Casa Ricordi

Casa Ricordi

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L’Ottocento italiano visto dalla prospettiva dei grandi editori musicali milanesi in un film operistico ed esibizionisticamente teatrale: Casa Ricordi di Carmine Gallone, in programma oggi in 35mm alle 16 e 30 alla Casa del Cinema durante il festival CiakPolska per l’omaggio al pittore polacco Józef Natanson, autore degli effetti speciali.

Contro-Senso

La storia della famiglia Ricordi che, a partire dal capostipite Giovanni, diventerà la più importante casa editrice musicale italiana, pubblicando prima spartiti e poi dischi. [sinossi]

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale il cinema italiano provava a intraprendere la via della ricostruzione a livello commerciale non solo e non tanto con il Neorealismo – che fu soprattutto una strada e una scelta autoriale, osteggiata dai vertici, un po’ come la lotta partigiana, e dunque per questo invariabilmente più virtuosa e più indispensabile – quanto anche con dei film di genere che tentavano comunque in qualche modo – anche indirettamente o istintivamente – a ricostruire e riproporre l’unità di una nazione distrutta. E allora quale miglior genere se non il melodramma o la cosiddetta cineopera, e cioè film tratti dalla nostra tradizione operistica, una tradizione che aveva avuto parte attiva nella lotta risorgimentale e che per certi versi aveva contribuito a fare gli italiani? D’altronde, come ricorda Gian Piero Brunetta nella sua storia del cinema italiano, un Barbiere di Siviglia fu il nostro secondo film del dopoguerra (il primo, ovviamente, fu Roma città aperta), girato in un capannone semi-distrutto. In tal senso, colui che fu forse non il massimo esponente ma certamente il più prolifico risponde al nome di Carmine Gallone, infaticabile melomane, che già prima della Seconda Guerra Mondiale aveva intrapreso il suo quasi-ossessivo percorso nella lirica, da Casta Diva (1935) a Manon Lescaut (1940), e che tra il ’53 e ’54 arrivò a dirigere in un profluvio di fertilità Puccini, Cavalleria rusticana, Madama Butterfly e il qui presente Casa Ricordi, film che verrà riproposto in 35mm oggi alle 16 e 30, venerdì 8 novembre alla Casa del Cinema di Roma durante il Festival CiakPolska per l’omaggio all’autore degli effetti speciali, il pittore polacco Józef Natanson (qui il programma).

Tutto questo movimento, o – quantomeno – questo trasporto commerciale (i film operistici avevano un grande successo di pubblico all’epoca), divenne improvvisamente vetusto nel momento in cui Visconti, sempre nel ’54, girò Senso, con una modernità linguistica spaventosa, che fece invecchiare d’un sol colpo tutte le cineopere che lo avevano preceduto e accompagnato; anche se forse si può persino dire che Senso rappresenta il culmine, il coronamento e insieme il superamento di questo sotto-genere del cinema italiano. Sottogenere in cui rientra invece pienamente Casa Ricordi, prodotto che porta con sé tutta una serie di caratteristiche tipiche, a partire dal suo intento divulgativo e dalla sua innata teatralità, elementi che fin dagli albori del cinema furono consustanziali a ogni adattamento operistico. Rispetto però alla trasposizione di una singola opera o alla biografia di un grande compositore (come il già citato Puccini, o come il Giuseppe Verdi del ’38, sempre diretto da Gallone), qui il regista prova a raccontare la vicenda dei grandi editori musicali milanesi, che di padre in figlio hanno attraversato la storia dell’Ottocento italiano, e dunque anche quella dell’unità d’Italia. Gli editori Ricordi: qualcuno cioè che ha contribuito in maniera determinante alla diffusione e al successo della lirica e non qualcuno che ha scritto cantato o musicato quelle opere; e non è un caso che l’iniziale successo di casa Ricordi viene descritto nel film con l’introduzione di una innovazione meccanica, un torchio che permetteva di ricopiare velocemente gli spartiti, senza doverli trascrivere a mano, un’invenzione quasi apparentabile al cinema e alla sua riproducibilità tecnica.

I Ricordi dunque – Giovanni fu il primo della famiglia, poi subentrò il figlio Tito, e quindi il nipote Giulio – furono i promotori di una grande stagione musicale, inventando anche l’idea di difendere il diritto d’autore, e non i veri artefici, che furono pur sempre i musicisti. E ciò significa, a livello di scrittura filmica, che la vicenda di casa Ricordi funge da cornice e da contenitore rispetto alle vite e alle musiche dei compositori: vale a dire che i compositori si innamorano, tradiscono, soffrono (da Rossini a Donizetti a Puccini), mentre i Ricordi no; questi ultimi si limitano semplicemente a far sì che i compositori possano comporre e possano vivere e possano innamorarsi. Il film di Gallone consta perciò di una struttura narrativa molto anomala – e anche per questo molto interessante -, come se si trattasse di un film proto-episodico, ad anticipare la grande stagione commerciale dei film a episodi del cinema italiano degli anni Sessanta. In certo modo, gli episodi singoli mettono in scena un frammento della vita di un compositore, in cui questi ha successo e si innamora, oppure si ammala e muore, o ancora reagisce alla vecchiaia (questo è in particolare il caso di Verdi), e in cui si arriva a mostrare ciascuno di loro per il tramite di un membro della famiglia Ricordi.

Su tutto questo si agita la storia dell’Italia, a partire dalla Milano dominata dagli austriaci. Ma, rispetto al discorso che fa Visconti in Senso, in cui la vicenda unitaria è al tempo stesso centrale, beffarda e già venata di vigliaccheria e vecchiezza, Gallone ci dice che in qualche modo la musica è più importante della Storia, tanto che all’inizio Giovanni Ricordi (interpretato da un Paolo Stoppa non troppo convincente nella parte del milanese) viola il coprifuoco austriaco solo per attaccare dei volantini atti a promuovere la sua società, e tanto che molto più avanti – quando l’Italia sarà già unita – Giuseppe Verdi riesce a interrompere una rivolta contadina solo con la sua presenza e scatenando il canto comune di rivoltosi e guardie al grido del Va’ pensiero, un momento che è certamente indice dell’atteggiamento reazionario di Gallone nei confronti dei conflitti sociali, ma che al tempo stesso ribadisce il suo punto di vista sulla centralità e la popolarità della musica, capace di superare ogni divisione.

Ma in un film che annovera tra i suoi sceneggiatori Age, Scarpelli e Leonardo Benvenuti non potevano mancare sottigliezze di scrittura, e si pensa non solo alla già citata macrostruttura che prova a nascondere in qualche modo la sua marcata episodicità, quanto soprattutto alla parte finale parigina del film in cui Puccini idea La bohème e poi la vede rappresentare in prima proprio mentre si ritrova a vivere dietro le quinte lo stesso avvenimento che accade sul palco, e cioè la morte dell’amata. Si tratta di una trovata di scrittura che esplicita però un meccanismo su cui si regge sottotraccia l’intero Casa Ricordi, vale a dire la sua ostentata teatralità, una teatralità che sfonda il palcoscenico e che entra in ogni ambiente, sia interno o esterno, del film. E qui ritorniamo al già citato Natanson, il pittore polacco autore degli effetti speciali del film, effetti che vanno dalle quinte dei teatri disegnati, alle colonne anch’esse disegnate che si confondono tra scena e fuori-scena, agli esterni – come balconi e finestre – che sono spesso dei praticabili teatrali sia sul palco che fuori. Questa tendenza ha una esibizione a suo modo definitiva nella dissolvenza incrociata che passa dai tetti di Parigi (anch’essi posticci, disegnati da Natanson) ai fondali de La bohème. Tutto, dunque, è ancora una volta – e sempre – teatro, ci dice Gallone, e questo suo spunto riesce a conferire a Casa Ricordi una consapevolezza linguistica di non poco conto, perché se quella certa forma di teatro può tornare a esistere – e lo possiamo ancora vedere rappresentato in una ricostruzione storica – lo dobbiamo al cinema e al suo fittizio meccanismo di riproduzione del reale, alla sua riproducibilità tecnica e alla sua capacità di raggiungere ampie masse popolari, così come il torchio dei Ricordi e così come l’Opera nell’Ottocento. Ricordi c’est moi, avrà forse pensato Gallone mentre girava questo film.

Info
Il programma dell’omaggio a Józef Natanson.

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