La notte è piccola per noi

La notte è piccola per noi

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La notte è piccola per noi arriva in sala, con Distribuzione Indipendente, con qualche leggerissima correzione rispetto alla versione che andò in giro per festival nel 2016. Una commedia corale che guarda alla lezione di Ettore Scola, pur senza la stessa profondità.

Gente come noi?

Una grande sala da ballo, un luogo senza tempo, le storie dei clienti che si intrecciano un sabato sera.
Una donna aspetta il suo uomo, sparito da anni senza dare spiegazioni. Un ragazzo e una donna matura si sono dati un appuntamento al buio. Un pugile fallito vuole riconquistare la bella cantante della band. Un ladro incontra una vecchia conoscenza, un maresciallo dei carabinieri, per fortuna distratto da una bella sconosciuta. Quattro professoresse festeggiano una promozione, ma il loro snobismo irrita camerieri e avventori. Una coppia di settantenni gelosi, una cameriera dalla battuta pronta, una cartomante, e altri personaggi ancora formano un affresco variopinto e affascinante, in cui il ballo sociale diventa lo specchio della nostra contemporaneità.
[sinossi]
Tanzen automatic balla ballerina.
Voulez vous dancer? Balla me pop music.
Gioca bambolina, gioca col mio amore
Quieres tu bailar? Do you wanna dance?
Come faccio a dirti vuoi ballar con me
se non riesco a dirti voglio star con te
Ma come faccio a dirti vuoi ballar con me
se non riesco a dirti che ti amo già.
Alberto Camerini, Tanz bambolina, 1982.

La notte è piccola per noi scivola via tra Tanz bambolina e Gente come noi, Che colpa abbiamo noi e Ventiquattromila baci. Scivola via tra un amore perduto e che non torna più e un gruppo di colleghe di lavoro incarognite pronte ad azzannare il primo malcapitato che capiti loro tra i piedi a sproposito. La notte è piccola, ma sa contenere se non vite intere quantomeno la loro forma/bozzolo, l’ipotesi di un’esistenza che in qualche modo e da qualche parte procede anche alla luce del sole. È stato venduto come director’s cut la versione del film di Gianfrancesco Lazotti che ha raggiunto le sale con Distribuzione Indipendente, ma non sembra così esatta come definizione: rispetto alla copia che andò in giro per festival circa tre anni fa – anche a BIF&ST di Bari, per esempio – non è che siano state apportate chissà quali modifiche. L’escamotage, probabilmente, serve a non far notare agli spettatori l’età reale del film. Non che ci sia nulla di cui vergognarsi, a dirla tutta: chi segue per lavoro o per passione le anguste vicende del cinema italiano sa benissimo come sia di prammatica per un film dover attendere mesi, e in alcuni casi anni, prima di poter trovare la propria collocazione nelle sale. Una triste roulette russa che prima o poi spara il colpo fatale.

Se però quello di Lazotti può apparire come un film desueto ciò non lo si deve senza dubbio al tempo intercorso tra la sua realizzazione e il momento della distribuzione. Anzi. Lazotti, che ha alle sue spalle un trentennio trascorso dietro la macchina da presa (tra i suoi lungometraggi val la pena citare l’esordio Saremo felici, scritto con Ruggero Maccari, Tutti gli anni una volta l’anno e Dalla vita in poi), guarda con insistenza a una stagione finita del cinema italiano. Una stagione d’oro, ma che è terminata per motivi anagrafici, economici, perfino socio-politici. Si è citato un po’ ovunque, parlando de La notte è piccola per noi, il nome di Ettore Scola e il suo Ballando ballando: un gioco anche facile, se si considera che Lazotti fu assistente alla regia proprio su quel set. È indubbio che la dimensione corale e lo sguardo sociale e culturale che domina il film tendano in direzione della commedia all’italiana in particolar modo declinata da Scola. Lo si percepisce nella scrittura dei dialoghi, delle situazioni, nell’occhio che parteggia per chi non occupa posizioni di vertice, nella dinamica dello spazio chiuso, microcosmo sociale in cui si può cercare di scandagliare una popolazione, forse. Semmai, più che a Ballando ballando, dal quale senza dubbio riprende il luogo, Lazotti sembra guardare a La cena, uno dei titoli tardi del cineasta di Trevico – dopo ci sarà tempo solo per Concorrenza sleale, Gente di Roma e Che strano chiamarsi Federico.

Al di là di questo, nonostante le difficoltà oggettive a scendere alla profondità delle sceneggiature di Scola, Lazotti si barcamena con una certa eleganza, trovando per lo più soluzioni interessanti: certo, il bozzetto si fa largo con decisione e insistenza, e alcuni personaggi non possono ergersi al di sopra della superficie sulla quale sono stati disegnati – si veda la donna che aspetta da anni l’uomo che l’ha abbandonata, per esempio – ma l’afflato, tra il popolare e il melanconico, riesce a sopperire alla gran parte delle mancanze. In tal senso viene in soccorso del regista anche la dimensione corale, la cui naturale dispersione è un toccasana per una scrittura forbita ma non troppo interessata a sviscerare l’intimità psicologica dei suoi protagonisti. Così ci si può accontentare di un rapporto che dopo essersi strappato si ricuce – quello tra la brava Thony e un eccellente Andrea Sartoretti – o di un matrimonio che ha superato il mezzo secolo di durata ma può essere risolto in poche battute. Ne viene fuori un film di interpretazioni più che di personaggi, e in tal senso il cast appare generalmente in buona forma. In un 2019 che finora ha mostrato il volto peggiore della commedia italiana perfino un’opera piccola e a tratti esile come La notte è piccola per noi può essere un faro nel buio. Un po’ come una balera dispersa nel nulla alle porte di Roma.

Info
Il trailer de La notte è piccola per noi.
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