The Disaster Artist

The Disaster Artist

di

Ultima fatica da regista per James Franco, The Disaster Artist è un’esilarante commedia che rievoca la realizzazione nel 2003 di The Room, cult definito uno dei film più brutti della storia. Con Franco protagonista, affiancato da suo fratello Dave e uno stuolo di star in partecipazione amichevole. Al TFF in After Hours.

Ingenuo/consapevole

Ispirato a una storia vera. Deciso a intraprendere la carriera d’attore, il diciottenne Greg Sestero incontra un tipo davvero eccentrico, Tommy Wiseau, che si esprime in un inglese molto stentato anche se sostiene di essere originario di New Orleans. Vige il più fitto mistero anche sull’età di Tommy e sulla fonte delle sue ricchezze. I due stringono amicizia e si trasferiscono a Los Angeles per tentare di sfondare nel cinema. Ricevendo porte in faccia una dopo l’altra, Tommy si decide a realizzare un film tutto da solo, come regista, sceneggiatore e attore principale, coinvolgendo anche Greg. Vedrà così la luce The Room, considerato uno dei film più brutti della storia del cinema… [sinossi]

Giù la maschera. Un film talvolta è divertente a dispetto di qualsiasi riflessione strettamente cinematografica che si può fare su di esso. La regia di The Disaster Artist, ennesima prova dietro la macchina da presa per il prolificissimo James Franco, non sarà particolarmente personale, ma il film ci ha fatto scassare letteralmente dalle risate. Sarà un atteggiamento poco compassato. Amen. Quando una commedia funziona a meraviglia, si ride a crepapelle e il film ha già svolto ampiamente il suo compito. Oltretutto, nell’applicarsi alla rievocazione di un caso cinematografico di qualche anno fa, The Disaster Artist apre strade anche verso l’amarezza e la radiografia di un rapporto d’amicizia caratterizzato da affondi non banali, in quel territorio ambiguo di affetto e ricatto sentimentale che rischia di minare l’immediatezza delle scelte di vita. Con l’aspetto scapigliato di un film americano anni Settanta, The Disaster Artist racconta in realtà la creazione di un culto cinefilo agli inizi del nuovo millennio. Fu infatti nel 2003 che venne realizzato The Room, girato da un soggettone che risponde al nome di Tommy Wiseau. Di Wiseau e delle sue origini si sa davvero pochissimo, e lui stesso è sempre stato recalcitrante a parlare del proprio passato (addirittura vige il mistero pure sulla sua data di nascita e la sua nazionalità, benché abbia sempre sostenuto di venire da New Orleans). Fornisce qualche dettaglio in più sul suo conto l’amico Greg Sestero, che nel 2013 in collaborazione con Tom Bissell dà alle stampe il libro The Disaster Artist, raccontando della sua amicizia con lo strano filmmaker; da quella fonte adesso James Franco ha tratto il suo film, concentrandosi prima sulla nascita dell’amicizia tra Wiseau e Sestero, segnata dalla comune determinazione di sfondare nel cinema, e poi sulla successiva realizzazione di The Room, che ebbe un’uscita limitata nelle sale e subito fu definito come uno dei film più brutti della storia del cinema. Di quel film Wiseau fu sceneggiatore, regista e attore principale, senza che egli avesse la minima dimestichezza col mezzo cinematografico.

Premesso che ora s’impone assolutamente la visione del film originario, per il momento però possiamo affermare che The Disaster Artist riesce ininterrottamente per 103 minuti a farci ridere come pazzi. Le risorse del film sono sostanzialmente due: la disponibilità di James Franco a giocare con l’immagine pubblica di se stesso, assumendosi in prima persona il ruolo di Tommy Wiseau, e il racconto di un sottobosco cinematografico non lontano dall’orizzonte del leggendario Edward D. Wood jr. Attore tendente all’istrionismo compiaciuto e goliardico, James Franco prende in giro Tommy Wiseau, ma sostanzialmente prende in giro se stesso, l’immagine dell’attore preda del proprio ego. Franco si è creato questo profilo, un po’ anche goliardicamente alimentato da lui per primo, una fisionomia che sta a metà tra il suo modo, talvolta, di dar vita ai personaggi in scena e la propria vita privata: l’istrione, che se spinto un po’ più in là nell’eccesso (e soprattutto se, come nel caso di Tommy Wiseau, del tutto privo di vero talento), finisce di essere credibile e sfonda nel ridicolo. In tal senso il Wiseau di James Franco è realmente un macchiettone, davvero troppo suonato e ingenuo per potergli credere: una sorta di mostro di Frankenstein, fisicamente possente, che si esprime in un inglese stentatissimo ed è animato da una strana mistura infantile di ingenuità, affetto, ambizione e invidia. Davanti alla macchina da presa del “film nel film”, il Wiseau di James Franco si esprime con pianti e gorgheggi incomprensibili, evocando davvero l’universo freak di Ed Wood in una dimensione quasi subumana. Tuttavia, quel che tra le righe The Disaster Artist sembra voler raccontare è anche l’emersione di una spontanea consapevolezza del mezzo-cinema e della sua capacità di tradurre/falsare la realtà.

È uno strumento crudele, in fondo, il cinema. In prefinale, quando per amicizia Greg Sestero non ha abbandonato Tommy nemmeno di fronte a un’allettante proposta di lavoro, Tommy gli propone di girare una sequenza di The Room che rievochi la nascita della loro amicizia, ma riletta insistendo crudelmente sul successivo fallimento di Greg, in parte provocato da Tommy stesso. Da un lato, Wiseau sembra ergersi quindi a rappresentante della riscoperta di un cinema ingenuo, in cui la realtà può confluire senza filtri (uno schiaffo morale, in fondo, al “cinema del reale”, che paradossalmente deve demolire spesso quintali di sovrastrutture narrative per ritornare a un racconto “ingenuo”); dall’altro, però, già questo cinema ingenuo, proprio perché senza filtri, può tradursi in veicolo di rivalsa e vendetta, dare alla realtà una veste gratificante ai propri fallimenti. Il cinema è crudele, quindi, già al suo ingenuo apparire come impulso. Non è casuale in tal senso il riferimento di James Franco a The Master (2012) di Paul Thomas Anderson, che l’attore-regista menziona come una delle ispirazioni per il suo film. Certo secondo chiavi più dirette e divertenti, The Disaster Artist racconta anche di una malinconica vampirizzazione verso il basso tramite la storia di un’amicizia, in cui l’affettuosa mediocrità di uno frena, più o meno volutamente, il successo dell’altro. Al di sopra di questo nucleo amaro, il film si regge su una plateale adesione alla commedia. Mai greve, mai banale, tutta giocata sul registro della ribalda cialtroneria del cinema basso, che però è anche un esilarante sberleffo alle logiche industriali (per girare The Room, Tommy Wiseau sperperò ben 6 milioni di dollari, sulla cui origine del resto rimane fitto il mistero). Fra i tanti momenti memorabili, basti pensare all’attrice anziana convocata per un’unica (e del tutto superflua) scena strappalacrime riguardo a una malattia mortale. Come già l’Ed Wood (1994) di Tim Burton, anche The Disaster Artist vuol inneggiare alla casualità dell’arte. Perché, se per distruggere il linguaggio cinematografico spesso sono necessari agli autori d’avanguardia una salda consapevolezza e un immane sforzo creativo, per l’artista ingenuo alla Tommy Wiseau è sufficiente dare sfogo spontaneamente alla propria mancanza di sovrastrutture. Non ha bisogno di scavalcare una consapevolezza, perché semplicemente non ce l’ha. In concreto, i risultati estetici sono praticamente i medesimi, l’esplosione della grammatica è la stessa. Solo che Wiseau è davvero ingenuo, e allora non vale. E per questo ci fa rotolare dal ridere.

Info
Il trailer di The Disaster Artist.
  • the-disaster-artist-2017-james-franco-03.jpg
  • the-disaster-artist-2017-james-franco-02.jpg
  • the-disaster-artist-2017-james-franco-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Torino 2017

    Il Torino Film Festival 2017, dal 24 novembre al 2 dicembre. La trentacinquesima edizione della kermesse piemontese, tra opere prime, documentari, film di ricerca, la sezione Amerikana, la retrospettiva dedicata a De Palma... Tutte le nostre recensioni.
  • Festival

    Torino 2017 – Presentazione

    Tra gatti, opere prime seconde e terze, documentari, sperimentazioni più o meno ardite e ovviamente Brian De Palma prende corpo il programma della trentacinquesima edizione del Torino Film Festival, sempre sotto l'egida di Emanuela Martini.
  • Venezia 2016

    In Dubious Battle

    di In Dubious Battle è la trasposizione cinematografica del romanzo di John Steinbeck a opera di James Franco, che conferma il suo approccio del tutto personale alla letteratura statunitense. In Cinema nel Giardino a Venezia 2016.
  • Venezia 2014

    The Sound and the Fury

    di James Franco conferma la ricerca di un cinema “letterario”, portando in scena William Faulkner per la seconda volta dopo As I Lay Dying. Fuori Concorso a Venezia 2014.
  • Venezia 2013

    Child of God

    di Lester Ballard è un giovane balordo e disadattato che vive ai margini della società da quando la casa e la terra di suo padre sono stati venduti. Violento per natura, talentuoso solo nell'uso del fucile, Ballard è incapace di qualsiasi relazione umana...
  • AltreVisioni

    As I Lay Dying

    di Nelle sequenze di As I Lay Dying si riesce ad avvertire il fremito che agita le acque del cinema di Terrence Malick e, per rimanere nell’alveo dell’indipendenza contemporanea, di Kelly Reichardt.
  • AltreVisioni

    Sal

    di Le ultime ore della vita dell'attore Sal Mineo, in un biopic lo-fi firmato da James Franco. Presentato a Venezia 68.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento