En liberté!

En liberté!

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Commedia e film d’azione, parodia del poliziesco, isterie post-carcere e divertenti espiazioni. En liberté! di Pierre Salvadori corre via su ritmi sostenuti e indiavolati, sorretto da buone prove attoriali di Adèle Haenel e Pio Marmaï. Alla Quinzaine des Réalisateurs.

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In una cittadina di mare della Francia, Yvonne svolge la sua professione di poliziotta con il sodale Louis, da sempre innamorato di lei. Yvonne è vedova di un mito locale, un mastino della polizia venerato dalla comunità e sul quale la giovane donna ha ricamato leggende su leggende come racconto della buonanotte per il figlio. Casualmente viene però a galla che il marito non era esattamente uno stinco di santo, e che per colpa sua un poverocristo, Antoine, si è fatto 8 anni di carcere, ricavandone tutta una serie di disturbi comportamentali. Facendosi carico dei sensi di colpa per le responsabilità del marito, Yvonne cerca di correre in soccorso di Antoine, mantenendogli però nascosta la sua vera identità… [sinossi]

Se spesso vediamo l’attuale commedia italiana accusata (con buone ragioni) della sua debolezza e prevedibilità, non se la passa meglio neanche la commedia francese, che da decenni si affida spesso a una generale eleganza a rischio però di consumata formularità, fatta di ricorrenti luoghi narrativi, modalità espressive, orizzonti sociali. La borghesia al centro, fremiti sentimentali e familiari, raffinatezza di tocco, script puntualissimi, e via così. Poi certo c’è anche la comicità francese bassa e fracassona, che talvolta non ha niente da invidiare a quella di casa nostra. A scompaginare e mescolare un po’ tali pratiche arriva adesso En liberté! di Pierre Salvadori, visto alla Quinzaine des Réalisateurs, che innanzitutto confonde i confini tra commedia e comico puro. Se la consueta saldezza della sceneggiatura si avverte anche qui, tuttavia Salvadori butta all’aria (entro certi limiti, sia chiaro) meccanismi fruitivi e aspettative, adottando innanzitutto un ritmo narrativo scatenato e mai gratuito nelle sue accelerazioni. Al centro del racconto, una giovane e bella poliziotta, Yvonne, rimasta vedova di un mastino della polizia celebrato nella sua città di mare al punto da erigergli un monumento. Yvonne scopre però che suo marito, idealizzato da tutti quanti, non era esattamente uno stinco di santo, e che per colpa sua uno sciagurato innocente, Antoine, si è fatto 8 anni di galera. Fuori dal carcere il poveretto si porta dietro una selva di disturbi comportamentali, maturati a causa dell’ingiusta reclusione, che si esplicitano soprattutto in scatti di incontrollabile rabbia e violenza. Da questa premessa si srotola una commedia sanamente divertente, in cui Yvonne cerca in ogni modo di espiare la colpa del marito correndo in sostegno dello sciroccato Antoine.

Al di là del braccio narrativo, che alterna sorprese e prevedibilità, En liberté! si fa apprezzare per la messa in gioco di forme diversificate di comicità. Accanto alla consueta brillantezza di dialoghi della commedia francese, Salvadori utilizza anche meccanismi vecchi come il mondo (vedi l’equivoco nel confronto col maniaco omicida), leit-motiv visivi (i sacchi del maniaco, che tra le sue mani diventano sempre più numerosi), e un uso intelligente degli schemi da cinema d’azione. Nelle visualizzazioni dei racconti in cui Yvonne rievoca le gesta dell’ “eroico” marito, Salvadori si diverte a prendere in giro le retoriche violente del cinema d’azione di serie B: il gioco, sia detto, è semplice ed epidermico, non pretende altro né apre chissà quali riflessioni sugli strumenti del cinema.
Tuttavia En liberté! scopre chiavi davvero originali nell’intaglio del personaggio di Antoine, le cui esplosioni di violenza sono tanto survoltate quanto irresistibilmente esilaranti. È il leit-motiv più convinto, ripetuto e azzeccato di tutto il film, che bene si riflette sui volti stupiti di Adèle Haenel, e che spesso innescano reazioni a catena di comicità visiva (vedasi l’intelligente messinscena del tassista che inizia a sbandare, prima ripresa dall’interno dell’auto, poi dall’esterno in totale dall’alto).
In un contesto di generale e contagiosa isteria Salvadori coglie poi alcuni dei suoi momenti migliori nello spiazzamento del contesto bondage-sadomaso, che in prefinale si tramuta in una rilettura sotto acido del canone cinematografico della rapina in gioielleria (a vederne tempi e dinamiche, torna pure in mente l’esilarante illogicità della rapina in farmacia di Smetto quando voglio, 2014, con le armi da fuoco antiche). Salvadori confeziona così un film che corre veloce, e che si concede qualche pausa nel ritmo per lo più nella figura malinconica di Audrey Tautou. Certo, vi è un generale gusto dell’eccesso, che spinge anche a utilizzare esageratamente l’escamotage comico della ripetizione, meccanismo classico che si tramuta però in impedimento al riso se le iterazioni si verificano troppo. Qualche volta, insomma, sembra che Salvadori sia consapevole di aver azzeccato una trovata giusta, e che perciò la ripeta allo sfinimento giocando sul sicuro ma rischiando la saturazione. Ciò nonostante il marchingegno comico scivola via che è una bellezza, si ride molto, fatta la tara a qualche momento irritante per eccesso di compiacimento. E pure la confezione formale è di alta sartoria professionale, con particolare menzione per l’utilizzo di luci e colori. Venuta da prove, almeno le più note, decisamente piegate verso il dramma (tra gli altri Les Ogres, La ragazza senza nome, 120 battiti al minuto), Adèle Haenel squaderna qui belle doti di commediante. Nei momenti di maggiore isteria del povero Antoine, specie all’inizio, il riso si genera e si amplifica grazie alla divertente gamma di reazioni di stupore sul volto della protagonista, e pure Pio Marmaï, nei panni del criminale con trauma post-carcere, coglie i giusti accenti istrionici. Insomma, niente di eccezionale né trascendentale, né di particolarmente innovativo. Ma ben fatto, giunge allo scopo, intrattiene, fa ridere. Ci stiamo.

Info
La scheda di En liberté! sul sito della Quinzaine.
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