Giulia non esce la sera

Giulia non esce la sera

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Come in Luce dei miei occhi, anche in Giulia non esce la sera il regista di Ascoli Piceno disegna un paesaggio anonimo e in questo caso persino alienante nelle sue manifestazioni (la piscina, la casa vuota e la cella di un penitenziario), paesaggio fatto di luoghi abitati da due spaesati protagonisti segnati dal disagio esistenziale, come estranei al mondo in cui vivono.

Come pesci fuor d’acqua

Guido è uno scrittore di successo, con il suo ultimo libro è entrato nella cinquina dei finalisti di un prestigioso premio letterario. Mentre è alle prese con gli impegni che la candidatura del suo romanzo comporta, inizia a frequentare una piscina e decide di imparare a nuotare, realizzando così un desiderio che coltivava da tempo. Lì incontra Giulia, una donna molto affascinante, soprattutto quando è nel suo elemento: l’acqua. Tra Guido e Giulia nasce una relazione che da subito però rivela delle zone d’ombra. Perché Giulia nasconde un segreto, e un passato misterioso… [sinossi]

Dopo aver messo da parte, solo momentaneamente, i molteplici impegni con librerie di cinema, lezioni di regia e movimenti a sostegno dei diritti dei lavoratori della Settima Arte (i 100 Autori), Giuseppe Piccioni è potuto tornare dietro la macchina da presa, a cinque anni di distanza dalla sua ultima fatica La vita che vorrei, per comporre un nuovo e personalissimo capitolo sull’analisi dei sentimenti e sulla loro imprevedibilità. Per farlo ha scelto di raccontare in Giulia non esce la sera (in principio doveva intitolarsi Il premio) la storia di Guido (Valerio Mastandrea), scrittore di successo, e Giulia (Valeria Golino), istruttrice molto affascinante ma dal passato tormentato.

Il regista marchigiano porta sul grande schermo una pellicola ricca di incertezze, disseminate qua e là in uno script (firmato a quattro mani con Federica Pontremoli) che alterna sporadici tempi morti a continui cambi di tono che trascinano personaggi e narrazione in un vorticoso valzer di dramma esistenziale e sentimentale, con sprazzi di commedia classica e a tratti persino surreale. Incertezze che non appaiono come pesanti stonature, ma come semplici intermezzi che rendono Giulia non esce la sera imprevedibile e piacevolmente imperfetto. Un film di garbo all’insegna di una discrezione delicata che compensa debolezze, squilibri e facilità. Come capita spesso nel cinema di Piccioni, ci si trova davanti a uno spaccato di vita che mette l’una di fronte all’altra esistenze in bilico su un filo che si chiama amore o affetto, un filo sottile teso tra due cuori che può spezzarsi da un momento all’altro. Come in Luce dei miei occhi, anche in Giulia non esce la sera il regista di Ascoli Piceno disegna un paesaggio anonimo e in questo caso persino alienante nelle sue manifestazioni (la piscina, la casa vuota e la cella di un penitenziario), paesaggio fatto di luoghi abitati da due spaesati protagonisti segnati dal disagio esistenziale, come estranei al mondo in cui vivono: lui, scrittore di successo anomalo che ha delle ambizioni ma dalle quali è spaventato, intellettuale diverso dalle visione stereotipata che non ha nessuna presa sulla realtà almeno quanto i personaggi dei suoi romanzi; lei, che non si vuol bene, rattrappita e spaventata dai sentimenti, trascina la sua vita facendo continuamente i conti con i rimorsi e i rimpianti tra una bracciata e l’altra in una piscina dove di giorno insegna a nuotare a persone come Guido. Due vite destinate a scontrarsi e stravolgersi per poi tornare al proprio posto come se niente fosse mai successo. Entrambi sono affacciati alla vita ma preferiscono la solitudine. Anche se con modalità differenti, vivono una situazione di semi-libertà, che nel caso di Guido si manifesta nell’isolamento dello scrittore che ha paura del presente, mentre nel caso di Giulia in una paura per un passato che la consuma e che svanisce solo quando il suo corpo fluttua nelle acque di una piscina che sembra nel suo caso purificatrice.

La forza del film risiede proprio in questa alchimia, nello spessore drammaturgico di dialoghi e personaggi ben delineati, resi ancora più efficaci dall’intensa partecipazione di Valeria Golino e Valerio Mastandrea, aiutati e supportati da un cast di tutto rispetto nel quale figurano la sorpresa Jacopo Dominicucci, che nel ruolo di Filippo regala in duetto con l’attore romano sequenze di straordinaria comicità; Sonia Bergamasco, che dopo la fastidiosa spocchiosità che caratterizzava le scelte elitarie del passato sembra adesso aver voltato pagina scegliendo ruoli più popolari come questo di Benedetta o quello riuscitissimo nella serie televisiva Tutti pazzi per amore; per chiudere con la solita e impeccabile performance di una Piera Degli Esposti, che nella parte dell’editrice Attilia conferma uno stato di grazia che sembra non voler proprio trovare intoppi. Al resto ci pensa la fotografia di Luca Bigazzi, che a dieci anni da Fuori dal mondo torna a lavorare con Piccioni firmando immagini tanto surreali (quelle subacquee e quelle dei racconti del romanzo) quanto tremendamente reali (il carcere, la spiaggia, le case e le ville), capaci di dare origine a una perfetta scissione tra il vero e il falso, due mondi paralleli che finiscono con il contaminarsi grazie alle note della bellissima e toccante colonna sonora dei Baustelle.

Info
Il trailer di Giulia non esce la sera.

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