Adolescentes

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Presentato alla Semaine de la critique del 72 Locarno Film Festival e poi a Doclisboa, Adolescentes è un lavoro estremo di Sébastien Lifshitz, che ha seguito e filmato per cinque anni la vita di due ragazze adolescenti, il loro coming of age e, attraverso di questo, la storia francese recente e la sua perdita dell’innocenza con gli attacchi terroristici.

L’età dell’innocenza

Emma e Anaïs vivono in una piccola città francese, sono compagne di classe, le migliori amiche. Il regista le segue, nella loro vita quotidiana, dai 13 ai 18 anni, registrando le trasformazioni del loro corpo e la loro maturazione. Si arriva alla fine della scuola superiore, e le aspetta l’università e il trasferimento a Parigi. [sinossi]

Dopo Les invisibles, un altro film di racconti di vita, dopo opere legate all’adolescenza come Presque rien e Les corps ouverts, Sébastien Lifshitz torna a quell’età cruciale della nostra esistenza, quella in cui si forma il nostro corpo e la nostra personalità. E decide di ritrarre due ragazze, due teenager, registrandone la vita, filmandole in alcuni giorni del mese, per ben cinque anni, quelli dello sviluppo, della maturazione, della primavera della vita, dai 13 ai 18 anni, corrispondenti alle nostre scuole superiori. Adolescentes, alla Semaine de la critique del 72 Locarno Film Festival, è un lavoro di grande empatia con i soggetti trattati e di cinema verità. Attraverso il montaggio, da ben cinquecento ore di girato, assistiamo alla crescita e alla maturazione reale delle due ragazze, le classiche amiche per la pelle, Emma e Anaïs, con un sistema corrispettivo, non di fiction, di Boyhood. Una storia di adolescenti universale. Lifshitz sceglie accuratamente il contesto, non le banlieue di una grande città, luogo d’elezione di tutto il cinema francese che racconta dei giovani, bensì una piccolissima città anonima, Brive-la-Gaillarde, comune di 50 000 abitanti, nella regione Aquitania-Limosino-Poitou-Charentes, nel centro-sud del paese. Sembra un po’ quella Thiers, teatro di analoghe scoperte della vita da parte di ragazzini, di Gli anni in tasca di Truffaut.

L’ingresso nell’età adulta, in Adolescentes, coinciderà con l’abbandono di questo luogo natio, con le ragazze in trolley che scorrazzano per Parigi, a prendere dimora per i loro anni universitari. Un passaggio quello parigino, che segna la fine dell’adolescenza in un paese dove tutto o quasi si concentra nella capitale, registrato da molto cinema recente, si pensi a Mes provinciales e L’amour debout.

Adolescentes è un film osservazionale puro, mai didascalico. Comincia con le foto di famiglia di Emma e Anaïs, da bambine, come un’introduzione, un riassunto delle puntate precedenti dove il cinema combacia con la vita. Il cinema entra in punta di piedi, nella quotidianità di queste due ragazze. Diventa organico e invisibile, a tal punto che vediamo anche una di loro mentre dorme. Segno della simbiosi totale creata dal regista, ma anche dell’equivalenza del suo cinema con la quotidianità. Ma il cinema riemerge prepotente nel film, nella situazione, imprevedibile e sicuramente inaspettata, di una delle due ragazze che decide di scegliere la settima arte nei suoi studi universitari parigini, con l’obiettivo di diventare direttore della fotografia. Il cerchio si chiude. Sébastien Lifshitz, che insegna a La Fémis, la scuola di cinema statale francese, potrebbe diventare un suo insegnante, da osservatore della sua vita a protagonista.

Dagli apparecchi dentali alle lezioni scolastiche, dove si parla di aver successo nella vita, dallo skateboard alla gita sul fiume, dalla piscina ai gavettoni alle feste di compleanno, quando ci si mettono gli orecchini, quando si arriva al momento dei party e dei turbamenti ormonali, ancora registrati senza il minimo giudizio, lontani da approcci come quelli di Larry Clark o Harmony Korine. Ma ci sono anche le scoperte dolorose della vita, come il momento del funerale della nonna, e il ritrovo sulla sua tomba. È la primavera della vita, l’età della vulnerabilità, quella che appartiene a tutti, tanto più significativa nelle ragazze che nei ragazzi. Sono due adolescenti normali, Emma e Anaïs, nemmeno perfettamente cinegeniche, e in forma fisica.

Sébastien Lifshitz inserisce, in questo flusso di vita, anche le tragedie collettive della storia francese recente, gli inserti delle scene degli attentati alla sede di Charlie Ebdo e al Bataclan, quelle immagini atroci, come quella della ragazza aggrappata al davanzale della finestra del teatro, ripresa da un telefonino. Traumi che si sono riverberati in tutto il paese, finanche nella piccola città del film. Così vediamo una discussione in classe sugli immigrati da paesi di religione musulmana. Eventi che hanno segnato la vita di tutti, ragazze comprese, che hanno scandito la maturazione del paese, nella sua fase storica recente, e la sua perdita dell’innocenza. Proprio come quella di Emma e Anaïs e dei loro coetanei, dalla vita iperprotetta finora dalla famiglia. E poi si aggiunge l’altro evento chiave, quello della vittoria di Macron alle elezioni presidenziali, al ballottaggio contro una Marine Le Pen in pericolosa crescita. Attraverso la registrazione della vita di queste due ragazze, come un sismografo, Sébastien Lifshitz registra la storia francese recente e i cambiamenti sociali del paese.

Info
La scheda di Adolescentes sul sito del Locarno Film Festival

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