Questi giorni

Questi giorni

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Con Questi giorni Giuseppe Piccioni cerca di raccontare i turbamenti di quattro ragazze, a un passo dall’ingresso nella vita adulta, ma fallisce completamente il bersaglio. In concorso a Venezia 2016.

Eravamo quattro amiche a Belgrado

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell’incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l’attendono una misteriosa amica e un’improbabile occasione di lavoro… [sinossi]

Questi giorni, terzo e ultimo film italiano presentato in concorso alla settantatreesima Mostra di Venezia (dopo Spira mirabilis della coppia D’Anolfi/Parenti e Piuma di Roan Johnson), segna il ritorno di Giuseppe Piccioni nella disfida per il Leone d’Oro a distanza di quindici anni da Luce dei miei occhi, con il quale riuscì nell’impresa di conquistare la Coppa Volpi per entrambi i protagonisti, Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli.
Tempi che sembrano lontani, ma che Piccioni vorrebbe ritrovare con Questi giorni, nuovo racconto di solitudini alla ricerca di un rapporto affettivo in grado di donare la forza per andare avanti. Ciò che all’epoca riguardava due adulti in una Roma mai così livida, viene ora declinato utilizzando come grimaldello il coming-of-age, tema già alla base (almeno in parte) del precedente Il rosso e il blu.
È infatti un romanzo di formazione, Questi giorni, che narra l’amicizia tra quattro ragazze: una di loro decide di andare a vivere a Belgrado, e le altre tre l’accompagnano nel viaggio in automobile che intende compiere.

Piccioni, basandosi su un romanzo di Marta Bertini (Color betulla giovane, tutt’ora inedito), tratteggia quattro tipi al posto dei personaggi: c’è Liliana, la ragazza cresciuta solo dalla madre e innamorata del docente con cui si deve laureare, Anna, la giovane ingenua incinta di un fidanzato altrettanto naïf, Angela, l’apparente provocatrice che non sa scrollarsi di dosso un ragazzo e soffre un padre/padrone. E poi ovviamente c’è Caterina, colei che cambia vita, eleggendo la Serbia a nuova patria: arrabbiata con il mondo e innamorata (senza essere ricambiata, se non in maniera platonica) di Liliana. Ma tutti, in Questi giorni, nascondono segreti, alternando la volontà di tenerli tali al desiderio di vederli finalmente scoperti, di poterli urlare al mondo.
Le quattro ragazze, seguendo lo schema tradizionale del film di viaggio, dovranno uscire da questa trasferta più forti, mature, anche a costo di sacrificare quell’innocenza – mai forse realmente posseduta – che l’età suggerisce allo spettatore. Piccioni si approccia a questa storia con uno sguardo neutrale, incapace di sprigionare reale empatia per le sue protagoniste: forse anche per questo motivo ci si sente distanti, sempre fuori dalla macchina e mai compagni di scorribande delle quattro ragazze. Che si tratti di un campeggio nervoso durante il quale scaturiscono alcune gelosie recondite, o di una serata fuori a Belgrado, o anche di una deviazione per andare a salutare il fratello di Caterina, fattosi prete, la camera di Piccioni permane in una statica freddezza, costretta a una meccanica dei sentimenti che non le si addice.

Ne viene fuori un film svogliato, in cui gli evidenti buchi di sceneggiatura non si trasformano mai in un volo libero senza traiettorie preordinate, e non si riesce mai davvero a scalfire la corazza sotto la quale si nascondono le quattro amiche: perché lo spirito di insubordinazione alle regole non si spinge mai oltre la soglia del dovuto? E perché i climax emotivi vengono sparati in faccia allo spettatore, senza essere mai solo suggeriti? Incapace di scegliere la strada, Questi giorni vaga in un road-movie in cui il viaggio non riesce mai a elevarsi a metafora, ma allo stesso tempo il paesaggio rimane sempre e solo sullo sfondo.
Piccioni si rifugia in un prevedibile (post)teen-movie composto solo di primi piani, in cui le schermaglie rimangono sempre chiuse nello stretto reticolo di quest’amicizia mal descritta, quasi sempre rancorosa, priva di quella “dolcezza cui tutti hanno diritto”, per rubare le parole a Francesco De Gregori. Il mondo degli adulti, cui ben presto le quattro dovranno volenti o nolenti aderire, è una nebulosa descritta con altrettanta faciloneria e una volta di più abusando di luoghi comuni e macchiette, come il padre di Angela interpretato da un Sergio Rubini sopra le righe o la madre di Liliana affidata alle cure di Margherita Buy, più trattenuta ma rimasta solo sulla superficie sottile della carta. Per non parlare di Filippo Timi, goffo docente di Liliana, impegnato in una performance prossima al grottesco, e quindi del tutto fuori tono rispetto al resto del film. Ma è forse tutto Questi giorni a essere incapace di trovare un proprio tono, una timbrica che gli sia consona. Tutto rimane abbozzato, trattato con mano tutt’altro che lieve eppure ben attento a evitare il cattivo gusto. Restano le interpretazioni delle quattro protagoniste, altalenanti ma in parte promettenti. Davvero troppo poco.

Info
Il trailer ufficiale di Questi giorni.
La scheda di Questi giorni sul sito di Venezia 2016.
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