Ciao Renato!

In un momento in cui Roma sembra sprofondare senza più speranza, riscoprire un documentario quale Ciao Renato! ci ricorda come bisognerebbe ritornare sempre all’insegnamento di Renato Nicolini. Alla 15esima edizione di I Mille Occhi.

La sinistra che c’era

Assessore alla cultura del comune di Roma dal 1976 al 1985, sotto le amministrazioni di Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli ed Ugo Vetere, Renato Nicolini fu l’inventore dell’Estate romana e l’animatore instancabile di innumerevoli iniziative che fecero diventare la Capitale l’effettivo epicentro della cultura nazionale (e non solo). Il film di montaggio lo ricorda, usando diverso genere di materiale di repertorio. [sinossi]

Ci è capitato di recente di scrivere a proposito dei film di montaggio, caratterizzati dall’uso esclusivo del materiale di repertorio, e di notare come spesso bastino alcuni piccoli accorgimenti per stravolgere e falsificare completamente i filmati di partenza. Nello specifico è successo con Assalto al cielo di Francesco Munzi, presentato fuori concorso all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. E, solo pochi giorni dopo, va dato merito a I Mille Occhi di averci dato la possibilità di tornare ad apprezzare un film di montaggio ‘puro’, perché semplice, rispettoso e onesto quale Ciao Renato!, documentario con cui nel 2012 – anno della sua prematura scomparsa – il gruppo dell’Officina Filmclub (composto da Cristina Torelli, Paolo Luciani e Roberto Torelli, con l’eccezione in questo caso di Ciro Giorgini) omaggiava Renato Nicolini.
Architetto di formazione e storico assessore alla cultura del comune di Roma a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta, ai tempi delle giunte di sinistra e comuniste (in particolare quella guidata da Luigi Petroselli), Nicolini ha segnato un’epoca, animando e inventando l’Estate romana, dal cinema a Massenzio passando per il festival dei poeti a Castel Porziano.

Ciao Renato! – che è stato già presentato nel 2012 alla Festa del Cinema di Roma di marca mülleriana – ricorda questa figura unica di politico e di intellettuale, lavorando su un montaggio preciso e millimetrico. Non basta avere infatti centinaia di migliaia di interviste, come è il caso di Nicolini, bisogna anche saperle mettere insieme, secondo un discorso logico. Così la lucidità di pensiero di Nicolini emerge in tutta la sua nettezza: il discorso a proposito dell’effimero, l’unione della cultura alta e della cultura bassa e l’idea che le amministrazioni comunali debbano permettere ai propri cittadini di riscoprire la bellezza perché ne hanno pieno diritto. Sono solo alcuni dei temi che vengono sviscerati nel film, cui si deve anche il merito di vederli declinati in chiavi diverse attraverso gli anni. Non vediamo infatti una scansione cronologica degli eventi, anzi: Nicolini ci appare ora giovanissimo, ora già anziano e malato, ora battagliero ora più sornione, con quell’eterno mezzo sorriso sulla bocca frutto di una antica paresi alla parte destra del volto. E non vediamo Nicolini solo in ‘cattedra’ mentre risponde con ironia a una giornalista o a un politico, o ancora a una signora che si lamenta del rumore, lo vediamo anche in momenti in cui fuoriesce dal suo ruolo politico/amministrativo: attore, presentatore (condusse anche una trasmissione sportiva), e infine oggetto di un commovente filmato in cui, ripreso in bianco e nero, si lascia fotografare.

Personalità multiforme e tutt’altro che accomodante nonostante i suoi modi minimizzanti tipicamente romani, Nicolini è stato un maestro dal pensiero forte e dai toni leggeri e garbati, secondo obiettivi che nessuno ha saputo e voluto imitare. Così, se a qualcuno venisse in mente che Rutelli e Veltroni abbiano provato a seguire il suo esempio con le loro manifestazioni, in cui il coinvolgimento delle masse includeva purtroppo un progetto culturale ripiegato sulla medietà di pensiero, basti ricordare che Nicolini organizzò, tra le varie cose, anche la proiezione all’aperto di Napoléon di Abel Gance, alla presenza di Jack Lang e di Danielle Mitterrand, con ben quattromila spettatori. Basta questo per capire che andare ‘verso’ il popolo non significa adagiarsi nei gusti, ma proporre delle sfide, culturali e non, e saperle difendere con coraggio. Tutto questo è sparito dal panorama della Capitale, dove ormai contano solo fatture false, piccole grandi menzogne e trionfo di quel ‘benpensantismo’ di cui giustamente Nicolini si fa beffe ad un certo punto di Ciao Renato!. Con, all’orizzonte, lo spettro dell’ennesimo commissariamento.

Info
Il sito del festival I mille occhi.

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