Soldado
di Stefano Sollima
Action thriller dalla narrazione ipertrofica e continuamente interrotta, Soldado conferma le capacità registiche di Stefano Sollima, ma finisce vittima delle sue stesse macchinazioni.
Storie di confine
Nella guerra alla droga non ci sono regole. La lotta della CIA al narcotraffico fra Messico e Stati Uniti si è inasprita da quando i cartelli della droga hanno iniziato a infiltrare terroristi oltre il confine americano. Per combattere i narcos l’agente federale Matt Graver dovrà assoldare il misterioso e impenetrabile Alejandro, la cui famiglia è stata sterminata da un boss del cartello. Alejandro scatenerà una vera e propria, incontrollabile guerra tra bande in una missione che lo coinvolgerà in modo molto personale. [sinossi]
Un tempo l’aggettivo “televisivo” possedeva un’indubbia accezione negativa, ma oggi che, come la vulgata vuole, le serie-tv eguagliano quando non superano per qualità e riuscita i lungometraggi cinematografici, è necessario forse ridefinire i confini, sempre più osmotici anche per via dei continui travasi di talenti, tra i due prodotti audiovisivi in questione.
Sequel dell’imperfetto ma estremamente affascinante thriller sul narcotraffico Sicario di Denis Villeneuve, Soldado segna la prima trasferta hollywoodiana di Stefano Sollima, noto all’estero prevalentemente per Gomorra – La serie e in patria anche per i più che promettenti ACAB e Suburra, che lo hanno reso l’assai prezioso erede del poliziesco all’italiana.
Assente dal cast Emily Blunt, che a Natale vedremo nei panni della governante più amata di sempre in Il ritorno di Mary Poppins, Soldado ritrova però l’agente federale dai metodi poco ortodossi Matt Graver (Josh Brolin), questa volta assoldato dal Presidente degli Stati Uniti (Matthew Modine) per mettere fine al traffico di esseri umani che è diventato il vero core business dei cartelli messicani della droga. Dal momento che gli è stata concessa carta bianca, Graver arruola a sua volta l’ex sodale Alejandro (Benicio Del Toro), ancora in cerca di vendetta per lo sterminio della sua famiglia operato dal signore della droga Reyes. La missione ha d’altronde anche per lui un certo appeal, dal momento che si tratta di rapire la figlia di Reyes, Isabela (Isabela Moner), e scatenare una guerra senza quartiere che auspicabilmente provochi l’autoeliminazione dei vari gruppi di narcotrafficanti.
Ma andiamo con ordine. Immagini al termovisore da un elicottero sorvegliano il confine tra Messico e Stati Uniti, individuando dei clandestini in fuga verso il Texas, un bel dolly ci trascina poi a Kansas City, un riuscitissimo e teso carrello sottolinea la chiosa di un attentato islamico in un supermercato, un’inquadratura notturna dall’alto segue la discesa a terra di un gruppo di paracadutisti, un visore notturno sottolinea un arresto in Somalia, una steadicam ad altezza piedi segue l’incedere dell’agente federale Matt Graver in Gibuti. Sollima orchestra l’incipit di Soldado con cura, riuscendo a elaborare un differente stile visivo per ciascuna location e relativi personaggi, un po’ come avviene nel miglior cinema d’azione statunitense, pensiamo ad esempio al prologo di The Sorcerer di William Friedkin, che però a ben vedere risultava assai più rapido e funzionale.
Il fatto è che l’inizio di Soldado di fatto sembra non avere mai fine e, con il suo frammentare i focolai di azione in giro per il globo, sfora oltre la prima ora del film. Ogni vicenda e relativa location viene infatti presentata e poi subito interrotta per passare alla prossima, poi alcune vengono brevemente riprese, altre svaniscono del tutto (il pirata somalo in Gibuti, per esempio). E in fondo proprio in questo è da ricercare la diretta discendenza del film dalle serie tv odierne, sempre intente a mettere sul piatto da subito nuovi sviluppi narrativi, per poi utilizzarli all’occorrenza nel corso dei vari episodi, quando non nelle stagioni successive. Teso verso una lunga durata, ma di fatto contenuto all’interno di un lungometraggio di un paio d’ore Soldado risulta dunque un film squilibrato, che intriga lo spettatore facendolo trattenere il respiro a lungo, in fremente attesa di sviluppi ampi e prolungati, ma che poi invece si sgonfia in un’espirazione dal fiato corto.
Non è certo (o perlomeno soltanto) a Sollima che va imputato questo scarso respiro del film, perché come si è detto il regista declina il suo assodato mestiere in ogni occorrenza, tra intrighi, voltafaccia, sparatorie e momenti di violenza esplicita senza filtri né ipocrisie, ricercando sempre soluzioni originali per rivitalizzare il suo film e insieme rielaborare codici del cinema d’azione. Lo squilibrio dunque di Sodado è principalmente da imputare allo script firmato da Taylor Sheridan, già sceneggiatore di Sicario, dell’ottimo Hell or High Water nonché regista di I segreti di Wind River, che in questo caso però mette molta carne al fuoco, interrompendo e ritardando il più possibile il vero inizio della sua storia, forse già proiettato verso la nuova puntata di questa fortunata saga.
I voltafaccia, vera e propria ragion d’essere del precedente capitolo, gli intrighi istituzionali e l’intreccio tra messinscena e realtà – ovvero i piani orchestrati da Graver e i relativi imprevisti – assumono poi nel film un ruolo quasi paradossale, dal momento che, in questo continuo andirivieni tra verità e menzogne, quando esplode la sparatoria chiave del film, non si capisce se il tutto fosse ampiamente previsto o se qualcosa invece sia realmente andato storto. E in tal senso a poco vale l’orchestrazione balistica messa in atto da Sollima. Quanto alle scene di dialogo nelle “stanze del potere”, unico appiglio di chiarezza in un universo senza regole, queste sono caratterizzate da uno stile battutistico tipico dell’action anni ’80 e ’90, ma deprivato di ogni ironia. Ci si ritrova infatti ad ascoltare icastiche frasi del genere: “Quali sono le regole d’ingaggio?” “Fanculo le regole d’ingaggio” o anche “La fortuna non esiste da questo lato del confine” o, ancora, un “Adios” seguito da una sventagliata di proiettili che sembra un po’ riecheggiare l'”Hasta la vista, baby” di Terminator 2 – Il giorno del giudizio.
Dopo circa un’ora di film, ecco che un po’ come in Logan di James Mangold il quid di Soldado diventa la relazione tra il vendicatore Alejandro e la piccola Isabel. Il sentimento legato a un dilemma morale e a un’ansia di vendetta dunque: bene, finalmente il film può iniziare. Peccato che la relazione tra l’uomo e la ragazzina sia praticamente tutta in ellissi e la nostra empatia nei confronti di Isabel, dal momento che il personaggio è di fatto assai involuto, resti legata soprattutto al suo appeal “estetico”, ovvero ai suoi occhioni scuri dalle lunghe ciglia perennemente intrise di mascara, anche nelle occasioni meno indicate.
In ogni caso è proprio quando la narrazione ipertrofica del film si contrae e i personaggi vengono finalmente ridotti di numero che Soldado pare trovare finalmente il suo innesco, ovvero un bel paio di dilemmi, perché Graver deve sbarazzarsi di Alejandro e quest’ultimo della ragazzina, entrambi però non hanno molta intenzione di portare a termine la loro missione. Inutile dire che è troppo tardi, il film è finito, non prima però di averci presentato il protagonista della puntata successiva.
Vittime intossicate eppur gaudenti di una serialità pervasiva, restiamo in attesa del prossimo capitolo, qualunque cosa ci riservi. Non dovrebbe essere questo l’obiettivo di un film, anzi, a ben vedere siamo stati oggetto di un macchinoso gioco un po’ sporco, che però ci piace, quasi sempre.
Info
Il trailer di Soldado.
- Genere: action, drammatico
- Titolo originale: Sicario: Day of the Soldado
- Paese/Anno: Messico, USA | 2018
- Regia: Stefano Sollima
- Sceneggiatura: Taylor Sheridan
- Fotografia: Dariusz Wolski
- Montaggio: Matthew Newman
- Interpreti: Abigail Marlowe, Benicio Del Toro, Bruno Bichir, Cassandra Rochelle Fetters, Catherine Keener, Christopher Heyerdahl, David Castañeda, Ian Bohen, Ibrahim Renno Jr., Isabela Merced, Jake Picking, Jeffrey Donovan, Josh Brolin, Manuel Garcia-Rulfo, Matthew Modine, Sharon Anne Henderson, Shea Whigham, Stafford Douglas, Tasha Ames, Tsailii Rogers
- Colonna sonora: Hildur Guðnadóttir
- Produzione: Black Label Media, Redrum, Thunder Road Pictures
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 122'
- Data di uscita: 18/10/2018













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