The Silent Forest

The Silent Forest

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Opera prima della regista tedesca Saralisa Volm, The Silent Forest, presentato in Perspektive Deutsches Kino della Berlinale 2022, è un thriller dalle atmosfere lynchane immerso nelle foreste bavaresi, come una fiaba in un luogo incantevole che vira nella favola nera. Ed emergono anche i fantasmi della Storia, dei campi di sterminio, di un passato con cui la società tedesca non ha mai fatto pienamente i conti.

Demoni dal sottosuolo

Anja è una studentessa in scienze forestali che sta svolgendo ricerche nell’Alto Palatinato, nei luoghi della sua infanzia dove, vent’anni prima, suo padre scomparve misteriosamente. Le ricerche e gli incontri la porteranno a scavare nel suo passato per scoprire verità inquietanti. [sinossi]

Con dei vermi, precisamente dei lombrichi, che si divincolano nel terriccio, e poi con un close up molto ravvicinato di un fungo, inizia il film The Silent Forest (Schweigend steht der Wald), opera prima di Saralisa Volm presentata in Perspektive Deutsches Kino della Berlinale 2022. Un incipit disturbante che suona come una declamazione lynchana, con l’evidente analogia dell’orecchio mozzato sul prato di Velluto blu per esempio, quanto come una metafora dei mostri celati nel sottosuolo, dei fantasmi che possono emergere da un’attività di escavazione. La bellezza delle montagne bavaresi, immerse nel verde di boschi secolari è il paravento dietro cui aleggiano inquietudini del passato che, a mano a mano che emergono, portano dritti all’Olocausto, ai campi di sterminio, a una memoria che ancora non è stata pienamente assimilata. A conti con il passato che non sono mai esauriti. E tutto il film si gioca tra l’estetica idilliaca della natura e le immagini sgradevoli, come la macellazione del cinghiale o della tassidermia dei piccoli uccelli, che pure possono far parte di un equilibrio, di un prelievo di risorse da una natura che è ancora ricca.

The Silent Forest è un thriller, tratto da un romanzo dello scrittore Wolfram Fleischhauer, che lui stesso ha adattato nella sceneggiatura, ambientato nel distretto bavarese dell’Alto Palatinato. Viene conservata dal libro l’ambientazione nel 1999, necessaria per motivi narrativi: alcuni personaggi dovevano essere già vivi durante la guerra. L’attività di investigazione è condotta dalla protagonista, Anja, inizialmente come attività scientifica. La ragazza è una studentessa in scienze forestali che analizza carotaggi di terreno, scoprendo delle anomalie nella composizione, che non hanno apparente spiegazione scientifica. La detection diventerà una ricerca nella memoria e nel passato, anche personale della protagonista, che ritorna ai luoghi della sua infanzia, da cui si era trasferita a seguito della misteriosa scomparsa del padre. Pian piano riemergeranno gli scheletri, reali quanto metaforici, da quel sottosuolo. Da un lato una dimensione da Un tranquillo weekend di paura, dove emerge che i bifolchi del villaggio possono essere ben lontani da idealizzazioni romantiche da buon selvaggio. E dall’altro lato si arriva alla memoria dell’Olocausto, e a una valutazione delle responsabilità. Nel film si parla di connivenza degli abitanti attorno al campo di sterminio. Il perturbante che il film fa emergere è lo stesso che aveva intuito Hitchcock, quando fu chiamato, nel dopoguerra, come consulente per il lavoro di montaggio dei filmati dei campi di sterminio, che suggerì di abbinare a quelle immagini raccapriccianti quelle dei ridenti villaggi nei paraggi dei lager.

The Silent Forest potrebbe essere un’operazione perfettamente riuscita, un film di genere che veicola tematiche importanti e dolorose, se non scadesse indugiandovi, su un pesante e gratuito didascalismo. La famiglia della protagonista di cognome fa Grimm e si cita spesso la fiaba di Hänsel e Gretel, anche con dei disegni infantili. Si sa che le fiabe sono state edulcorate nei secoli, che, per esempio, le sorellastre di Cenerentola, nella versione originale, arrivarono a tagliarsi pezzi di piede pur di farlo entrare nella scarpina. Così è il percorso del film, che da fairy tale, come si manifesta inizialmente, vira poi al dark tale. Tutto però esplicitato da uno spiegone di Anja, di cui si sarebbe potuto fare a meno.

Info
The Silent Forest sul sito della Berlinale.

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