Finché notte non ci separi
di Riccardo Antonaroli
Presentato in Gala – Teatro antico a Taormina, come film di chiusura dell’edizione 2024, Finché notte non ci separi è una commedia di Riccardo Antonaroli, che attinge al film israeliano Honeymood amplificandone gli elementi della pochade, per arrivare a una commedia esistenziale sul matrimonio. Un’operazione di sceneggiatura interessante portata sullo schermo senza molta convinzione.
Tutto in una notte
Si sono scambiati le fedi e giurato amore eterno solo poche ore fa ed ora eccoli qui, Eleonora e Valerio, mano nella mano nell’albergo più lussuoso di Roma, pronti a godersi la luna di miele. Non sanno che invece di lì a poco verranno catapultati nella notte di una Roma affascinante e misteriosa, in cerca di qualcosa… e forse di loro stessi. [sinossi]
«… prendo te come mi* spos* promettendoti di esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore in salute e in malattia finché morte non ci separi»: così vuole il rito del matrimonio religioso, prevedendo così la totale indissolubilità del vincolo coniugale durante la vita. Su questo concetto, sul carattere definitivo dell’unione matrimoniale, gioca, già dal titolo, la commedia Finché notte non ci separi, opera di Riccardo Antonaroli, che è stata presentata nella cornice del Teatro Antico in chiusura del 70° Taormina Film Festival. Sembra essere il dubbio esistenziale che si presenta a Eleonora e Valerio, nella loro prima notte di nozze quando avviene un improvviso incidente: un anello che salta fuori con una lettera che fa riferimento a una somma di denaro, di una ex di lui. Tutte le convinzioni vengono messe in discussione e ai due si profileranno delle ultime, o prime, tentazioni. Tutto avviene in una notte, come nel riferimento del titolo, seguendo un archetipo di affanno notturno, dal tramonto fino all’alba, come in Tutto in una notte o Fuori orario.
Finché notte non ci separi è un remake libero del film israeliano Honeymood del 2020, di Talya Lavie, che pure fu presentato a Taormina. Il film di partenza è già dichiarato nella locandina, con i due coniugi a letto in posizioni inverse, che ricalca quella del film israeliano. Gli sceneggiatori lavorano su quel materiale sviluppando gli elementi della pochade e gli ingredienti della commedia classica. Per esempio con il tormentone del cameriere che compare in continuazione elencando gli ospiti illustri che hanno soggiornato nella “love suite” concludendo con un nome trash come Pupo, Cristiano Malgioglio o il divino Otelma. Nell’originale c’era una gag simile fatta dire, una sola volta, dagli addetti alla reception. Altro cliché classico introdotto è quello del finale dove convergono tutti i personaggi, ivi compresi i genitori di lui, che hanno un ruolo maggiore rispetto al film di partenza. Viene mantenuta l’ambientazione ebraica: lo è la famiglia di Valerio come è chiaro da subito in una battuta di Eleonora. Il contesto ebraico tuttavia appare gratuito, senza importanti ripercussioni narrative. E inverosimile appare poi il fatto che due persone del ceto medio – lui è un agente immobiliare, lei un’osteopata precaria – possano permettersi una tale suite principesca.
In un film dove vengono messe spesso in bocca ai personaggi citazioni da Hitchcock, è evidente che l’anello sia un MacGuffin, o poco più, per innescare il delirio, e per suggerire possibilità diverse, persone alternative una volta che si è creduto di avere trovato il partner ideale. Così è per l’ultima ragazza che incontra Valerio con cui sembra condividere cose importanti come l’amore per la narrativa di genere. Tutta la deriva di quella notte potrebbe avere una dimensione puramente onirica, come suggerito tra le righe. Deriva che si svolge negli abissi di un’affascinante Roma notturna, che fa da protagonista nel film, valorizzata ben più di quello che sarebbe una semplice istanza da film commission.
Quello su cui Finché notte non ci separi invece scricchiola è la mancanza di solidità dell’impianto della commedia, l’assenza di una mano sicura nei ritmi e nei meccanismi spettatoriali della risata. La stessa gag del cameriere, di cui sopra, soffre di eccesso di ridondanza. E potremmo, impietosamente ma in fondo è già il film a fare ironia sui personaggi buffi dello spettacolo, mettere Finché notte non ci separi in fondo a un analogo elenco che comprenda opere di Lubitsch, Wilder, Monicelli, Risi.
Info
Finché notte non ci separi, il trailer.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Finché notte non ci separi
- Paese/Anno: Italia | 2024
- Regia: Riccardo Antonaroli
- Sceneggiatura: Giulia Martinez, Roberto Cimpanelli, Susanna Paratore
- Fotografia: Federico Annicchiarico
- Montaggio: Esmeralda Calabria
- Interpreti: Armando De Razza, Claudio Colica, Filippo Scicchitano, Francesco Pannofino, Giorgio Tirabassi, Grazia Schiavo, Lucia Ocone, Neva Leoni, Pilar Fogliati, Valeria Bilello
- Colonna sonora: Nicola Piovani
- Produzione: Life Cinema, Rai Cinema, Rodeo Drive
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 87'
- Data di uscita: 29/08/2024



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