Cars 3

Cars 3

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La saga dell’automobile da corsa Saetta McQueen giunge con Cars 3 a un episodio dichiaratamente “autunnale”, gravato tuttavia da un fastidioso sentore di operazione costruita a tavolino.

Saetta autunnale

L’auto Saetta McQueen, dopo un lungo periodo in cui ha dominato il mondo delle corse, viene inaspettatamente sopravanzata dal giovane e aggressivo Jackson Storm, astro nascente del mondo automobilistico. Dopo che un incidente lo costringe a un lungo ritiro, Saetta viene assistito da Cruz Ramirez, giovane “motivatrice” ed esperta di auto da corsa… [sinossi]

Se è vero che l’avvicinamento, creativo e produttivo, tra Disney e Pixar, ha portato negli ultimi anni a una ventata di freschezza e rinnovamento nella produzione della prima, favorendo la realizzazione di opere dallo spessore e dalla complessità come non se ne vedevano da tempo, nel parco animato disneyiano (Oceania è solo l’ultimo esempio) esiste evidentemente anche un rovescio della medaglia.
Lo studio di John Lasseter, infatti (con alcune notevoli eccezioni – e non ricorderemo mai abbastanza lo splendido Inside Out) sembra recentemente aver assorbito l’attitudine a un approccio più superficiale e furbescamente trasversale ai temi da sempre al centro dei suoi prodotti, appiattendone in parte le premesse e replicandone (spesso stancamente) le formule. Il comunque gradevole Alla ricerca di Dory, sequel/spin-off forse fuori tempo massimo, gravato da un’ultima parte ridondante, narrativamente scricchiolante e visivamente gratuita, faceva suonare, in questo senso, un giustificato campanello d’allarme. Campanello di cui in questo Cars 3 si coglie tutta la fondatezza, vista l’impostazione che l’esordiente Brian Fee (già esperto storyboarder per molti dei prodotti Pixar) ha voluto dare a questo sequel.

Invero, a differenza del recente film di Andrew Stanton e Angus MacLane, questo nuovo episodio delle avventure dell’auto da corsa Saetta McQueen (un più musicale Lighting McQueen nella versione originale) trova proprio nella sua ultima parte un parziale riscatto. La svolta impressa allo script nell’ultima mezz’ora, infatti, movimenta un minimo (anche in vista di una possibile prosecuzione del franchise) un intreccio che si era caratterizzato, fino a quel punto, per una certa stanchezza, e per un evidente tendenza ad adagiarsi su formule facili e stereotipate.
Rispetto all’intreccio da spy story di Cars 2, gradevole ed efficace pur nella sua semplicità, qui si sceglie di fare un passo indietro, linearizzando il racconto e puntando in modo facile sui temi dell’invecchiamento, della voglia di ignorare i colpi sferrati dal tempo (prima che da un avversario più giovane e veloce), di un approccio malinconico ed elegiaco alla narrazione che viene sfruttato unicamente nei suoi effetti più superficiali. Tutti temi, questi, che la Pixar ha esplorato con ben altra pregnanza nelle sue opere passate (viene in mente la splendida introduzione di Up), e che qui vengono riproposti con un fare programmatico, eccessivamente esplicito, risaputo nei suoi sviluppi.

Difficile, per uno spettatore ormai abituato a saghe di ben altra estensione, prendere sul serio un’attitudine “autunnale” che (già al terzo episodio) sembra inserita nel tessuto della serie a forza, non favorita neanche da un design dei personaggi che ne renda immediatamente visibili gli effetti. Se la matura auto da corsa doppiata, nella versione americana, dalla voce di Owen Wilson, non trasmette né plasticamente, né verbalmente, quel senso di usura e parallela voglia di (r)esistere che la sceneggiatura vorrebbe suggerire, la sua nuova mentore/partner/allieva (i cui ruoli si avvicendano esattamente in quest’ordine) non fa di suo un ingresso incoraggiante. La “motivatrice” Cruz Ramirez risulta inizialmente piuttosto indigeribile, in un ruolo dapprima incerto e poco delineato. Fortunatamente, l’evoluzione del suo personaggio (pur restando ancorata a precisi, collaudati stereotipi) ne migliora in seguito lo spessore e la capacità di generare empatia nello spettatore. Caratteristiche, queste ultime, decisamente importanti in prospettiva (visto che, se la saga proseguirà, è facile intuire una possibile centralità di questo personaggio).
Ma va detto, soprattutto (e al di là dei singoli personaggi – tra cui spicca un antagonista di rara esilità) che tutto Cars 3 corre (troppo) rapido nel suo abbozzare un percorso di caduta e risalita, delineato dalla sceneggiatura con un’evoluzione superficiale e a tappe forzate.

Tra rimandi al cinema sportivo di ieri e di oggi (a tratti sembra di vedere un clone automobilistico di Rocky IV contaminato con le successive, autunnali evoluzioni della saga di Sylvester Stallone) e improvvide citazioni de La casa nella prateria, Brian Fee si affida a un comparto tecnico che resta di buon livello, confezionando il tutto in modo corretto quanto sostanzialmente anonimo. Il piglio malinconico resta epidermico e un po’ pretestuoso, mentre la sensazione di chiusura (probabile) di una prima fase della saga, con successivo “passaggio del testimone”, è più dichiarata che reale. Cars 3 non si libera del sentore di prodotto plastificato e costruito, di cui resta gravato per tutta la sua durata, di operazione studiata a tavolino, sia nei suoi aspetti più legati alla filologia della saga, sia in quelli apparentemente più innovativi. Gli spettatori più affezionati si divertiranno, probabilmente: ma a latitare sono l’emozione e la stratificazione nei temi che, negli anni, hanno costituito la forza delle opere Pixar. L’ultima parte del film, in cui la piattezza del clima generale viene in parte scossa dal già citato twist narrativo, funge più da auspicio (per la riuscita di un possibile quarto episodio) che da reale punto a favore per un prodotto in sé piuttosto stanco.
Molto più riuscito del film, invece, risulta l’ormai tradizionale corto proiettato in apertura (Lou) in cui la semplicità dell’idea e l’efficacia (tematica e visiva) del suo sviluppo, fanno ritrovare il marchio di fabbrica della casa di John Lasseter.

Info
Il trailer di Cars 3 su Youtube.
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