Fuze – Conto alla rovescia

Fuze – Conto alla rovescia

di

Con Fuze – Conto alla rovescia il sessantenne britannico David Mackenzie ribadisce la sua volontà di non farsi attanagliare dalla morsa del canone produttivo contemporaneo: questo thriller che flirta con l’action e l’heist movie è un oggetto quasi difficile da identificare nella prassi odierna, per quanto segua i dettami del genere senza preoccuparsi di apparire a tutti i costi originale.

Inside Men

In un cantiere nel centro di Londra viene rinvenuta una bomba inesplosa della Seconda guerra mondiale. Si scatena il caos mentre l’esercito e la polizia avviano un’evacuazione di massa. [sinossi]

Fin dai tempi di Young Adam (2003), che rivelò al mondo il suo nome, il cineasta britannico David Mackenzie ha dimostrato di trovarsi a proprio agio in particolar modo quando ha modo di confrontarsi con ipotesi cinematografiche, narrative ed estetiche lontane dalla marea montante del contemporaneo: fu così all’epoca dell’adattamento del romanzo dello scozzese di origine italiana Alexander Trocchi, e in seguito ancor più con l’angosciante Follia – che traeva ispirazione dalla novella di Patrick McGrath –, il dramma sentimentale Perfect Sense, quel Hell or High Water che mescolava con arguzia dramma familiare, road movie, post-western apocalittico nel Texas della crisi economica, e Outlaw King, nel quale portava in scena le peripezie di Roberto I di Scozia nel tentativo del futuro monarca di riconquistare il controllo della sua nazione. Un cinema velatamente d’antan, mai però passatista, in grado di cogliere le distonie dell’oggi senza doverne necessariamente accettare i dogmi espressivi. Si prenda l’incipit di questo Fuze, che arriva in Italia a nove mesi di distanza dalla presentazione in anteprima mondiale a Toronto con il sottotitolo Conto alla rovescia che dovrebbe indicare al pubblico il côté adrenalinico del film: sarebbe forse bastata la traduzione letterale del titolo (“fuze” indica la spoletta o la miccia, vale a dire l’elemento detonatore che innesca l’esplosione di una granata o di una bomba a orologeria), ma tant’è. Fuze inizia subito con un evento tellurico, visto che a Paddington, nel bel mezzo di Londra, viene rinvenuto un ordigno inesploso all’interno di un cantiere edile. Mentre l’intera area abitativa viene evacuata onde prevenire l’eventuale detonazione della bomba, quattro figuri si introducono furtivamente in una banca di Edgware Road. Ecco dunque che la corsa contro il tempo – l’interrogativo che sembra venir lanciato agli spettatori dall’incipit riguarda la possibile esplosione – si tramuta in qualcos’altro, con l’action dinamitardo che assume le forme dell’heist movie. Ma le sorprese sono destinate a non fermarsi qui.

È evidente come Mackenzie si diverta a giocare con le aspettative del pubblico, smentendo in continuazione ciò che sta avvenendo in scena, sovvertendo le regole che lui stesso sembrava aver enunciato pubblicamente – la sceneggiatura è di Ben Hopkins, già al lavoro due anni fa sullo script del mediocre Limonov di Kirill Serebrennikov –: niente è come sembra, insomma, a partire sia dall’elemento scatenante che dalla natura stessa della bomba che viene ritrovata. Il regista dimostra una notevole padronanza del mezzo, soprattutto quando deve maneggiare i ritmi e le timbriche dell’azione più concitata, e la secchezza con cui si approssima al genere testimonia come la succitata postura d’altri tempi abbia ancora ottime carte da giocare nel sistema d’immagini contemporaneo. Quando Fuze deve inanellare un colpo di scena dopo l’altro e muoversi a mo’ di saltimbanco sulla corda dell’immaginario il film va dritto come un fuso, cogliendo il centro del bersaglio e appassionando. Tutto ciò viene invece meno nel momento in cui regista e sceneggiatore decidono di alzare il livello della posta in gioco, attribuendo ai personaggi in scena delle intenzioni che li scalzano dal ruolo di mere funzioni che stavano ricoprendo fino a quel momento. L’ambizione può giocare brutti scherzi, e così se è comunque interessante che Mackenzie prenda di petto le missioni “di pace” dell’esercito britannico – e lo faccia da una prospettiva inaspettata – lo scavo dei protagonisti in scena si ferma alle mere intenzioni, del tutto incapace di arricchire l’intrico ordito per tenere desta l’attenzione del pubblico. Così facendo l’ingranaggio messo a punto, e che puntava sulla mera forza attrattiva cinetica, finisce per ingolfarsi disperdendo anche la capacità dei colpi di scena di raggiungere l’obiettivo prefissato fino in fondo. Sia chiaro, Fuze – Conto alla rovescia resta un’opera nel complesso apprezzabile, godibile nella sua funzione agente, eppure si ha l’impressione che non si sia compreso in modo assoluto la tipologia di prodotto che si stava maneggiando. E si sa, con gli ordigni inesplosi occorre prestare la massima attenzione…

Info
Fuze – Conto alla rovescia, un trailer.

  • fuze-conto-alla-rovescia-2025-david-mackenzie-02.webp
  • fuze-conto-alla-rovescia-2025-david-mackenzie-01.webp

Articoli correlati

Array
  • In sala

    Tuner – L’accordatore

    di Quello di Daniel Roher è un crime movie che rielabora storie e personaggi già raccontati nella storia del genere: partendo da un classico rapporto maestro/allievo, la sceneggiatura esplora, con qualche affanno, le dinamiche relazionali di un personaggio solitario.
  • Cannes 2025

    The Mastermind RecensioneThe Mastermind

    di Kelly Reichardt guarda al microcosmo della provincia, ci trascina nel bel mezzo di una demenziale rapina ai danni di un museo d'arte, per poi metterci di fronte al decadimento morale che ha attraversato una nazione. Gli anni Settanta come specchio che riflette il disastro a stelle e strisce odierno.
  • In Sala

    Widows RecensioneWidows – Eredità criminale

    di Il primo passo di McQueen dopo la trilogia del corpo è una sorta di moderato slittamento verso il cinema di genere. Anche tra le maglie di un heist movie, il regista e sceneggiatore londinese non rinuncia infatti all'afflato politico, sociale, umanista...
  • Far East 2018

    Bad Genius RecensioneBad Genius

    di A cinque anni di distanza dal folgorante Countdown il regista thailandese Nattawut Poonpiriya colpisce nuovamente il centro del bersaglio con Bad Genius, folle racconto in salsa heist ambientata nel mondo dei sorvegliatissimi esami per accedere alle più prestigiose università statunitensi.
  • Roma 2017

    La truffa dei Logan RecensioneLa truffa dei Logan

    di Riflessione sugli strumenti del cinema e il loro inesauribile potere, La truffa dei Logan di Steven Soderbergh è un heist-movie rocambolesco e sfrenato. Alla Festa del Cinema di Roma.
  • Roma 2016

    Hell or High Water

    di Dramma familiare, road movie, post-western apocalittico nel Texas della crisi economica, Hell or High Water di David Mackenzie, serba tutto il potere di un classico senza tempo. Alla Festa del Cinema di Roma.
  • In sala

    Now You See Me 2Now You See Me 2

    di Nonostante il cambio in cabina di regia, Now You See Me 2 ripropone in buona misura gli ingredienti del suo predecessore, semplificando l’intreccio ma perdendo un po’ in spontaneità e spirito naïf.
  • Archivio

    Now You See Me RecensioneNow You See Me – I maghi del crimine

    di Senza le stratificazioni di film quali The Prestige, Now You See Me - I maghi del crimine ha comunque la capacità di lavorare con una certa efficacia spettacolare sul tema della sospensione dell'incredulità, da sempre materia del contendere sia della magia che del cinema.