La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, ombroso e dark al punto giusto, come scritto sulla ricetta. Sarà stata inclusa anche l’ispirazione?

Info
Il trailer di Mars Attacks!
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