Gigi la legge

Gigi la legge

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Presentato in concorso al 75° Locarno Film Festival, Gigi la legge è il terzo lungometraggio di Alessandro Comodin che torna alle location, sul Tagliamento, di L’estate di Giacomo, il film con cui si è fatto conoscere. Torna tutta quella poetica della natura, dell’estate, della provincia veneta, dove si parla anche il friulano, quel realismo che tende al magico.

I segreti di San Michele al Tagliamento

Gigi è un vigile di di un piccolo comune in Veneto, dove sembra non succedere mai niente. Un giorno, però, una ragazza si uccide sotto un treno. Non è la prima volta. Nei pattugliamenti di Gigi, con la sua auto di servizio, emerge uno strano mondo di provincia a metà tra realtà e fantasia, dove un giardino può anche essere una giungla e un poliziotto avere un cuore sempre pronto a innamorarsi e a sorridere. [sinossi]

Non sembra succedere nulla a San Michele al Tagliamento, piccola località di poco più di diecimila anime, nella città metropolitana di Venezia. I vigili in pattuglia possono essere chiamati perlopiù per un rogo di sterpaglie, che peraltro poi si rivela come una segnalazione inattendibile. Alessandro Comodin torna sui propri luoghi, sul Tagliamento, nelle atmosfere estive, del suo primo lungometraggio, L’estate di Giacomo. Con Gigi la legge, in concorso al 75° Locarno Film Festival, il filmmaker torna anche a focalizzarsi su un personaggio, già nel titolo del film: si tratta di Gigi, vigile urbano in quella piccola comunità, nella realtà lo zio stesso del regista. La calma piatta sembra governare quella sonnecchiosa cittadina, dove la gente ha un’inconfondibile parlata veneta, ma sopravvive anche il friulano. Una località, che viene espressamente nominata nelle tante conversazioni al microfono tra Gigi e la centrale, dalla tipica urbanistica residenziale diffusa nelle tante casette con giardino. Un giardino che sembra fatato deve essere proprio quello di Gigi, con piante ormai ad alto fusto, che il vigile considera come qualcosa di sacro. Non vuole tagliarle e nemmeno potarle, nonostante le rimostranze di un vicino, perché gli sembrerebbe di ferirle in quanto creature viventi. Un giardino foresta, sempre visto al buio, corrispettivo degli ambienti naturali cari al regista, che diventa un giardino mentale.

Avviene un fatto grave, incredibilmente, in quel paese, in realtà neanche per la prima volta e in realtà una cosa abbastanza diffusa. I resti di una povera donna, evidentemente suicida, vengono trovati sui binari. Gigi e il suo collega se ne occupano con molta flemma, anche con una certa malavoglia. Bisogna chiamare chi di dovere, ma con calma, anche le ferrovie che dovrebbero fermare il passaggio dei treni. Ma nel frattempo passa già un convoglio. Sembra che il tempo si sia fermato in quel territorio, sempre attraversato e perlustrato da un Gigi serafico, perennemente sorridente. Nel film si sentono due canzoni, forse per l’influenza di João Nicolau che firma il montaggio del film nell’ambito di un sodalizio per cui invece Comodin monta i film del regista portoghese. Due canzoni che sembrano molto amate dai personaggi, Sono un pirata, sono un signore di Julio Iglesias e Amore disperato di Nada. Due grandi successi, il primo del 1978, il secondo del 1983. A ben vedere non ci sono segni di modernità nel film, e si potrebbe pensare che sia ambientato in un decennio passato. Ma nella concezione di Comodin si tratta semplicemente di mettere in scena una terra dimenticata dal tempo, una dimensione dove il tempo sembra non passare. Una dimensione chiusa, claustrofobica. Una delle più grandi trasgressioni di Gigi, come racconta all’amica, è stata quella di uscire dal territorio comunale con l’auto di servizio. Anche il viaggio a Lignano Sabbiadoro, comune limitrofo, si rivelerà un finto viaggio. E quella ferrovia funziona più come una barriera che come un mezzo di transito per andare altrove. Come per Marco Bellocchio, il cui centro propulsore del suo cinema, dove inserisce spesso membri della sua famiglia come le immancabili “sorelle Mai”, torna sempre nella nativa Bobbio, così Alessandro Comodin sente la forza centrifuga della sua Heimat in una dialettica tra localismo e cosmopolitismo. Chi ne è uscito, in un percorso di studi internazionale, torna a guardare, con il suo cinema finanziato con coproduzioni europee, quei luoghi fatti di gente che lì vive la propria vita, trascorre la propria intera esistenza.

Il fulcro spaziale di Gigi la legge è la pattuglia del vigile. Si potrebbe considerare il film quale un road movie senza viaggio, dove le strade percorse sono sempre quelle, all’interno del comune. Comodin sfrutta anche stilisticamente questa caratteristica, in un sapiente gioco di campi e controcampi spesso mancanti, così come all’inizio non si vede l’interlocutore di Gigi, con cui discute del giardino, che rimane fuori campo. Per esempio in una scena dove è inquadrata la macchina dal parabrezza si capisce, dai rumori, che si trova davanti al controcampo del passaggio a livello. Una collega di Gigi spesso compare a sorpresa, come controcampo seduta alla destra, dopo lunghi momenti con il campo del guidatore. Ma il culmine si arriva nel finale. In un lungo tragitto in macchina Gigi promette alla sua interlocutrice di portarla a Lignano Sabbiadoro. Solo alla discesa si scopre che i passeggeri erano tre: Gigi, la centralinista che frequenta, apparsa appena nella scena precedente, e una ragazza che stanno conducendo a un istituto di cura psichiatrica. Segue un lungo piano fisso, all’interno della macchina vuota, dove il parabrezza disegna un’inquadratura interna, mentre si odono le voci dei personaggi. Comodin costeggia il film di questi inganni allo spettatore, che sono come l’inganno gentile che Gigi fa alla paziente psichiatrica, cui fa credere di andare al mare per tranquillizzarla, proprio come aveva già fatto, racconta, per portare un ragazzo a fare un Tso.

Le due canzoni di cui sopra si inseriscono anche narrativamente nel film. Sono un pirata, sono un signore è il manifesto di un machismo galantuomo da playboy vintage, quello del cantante spagnolo, il “professionista dell’amore” peraltro rassomigliante a Gigi. Dall’altro polo Amore disperato racconta di un amore semplice e genuino, una canzone di due esseri umani, nato contro i conformismi che vigono in un locale alla moda. Ancora una volta Comodin racconta una storia d’amore tenera e pura che qui si sviluppa al radiomicrofono della pattuglia. Fa parte di quella magia delle piccole cose, del quotidiano presente nella poetica del regista. Il mistero a volte sembra inserirsi nelle pieghe di quella vita tranquilla. Un ragazzo strano, spesso in bicicletta, attira i sospetti di Gigi, cho segue, e, dopo aver superato un passaggio a livello, essere uscito quindi dai confini di quella ‘interzona’, sembra essersi volatilizzato. Dalla centrale avvertono Gigi circa un misterioso personaggio che si spaccia come dipendente dell’Enel. Elementi fantastici che non si sviluppano, la magia che non sboccia e rimane nel quotidiano, nelle piccole cose, nel sorriso di Gigi.

Info
Gigi la legge sul sito di Locarno.

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