Greetings From Free Forests
di Ian Soroka
Vincitore del concorso internazionale di Doclisboa ’18, Greetings From Free Forests del giovane filmmaker Ian Soroka è un’opera sul paesaggio maestoso delle foreste della Slovenia quale serbatoio di ossigeno e di memoria, risorsa principale di un popolo cui ha offerto rifugio e sostentamento.
La memoria della foresta
Vagando attraverso i territori forestali del sud della Slovenia, il film si imbatte in storie che emergono dalla terra stessa, misurando il divario tra un evento di resistenza popolare e la sua persistenza nel presente. [sinossi]
Le foreste impervie e secolari della Slovenia occupano ancora una vasta estensione del territorio del paese ex-jugoslavo, una grande distesa di verde che sprigiona vapore, dal tipico sottosuolo poroso, carsico, con grotte, fiumi sotterranei, cunicoli di miniere abbandonate e anche depositi di pellicole. Per Ian Soroka la foresta rappresenta qualcosa di simile a quello che per Patricio Guzmán è l’acqua o gli elementi primordiali, un deposito di memoria, tanto recente – nell’aver fornito rifugio ai partigiani durante la resistenza antifascista –, tanto antica – nelle tracce preistoriche rinvenute dagli speleologi nelle grotte e nella via romana e nella leggenda dell’Imperatore Traiano che apre Greetings From Free Forests, vincitore a Doclisboa ’18; una risorsa pressoché inesauribile di sostentamento delle popolazioni, ancora di salvezza dopo le razzie di guerra, di legname prelevato in modo assolutamente sostenibile dai vecchi boscaioli, anche per farne dei falò per produrre carbone. Mentre ora le terribili macchine automatiche, con i bracci meccanici che recidono alberi, li privano dei rami e li tagliano in tronchi in un battibaleno, rischiano di prelevare legname a un ritmo più veloce dei tempi della foresta di autorigenerarsi. Un territorio fornitore inoltre di ricchezze minerarie, dalle vecchie miniere e dalle cave di marmo.
Le voci lontane dei partigiani, che nella foresta trovavano rifugio, sono sempre presenti nell’aria, tra quegli alberi, in quei vecchi capanni, e sono fissate nelle lapidi coperte di muschio di quei piccoli cimiteri realizzati nel sottobosco, le cui date di morte sono nell’anno 1944, o nei mausolei in memoria sempre immersi nel verde e intervallati da chiome di alberi. Ian Soroka capta quelle voci e le cattura e le fa rivivere come echi della foresta, anche attraverso la mediazione e la fissazione, ulteriore di memoria, del cinema. Un altro grande anfratto di quel sottosuolo, un bunker pieno di telecamere, concepito come rifugio per le alte sfere in epoca jugoslava, è stato adibito a deposito di pellicole come archivio della Repubblica Slovena. Un archivio di cinegiornali e di film, di finzione, sui partigiani realizzati dopo la rivoluzione che Soroka usa come footage, compresi anche i loro making of, come ulteriore stratificazione di quelle memorie della resistenza, come se ancora quei partigiani, o gli attori che li hanno poi interpretati al cinema. fossero presenti in mezzo a quei boschi. Se il regista indugia su quelle pizze, sulle moviole e sui proiettori, ancora un’ulteriore memoria del cinema come materia, usa l’audio di quei dialoghi dei film partigiani come voce off, come echi imperituri che si ascoltano nella foresta. La foresta diventa un crocevia di passato e presente, i suoi alberi secolari sono i depositari della storia e dei suoi traumi, una sezione del tronco abbattuto di un vecchio albero non evidenzia, come ci aspetteremmo, dei cerchi concentrici, bensì delle fratture radiali, dei traumi persistenti. E il passato e il presente si incontrano nel cinema come rappresentato in due importanti sequenze. Quella della proiezione del film sul manto verde della foresta e quella dove quei dialoghi di vecchi film che echeggiano in voce off sono come captati dal tecnico del suono con il microfono, un’eco che dovrebbe arrivare al cinema contemporaneo. E quest’ultima scena fa il paio con quelle dei richiami per uccelli, che rispondono, perché le voci del passato fanno pienamente parte della natura.
Greetings From Free Forests si chiude con due immagini sospese, tra dei tavolini come di un bar, quella, fissa, di un grande poster raffigurante la montagna e quella in movimento (ma sempre su inquadrature fisse compreso uno zoom) di un televisore dove passano immagini della foresta e delle attività silvestri dell’uomo. Attraverso un cinema del paesaggio Ian Soroka cattura quei delicati equilibri naturali, fisiologici della foresta, cui appartiene l’attività antropica sostenibile dei contadini di una volta, annettendoli in un’ecologia della memoria, anche questa minacciata dall’inquinamento del revisionismo e dall’oblio.
Info
La scheda di Greetings From Free Forests sul sito del Doclisboa.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Lep pozdrav iz svobodnih gozdov
- Paese/Anno: Slovenia | 2018
- Regia: Ian Soroka
- Sceneggiatura: Ian Soroka
- Fotografia: Ian Soroka
- Montaggio: Ian Soroka
- Colonna sonora: Anders Af Klintberg
- Produzione: Pica Pica Productions
- Durata: 98'

The Most Beautiful Country in the World
Doclisboa 2018 – Presentazione
Senza lasciare traccia
Intervista a Želimir Žilnik
Story from a Housing Estate
Spell Reel
Doclisboa 2017
Houston, We Have a Problem!
Beyond Boundaries
Valley of Peace