La mummia

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Tra immaginari maldestramente mescolati e incoerenze narrative di ogni sorta, questo La mummia versione 2017 sembra principalmente preoccupato di proiettarsi in un nuovo universo (quello del neonato Dark Universe), piuttosto che di porne le adeguate basi. La regia di Alex Kurtzman aggiunge poco, ma non molto di più fanno le interpretazioni di Tom Cruise, Russell Crowe, Sofia Boutella e Annabelle Wallis.

Un universo (mal) dissepolto

Nick Morton, militare che arrotonda il proprio stipendio rubando e rivedendo antichità sul mercato nero, rinviene casualmente in Iraq un’antica tomba, che sembra essere appartenuta a una principessa dell’antico Egitto. Ciò che l’uomo ignora di aver risvegliato una creatura malvagia, spezzando la maledizione che oltre 2000 anni fa le aveva impedito di gettare il mondo nelle tenebre… [sinossi]

Pronti, (ri)partenza, via. Dopo il tentativo andato a vuoto di Dracula Untold, film pensato come il primo tassello del neonato Dark Universe (già Universal Monsters Cinematic Universe), ma poi da esso precipitosamente espunto, il nuovo franchise targato Universal sembra aver trovato davvero il suo avvio. Unica major a non detenere i diritti di nessun supereroe, ma forte di una storia legata (anche) ai suoi mostri cinematografici, la casa americana imbastisce così un’operazione che si inserisce nell’onda lunga della tendenza alla continuity spinta, agli universi programmaticamente condivisi, alla “serialità” da grande schermo che chiama a un giudizio che (almeno sulla carta) si vuole esteso oltre i confini del singolo film. Una progettualità che questo La mummia versione 2017 si preoccupa di ribadire più volte nel corso della sua durata, dai titoli di testa che recano in bella vista la dicitura “Dark Universe” alla presenza di un moderno dottor Jekyll col volto di Russell Crowe, dai teschi coi canini appuntiti nel laboratorio di quest’ultimo a una conclusione che lascia presagire un’estensione della storia in direzioni non direttamente legate al suo soggetto. È quasi l’ansia del voler dire a più riprese “ci siamo anche noi”, quella che sembra trasparire dal film di Alex Kurtzman, un’ansia che sembra anche prescindere dalle effettive necessità narrative di tali riferimenti.

In coerenza col nome del suo universo, Kurtzman sembra voler recuperare una coloritura più oscura per l’ormai ultra-ottantennale soggetto, limando il mood fantasy/avventuroso che aveva caratterizzato il riavvio del 1999 (con relativi sequel) e avvicinandolo al gusto del pubblico cinematografico e televisivo moderno. In questo senso, la tendenza all’esotismo alla base della precedente saga viene qui fortemente ridimensionata, in favore di un setting che dal moderno Iraq (il perché l’Egitto sia quasi assente è oggetto di una frettolosa spiegazione) si sposta presto in una Londra sospesa tra suggestioni stregonesche e inquietudini hi-tech: con non una meglio identificata società scientifico/massonica dedita al contenimento delle manifestazioni maligne, con sede nel sottosuolo della capitale britannica. Vengono in mente serie televisive come Sanctuary, oltre ai crossover tra creature in chiave fantasy dei vari True Blood, privi tuttavia della raffinata rielaborazione che ne ha dato, più recentemente, John Logan nel suo Penny Dreadful.
Quello a cui questo nuovo La mummia sembra in effetti puntare è un immaginario che, più che contaminato, sembra mescolato un po’ a caso, nel tentativo di aggiungere a un “mostro” che è difficile considerare tale (almeno non con le visibili fattezze di Sofia Boutella) una variegata galleria di attrazioni da luna park degli orrori, gettate nella sceneggiatura senza molte preoccupazioni per la coerenza: da cadaveri prosciugati della propria forza vitale e mutati in zombie, al già citato, imbolsito e decontestualizzato Jekyll interpretato da Crowe, fino all’incoerente compagno del protagonista in veste di non-morto, (mal) ricalcato sul modello dell’amico del protagonista de Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis.

In tutto questo, la sceneggiatura taglia con l’accetta la figura del protagonista col volto di Tom Cruise, abbozzando una rozza love story con la partner interpretata da Annabelle Wallis, utilizzando didascalicamente il motivo della fascinazione esercitata dal “mostro” (virgolette più che mai d’obbligo), e conferendo al protagonista un’immortalità che da subito limita fortemente la preoccupazione per le sue sorti. Se lo script procede per accumulo di forzature, non tentando neanche di regalare al personaggio della Boutella qualcosa di simile a uno spessore drammaturgico, e arrivando a una conclusione che si fa beffe di qualsiasi concetto di logica e consequenzialità narrativa, le cose non vanno molto meglio sul piano della messa in scena: sotto lo sfavillio digitale debitore all’alto budget, Kurtzman mostra tutta la sua inesperienza dietro la macchina da presa, nonché la sua scarsa dimestichezza con le sequenze d’azione. La carente pulizia e leggibilità delle stesse si somma a un’assenza sostanziale di fisicità, oltre che a un atteggiamento autocensorio nei confronti della violenza che appare eccessivo anche per le logiche e il target di un blockbuster. Lasciando il coté dark ricercato dal film come vuoto involucro, inerte veste che assolve una mera funzione esornativa, il film sembra preoccuparsi a più riprese di rassicurare lo spettatore sul carattere fittizio di ciò che sta vedendo. Preoccupazione che, data la scarsa coerenza del racconto, sembra più che mai fuori luogo.

Non è il caso di accanirsi in modo eccessivo sulla prova di un Cruise che appare evidentemente a disagio nei panni di un personaggio stereotipato e monodimensionale, e che cerca a malapena (e in modo invero maldestro) di spezzarne il carattere monocorde con qualche spruzzata di ironia: la fattura obiettivamente bassa delle prove del cast è conseguenza diretta di uno script privo di spessore e coerenza, che vuole proiettarsi oltre (ovvero direttamente nei prossimi episodi del franchise, e di un universo espanso ancora tutto da definire) senza preoccuparsi prima di porre le adeguate basi. Il modo in cui il film sciupa finanche l’evoluzione conclusiva della figura del protagonista, e l’incomprensibile, posticcio tono epico del finale, rendono ben poco stimolanti le aspettative per il prosieguo di questa neonata saga (il prossimo titolo, da confermare, potrebbe essere una nuova versione de La moglie di Frankenstein). Ma le premesse, come il regista ha voluto a più riprese ribadire (nel film come nelle sue dichiarazioni pubbliche) sono state ormai poste. In modo maldestro e approssimativo, ma innegabile.

Info
La pagina dedicata a La mummia sul sito della Universal.
Il trailer italiano de La mummia.
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