Le donne al balcone – The Balconettes

Le donne al balcone – The Balconettes

di

Vorrebbe essere una sguaiata, violenta e divertente commedia sulla liberazione del femminile dal maschile, Le donne al balcone – The Balconettes di Noémie Merlant, ma l’ottusità dello sguardo, il semplicismo dialettico, e la mancanza di spessore cinematografico non elevano il film al di sopra di una mediocre puntata di Sex and the City.

Rear Widow

Marsiglia, estate, oltre 40 gradi. Due amiche condividono un appartamento quando, da Parigi, se ne aggiunge all’improvviso una terza. Dal loro balcone guardano un bellimbusto alla finestra di fronte, che le invita per un drink. Non sarà una serata divertente, ma in compenso uno stupratore perderà la vita… [sinossi]

Una commedia grottesca e libera da lacci e lacciuoli contro il patriarcato. Sembrerebbero queste le intenzioni di Noémie Merlan nel realizzare Le donne al balcone – The Balconettes, secondo lungometraggio da regista (dopo l’inedito in Italia Mi iubita, mon amour) dell’attrice francese che ha spiccato il volo della notorietà con Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma. Qui, incredibilmente, nelle vesti di collaboratrice per la sceneggiatura. Incredibilmente perché la libertà compositiva può risultare inconsistente laddove non si sappiano gestire le sfumature e i cambi di registro diventino un mero guazzabuglio di tonalità, come se un film fosse una grande busta per la raccolta indifferenziata. In questo caso dell’organico, perché di corpi e rivolta femminili desidera parlare Merlant in quello che si pone fin dall’incipit come un lavoro ambizioso e ribelle. Si parte con un’evidente citazione de La finestra sul cortile (Rear Window) di Alfred Hitchcock, mostrando un caseggiato di Marsiglia contornato da balconi in ogni dove e popolato da potenziali guardoni in ogni angolo. Siamo una società di voyeur che con lo sguardo costruisce il proprio desiderio. A questa legge non sfugge neppure l’aspirante scrittrice Nicole (Sanda Codreanu), che erotizza un bel dirimpettaio (Lucas Bravo), ma solo per trarne innocentemente un racconto letterario. Alla legge del desiderio e dello sguardo non sfuggono di certo i clienti di Ruby (Souheila Yacoub), che con Nicole divide l’appartamento e che per campare fa con piacere la webcam girl (in una sorta di rimembranza del doppio di Merlant in Parigi, 13Arr.). Da Parigi arriva poi Élise (Noémie Merlant), che di mestiere fa l’attrice e infatti giunge a perdifiato dalle amiche abbigliata e acconciata come Marilyn Monroe in Niagara. Ha appena terminato le riprese di una miniserie su Monroe e Yves Montand, apprenderemo in seguito. Ma poco importa e la dichiarazione di intenti è chiara: qui ci libereremo dalla soffocante immagine che lo sguardo maschile ha costruito sulla donna, di cui Monroe è simbolo vittimale, e infatti Élise a contatto con le amiche si toglie la parrucca bionda rivelando il suo naturale colore castano. Ma non lo fa immediatamente. No. Perché la stessa Élise è vittima di quello sguardo e pare quasi dimenticarsi di portare dei capelli finti: solo dopo ore di sorellanza, e ovviamente grazie a questa, potrà tornare padrona di sé. Il problema delle tre giovani, qui in fiamme per l’ondata di caldo estivo che ha investito la Francia, è che purtroppo esistono loro: i maschi. Narcisisti, manipolatori e violenti, gli uomini vengono qua e là uccisi più o meno volontariamente, ma sempre a scopo difensivo: sarà anche la fine del dirimpettaio, il quale inviterà le ragazze per un drink ma non saprà trattenersi da uno stupro su una di loro. Che, accidentalmente, lo ammazza penetrando (tiè) il suo corpo, che cade da un mezzanino su un grosso tubo che lo deflora tagliando persino il pene a metà. Sangue, urla, schiamazzi e persino il senso di colpa horror/sovrannaturale di Nicole (che vede gli uomini morti) dilagano scomposti dopo mezz’ora e non si fermano praticamente più. Alle protagoniste sono consegnati tre monologhi imbarazzanti, che però sostanziano il celeberrimo “spiegone” a tutta la vicenda: quando si penetra una donna si chiede il permesso e lo si fa con delicatezza (dice Ruby); sì, è vero, qualche uomo è stato ucciso nel corso del film, ma se lo sono meritato (dice Nicole); una moglie non è una proprietà e non è detto che una donna voglia dei figli soprattutto con un uomo che la tratta come se fosse “sua” (dice Élise a suo marito Paul, uno che la assilla ma poi pensa solo a scoparsela). Anche il sacrosanto diritto all’aborto entra in questo calderone che guarda un po’ ad Almodóvar nei colori sgargianti e acidi, ma non arriva neanche a essere una brutta puntata di Sex and The City.

Si rivendica il gusto per la volgarità, l’eccesso e la sfrontatezza in Le donne al balcone (“Permettiamoci di mescolare i generi, di essere volgari e di essere poetiche” ha detto l’attrice-regista in un’intervista). Un film in cui la televisione parla costantemente di climate change e la rivolta della Terra contro l’homo sapiens è palesemente posta in analogia con quella della donna contro il maschio che l’ha abusata, costretta e irregimentata per secoli e secoli. Tutti temi importanti e complessi che, di per sé, meritano parecchia attenzione. Ma come possono riceverla se vengono urlati in un lavoro manicheo e tagliato con l’accetta, senza una storia che tenga a livello emozionale perché priva di personaggi anche solo pigramente costruiti? Merlant vuole scoprire le verità dei corpi al di là della seduzione/sessualizzazione messa in pratica per il maschile e infatti Nicole ed Élise sono spesso e volentieri nude: l’obiettivo sarebbe mostrare l’altro volto della fisicità femminile, vista e raccontata dal punto di vista della donna stessa. Ne emergono comunque momenti pruriginosi e altri al limite dell’imbarazzo, benché si capiscano le – sulla carta forse interessanti – intenzioni: Élise scoreggia in libertà, una pianta rinsecchita al sole ma con la terra umida nel vaso diventa metafora della liberazione dal maschile, donne obese e corpi non conformi agli standard alla fine danzano nudi nelle strade. Eppure uno sguardo esiste sempre. Ed è forse qui che si perde completamente Merlant, ritenendo che quello femminile solo perché tale (ovvero creato da una persona senza pene) veicoli di per sé qualcosa di valore, senza bisogno di struttura, senso, o anche solo una vaga forma di profondità rispetto a quel che si racconta. Questa commedia kitsch e sguaiata sulla sorellanza, presentata Fuori concorso al Festival di Cannes 2024, non è il Doom Generation del femminismo, ma semplicemente gira a vuoto (tralasciando poi il fatto che ogni uomo in scena – a parte il medico che fa abortire Élise – è un mostro e se morisse poco male), non catturando per assenza di veri e propri personaggi che non sfondino totalmente la sospensione dell’incredulità, non interessando a causa di affastellamenti di situazioni senza centro gravitazionale.

Info
Le donne al balcone – The Balconettes, un trailer.

  • le-donne-al-balcone-the-balconettes-2024-noemie-merlant-01.webp
  • le-donne-al-balcone-the-balconettes-2024-noemie-merlant-02.webp
  • le-donne-al-balcone-the-balconettes-2024-noemie-merlant-03.webp

Articoli correlati

Array
  • Cannes 2021

    les olympiades recensioneParigi, 13Arr.

    di Jacques Audiard torna per la quinta volta in concorso al Festival di Cannes con Parigi, 13Arr., storia di amicizie e amori giovanili nello scenario di Olympiades, il quartiere con le caratteristiche torri residenziali che fa parte del XIII arrondissement di Parigi.
  • Classici

    la finestra sul cortile recensioneLa finestra sul cortile

    di Tra i più celebri e amati capolavori di Alfred Hitchcock c'è senza dubbio La finestra sul cortile, sardonica commedia che inserisce il “delitto” in una cornice prettamente domestica ragionando sul dispositivo dell'immagine, sul voyeurismo non come patologia ma come elemento svelatore.
  • Archivio

    Una donna promettente recensioneUna donna promettente

    di Largamente acclamato oltreoceano, Una donna promettente di Emerald Fennell si risolve in una occasione sprecata, in particolar modo per via di una scrittura raffazzonata e di una regia mediocre, priva di profondità e di senso dell'azione. La regista confeziona un film cadaverico.
  • Berlinale 2021

    petite maman recensionePetite maman

    di Una storia all'apparenza piccolissima (una bimba che dopo la morte della nonna si trova a tu per tu con la madre a sua volta però ancora bambina) come quella di Petite maman permette a Céline Sciamma di dispiegare in modo chiaro e netto la propria poetica espressiva.
  • Cannes 2019

    Ritratto della giovane in fiamme RecensioneRitratto della giovane in fiamme

    di In concorso a Cannes 2019, Sciamma abbandona le traiettorie adolescenziali e contemporanee per mettersi alla prova con l’afflato sentimentale e soprattutto intellettuale di un racconto tardo settecentesco, intriso di pittura, letteratura, musica.
  • Animazione

    ma-vie-de-courgetteLa mia vita da zucchina

    di La Quinzaine ritaglia spazi preziosi per il cinema d'animazione, anche quello a misura di bambino. Diretto da Claude Barras, La mia vita da zucchina è l'ennesima dimostrazione della vitalità della stop motion e dell'animazione transalpina.
  • Archivio

    quando-hai-17-anniQuando hai 17 anni

    di Presentato in concorso alla Berlinale 2016 e scritto a quattro mani da Téchiné e da Céline Sciamma, Quando hai 17 anni riesce a cogliere l’essenza della passione e della giovinezza, tratteggiando personaggi vivissimi.
  • Archivio

    diamante-neroDiamante nero

    di L’opera terza di Céline Sciamma conferma il talento della regista transalpina nel cogliere pulsioni e ambiguità dell’adolescenza.
  • Archivio

    Tomboy

    di Laure, dieci anni, si trasferisce in un nuovo quartiere. Un po' per gioco, un po' per realizzare un sogno segreto, decide di presentarsi ai nuovi amici come fosse un maschio...