Un gelido inverno

Un gelido inverno

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Scritto a quattro mani dalla Granik e da Anne Rosellini, Un gelido inverno è costruito su due splendidi paesaggi, i boschi del Missouri e il volto intenso della giovane e talentuosa Jennifer Lawrence. La macchina da presa pedina la diciassettenne Ree nel suo girovagare alla ricerca della verità: tra alberi, lande desolate e case di legno, in una sorta di moderno Far West, l’inteso sguardo della giovane protagonista rappresenta e riassume la forza, quasi selvaggia, di questa terra di confine, di una comunità chiusa, corrotta ma orgogliosa.

La brezza che soffia gentile tra gli alberi

Ree ha diciassette anni ed è alla disperata ricerca del padre, scomparso dopo aver impegnato la casa di famiglia per pagare la sua cauzione. Se l’umo non si presentasse al processo, la ragazza, la madre malata e i fratelli più piccoli sarebbero costretti a lasciare la casa senza sapere dove andare. Scontrandosi con il muro di omertà, menzogne, sotterfugi e minacce innalzato dai vicini, la ragazza arriva a mettere a repentaglio perfino la sua vita pur di salvare la famiglia. Ma, nonostante le difficoltà, comincerà lentamente a dipanare il mistero… [sinossi – catalogo Torino Film Festival]
Hush-a-bye, ma baby, slumbertime is comin’ soon;
Rest yo’ head upon my breast while Mammy hums a tune;
The sandman is callin’ where shadows are fallin’,
While the soft breezes sigh as in days long gone by…
Missouri Waltz (1914)

Il secondo lungometraggio della regista a stelle e strisce Debra Granik, vincitrice del premio per la miglior regia al Sundance Film Festival con l’opera d’esordio Down to the Bone (2004), è tra i titoli più interessanti in concorso al Torino Film Festival 2010. Ben girato ed emotivamente coinvolgente, Un gelido inverno (Winter’s Bone) [1] è un ottimo esempio di cinema indipendente, fortunatamente slegato da certe derive dell’indie americano – siamo, per ambientazione e atmosfera, assai prossimi a un’altra perla del TFF, Small Town Murder Songs del canadese Ed Gass-Donnelly. Difficile, inoltre, non tirare in ballo la poetica di Kelly Reichardt (Wendy and Lucy, Meek’s Cutoff) o Crackie di Sherry White (TFF 2009): cinema al femminile, di confine, seppure con differenti declinazioni. Il cinema nordamericano contemporaneo, tra Stati Uniti e Canada, può vantare una più che promettente generazione di filmmaker, tecnicamente ineccepibili, abili narratrici dallo sguardo ispirato.

Scritto a quattro mani dalla Granik e da Anne Rosellini, Un gelido inverno è costruito su due splendidi paesaggi, i boschi del Missouri e il volto intenso della giovane e talentuosa Jennifer Lawrence, già apprezzata in The Burning Plain – Il confine della solitudine di Guillermo Arriaga [2]. La macchina da presa pedina la diciassettenne Ree nel suo girovagare alla ricerca della verità: tra alberi, lande desolate e case di legno, in una sorta di moderno Far West, dove legge e legalità sono concetti relativi, l’inteso sguardo della giovane protagonista rappresenta e riassume la forza, quasi selvaggia, di questa terra di confine, di una comunità chiusa, corrotta ma orgogliosa. Nella coraggiosa lotta per la sopravvivenza di Ree, nel suo indagare a testa bassa a dispetto di tutto e di tutti, si fondono cupa disperazione e testarda speranza e i boschi del Missouri, densi di oscuri presagi come la Georgia rurale del misconosciuto Undertow (2004) di David Gordon Green, diventano una location perfetta per raccontare di questa moderna Cappuccetto Rosso circondata da un branco di lupi.

Debra Granik mette in scena un personaggio difficile da dimenticare: Ree Dolly, una “Dolly purosangue”, alla ricerca del padre per salvare la casa e quel che resta della famiglia, è una ragazzina già donna, una figlia già madre, una donna perfettamente calata in un ambiente difficile, incrollabile anche di fronte ai minacciosi uomini, all’illegalità e anche alla legge. Ma difficile da dimenticare è il ritratto della componente femminile di questa comunità, delle famiglie Dolly e Milton.

Coi suoi camini che fumano, la legna da tagliare, il freddo quasi palpabile e le minacciose paludi, Un gelido inverno descrive un contesto sociale e ambientale a misura di uomini senza troppi scrupoli e dalla pelle dura. Ma tra la rudezza e i mille ostacoli emergono la personalità e la determinazione di Ree, il suo sguardo limpido e glaciale, senza eccessi o clamori: Debra Granik, che incolla la macchina da presa addosso a Ree, scrutandone spesso lo sguardo intenso, riesce a mantenere alta la tensione, a rendere credibile la detection, a bilanciare dramma familiare e atmosfere thriller.

Note
1. In attesa delle scelte della giuria torinese, che non avrà un compito facile, segnaliamo alcuni premi già assegnati al film da altri festival: miglior attrice (Jennifer Lawrence) e miglior regia al Seattle International Film Festival, premio della giuria per la regia e per la sceneggiatura al Sundance Film Festival, oltre alla nomination come miglior film straniero ai British Independent Film Awards.
2. Evidentemente destinata a una luminosa carriera, Jennifer Lawrence si è aggiudicata il Premio Marcello Mastroianni alla Mostra del Cinema di Venezia proprio col film di Arriaga. Vedremo presto la Lawrence, classe 1990, nata a Louisville (Kentucky), in The Beaver di Jodie Foster, Like Crazy di Drake Doremus, House at the End of the Street di Mark Tonderai e X-Men: First Class di Matthew Vaughn.
Info
Il sito ufficiale di Un gelido inverno.
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