Il coltello nell’acqua
di Roman Polański
Esordio al lungometraggio di Roman Polański, Il coltello nell’acqua presenta già alcuni degli elementi che torneranno preponderanti nella successiva carriera del grande regista polacco, a partire dalla deflagrazione delle relazioni umane in uno spazio chiuso, definito – in questo caso si tratta di una barca. A CiakPolska 2023 tra i Grandi classici del cinema polacco.
Due uomini e una donna in barca
La Masuria è un’incantevole regione della Polonia nord-orientale, famosa per i suoi bellissimi laghi. È lì, su una barca a vela, che un gruppo di tre persone: Andrzej, un giornalista sportivo di circa 40 anni, la sua attraente moglie Krystyna e un giovane che la coppia ha incontrato per caso, reciteranno un dramma dal sapore di giallo psicologico. [sinossi]
Esordio al lungometraggio di Roman Polański, Il coltello nell’acqua nasce nell’ambito di una fortunata fase del cinema polacco. Siamo in epoca post-stalinista e la realtà produttiva nazionale vive un’importante trasformazione: le decisioni creative e produttive passano infatti dall’apparato centrale per il cinema (Film Polski), al quale resta l’appannaggio del finanziamento, nelle mani e nelle menti più libere e autonome di piccoli “gruppi di produzione”. Tra questi vi è il gruppo Kamera, che, oltre a Il coltello nell’acqua, per citare almeno un altro titolo, produrrà anche il capolavoro postumo di Andrzej Munk La passeggera (1963). Prima nomination all’Oscar per la Polonia e per lungo tempo (fino a Il pianista, 2002) unico film di Polański prodotto e ambientato in patria, Il coltello nell’acqua è un “dramma da camera”, genere che l’autore declinerà più volte negli anni, dedicandosi con cura chirurgica all’osservazione delle umane dinamiche relazionali (spesso di sopraffazione) in luoghi chiusi, si pensi a La morte e la fanciulla (1994) e Carnage (2011), ma anche a Venere in pelliccia (2013) e al più recente The Palace (2023).
Con uno script firmato da Polański insieme ai compagni di corso alla scuola di cinema di Łódź Jakub Goldberg (era uno dei protagonisti del corto Due uomini e un armadio, 1958) e Jerzy Skolimowski (che firma anche i dialoghi), Il coltello nell’acqua è la storia di un’agiata coppia borghese che raccoglie in strada un autostoppista e lo porta con sé in una gita in barca, dove i conflitti esploderanno. Nel rispetto delle unità aristoteliche (azione, tempo, luogo) questa “esplosione” (l’azione) si svolge nell’arco di un giorno e su una barca veleggiante sulla superficie di un lago. Un altro luogo assai ristretto, un’auto, è lo scenario di prologo ed epilogo del film. La scelta del lago come location principale veicola un’evidente metafora della Polonia dell’epoca: nel film infatti i conflitti trovano sì un loro climax, ma poi gattopardescamente nulla cambia, tutto resta fermo. Anzi, per essere precisi, se spostarsi a piedi è una necessità per l’autostoppista e veleggiare l’attività di ozio domenicale del borghese, stare fermi, come avviene alla coppia alla fine, è l’inazione tipica di una classe sociale per sua natura dedita alla conservazione, di se stessa e del suo status quo. D’altronde non è la lotta di classe ad animare il conflitto tra il maturo giornalista sportivo Andrzej (Leon Niemczyk) e il giovane autostoppista senza nome (Zygmunt Malanowicz), quanto piuttosto una futile lotta virile, “un gioco”, come viene più volte detto nel film. E il gioco prevede qui in palio un grosso coltello, chiara metonimia fallica.
Governare il timone, trainare la barca da terra, salire sull’albero maestro, tenere una pentola rovente a mani nude, gonfiare un materassino a fiato e, naturalmente, dimostrare destrezza con il coltello: il gioco innescato da Andrzej con il giovane è di evidente matrice sadica, mentre la graduale complicità tra la moglie Krystyna (Jolanta Umecka) e il ragazzo, avviene sotto l’egida di un sottile feticismo (il sandalo di lei dato in pegno per un errore di gioco a shanghai), per proseguire poi con canzoni, poesie e infine coronarsi con un rapporto sessuale. Osservatrice annoiata delle dinamiche virili, Krystyna è forse l’unico personaggio positivo o per lo meno l’unico che ha ben chiaro cosa stia accadendo, l’identità femminile d’altronde per lei non ha bisogno di essere riconfermata, è un dato di fatto. In questo rapporto a tre viene a formarsi una sorta di – abbastanza mostruosa – famiglia, governata dal complesso edipico. È proprio Krystyna a confermarlo, usando nei confronti del ragazzo l’appellativo “bambino” – d’altronde lui affronta nel film un percorso di formazione, con prove virili e la perdita dell’innocenza. Polański stigmatizza i ruoli dei tre sulla barca, a poco meno di mezz’ora di film, con tre inquadrature dall’icastica angolazione a piombo: lei è al timone, serena e impassibile, il marito studia le carte nautiche con la bussola, da vero capitano (e, come lui stesso dice, su una barca ce ne può essere solo uno), il ragazzo è disteso a prua con una postura cristologica e coronato di un’aureola fatta di corde arrotolate. Ma non c’è da illudersi, ha già abboccato all’amo del suo padre-padrone ed è pronto a raccogliere ogni sfida, perché desidera non solo ciò che il borghese possiede, ma vuole proprio “essere” lui.
A suo agio nel ristretto ambiente dell’imbarcazione (anche grazie all’abilità del direttore della fotografia Jerzy Lipman) Polański calibra con maestria sia la drammaturgia degli spazi (si veda l’utilizzo della botola all’inizio e il restringimento della location causato dal temporale poi) che la composizione di ogni inquadratura. Il rapporto di aspetto 1.37:1 (il formato Academy) scelto per il film ben si presta alla messa in scena dei conflitti, che il regista esalta con la profondità di campo e posizionando spesso uno dei personaggi in primo piano e l’altro sullo sfondo, separati da corde, albero maestro e vela, che esaltano prospettive conflittuali sempre pronte a ribaltarsi. L’inquadratura stessa appare come una bilancia in continuo riequilibrio. E infatti, se l’iniziale simpatia dello spettatore è rivolta al giovane, il giudizio finale sul personaggio è impietoso, e sarà proprio Krystyna a sentenziarlo: “Sei tale e quale a lui, ma solo un po’ più giovane e stupido”. Di fronte a ciò, a poco vale il fatto che il personaggio risulti doppiato (per problemi con la presa diretta) dallo stesso Polański. Portatore sano, lui più del suo personaggio, di un ribellismo anarchico, Roman Polański proprio facendosi “voce” per conto del ragazzo, traccia una pessimistica previsione per la gioventù polacca del tempo, dove nemmeno il sesso è più un atto liberatorio, ma può manifestarsi soltanto sotto la forma assai borghese dell’adulterio.
Info
Il coltello nell’acqua sul sito di CiakPolska 2023.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Nóż w wodzie
- Paese/Anno: Polonia | 1962
- Regia: Roman Polański
- Sceneggiatura: Jakub Goldberg, Jerzy Skolimowski, Roman Polański
- Fotografia: Jerzy Lipman
- Montaggio: Halina Prugar
- Interpreti: Jolanta Umecka, Leon Niemczyk, Zygmunt Malanowicz
- Colonna sonora: Krzysztof Komeda
- Produzione: Zespół Filmowy Kamera
- Durata: 94'



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