Walking Past the Future

Walking Past the Future

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Tra dramma sociale e melò urbano, Walking Past the Future del cinese Li Ruijun è l’ennesima imitazione malriuscita del cinema di Jia Zhangke. In Un certain regard alla 70esima edizione del Festival di Cannes.

Tutto sbagliato, tutto da rifare

Shenzhen. Yang Yaoting lavora in una fabbrica di microchip, mentre i suoi genitori perdono il lavoro e tornano a vivere in campagna. La responsabilità di mantenere la famiglia, che comprende anche la sorella più piccola di Yaoting, ricade tutta sulle spalle di lei, che è pure malata… [sinossi]

Fra gli stereotipi che popolano il cinema contemporaneo, uno dei più evidenti è quello che arriva dalla Cina. Qui, dopo la grande stagione della ‘calligrafia’ alla Zhang Yimou (anch’essa, a suo tempo, uno stereotipo), è cominciata a subentrare a partire dai primi anni Novanta – in particolare con i film di Zhang Yuan – una tendenza ‘sporca’, ultra-metropolitana, registicamente improntata sull’understatement, che – con l’arrivo del nuovo millennio – ha avuto (e ha ancora) il suo massimo esponente in Jia Zhangke. I suoi film, da Still Life a Platform, passando per Unknown Pleasures, sono stati premiati in tutto il mondo e hanno indicato una strada che in pochi riescono a seguire. In molti, però, ci provano.

Uno di questi è Li Ruijun che, con il suo Walking Past the Future, mette in scena l’ormai consueta sequela di disgrazie che ricadono su una famiglia trapiantata dalla campagna in una delle più spaventevoli metropoli cinesi, Shenzhen. In tal senso basti pensare a The Donor, film dell’esordiente Zang Qiwu che ha vinto la scorsa edizione del Festival di Torino, per ritrovare esattamente, non solo le stesse dinamiche tra i personaggi, ma anche le stesse tematiche come la malattia (lì erano i reni, qui il fegato) o come il gioco responsabilità tra padri e figli, e persino le stesse inquadrature (totali, e dall’alto, a mostrare il brulicare inesausto della città contemporanea).
Anche qui, d’altronde, a essere centrale è lo sfruttamento delle classi più povere, che vengono vampirizzate: se in The Donor c’era però un minimo di raffinatezza, in Walking Past the Future il simbolismo si fa persino più greve: la protagonista Yaoting dona il sangue per avere in cambio dei soldi (si fa dunque letteralmente succhiare la vita), o ancora le formiche si affollano a terra come un chiaro corrispettivo del fragile destino dei personaggi (parallelismo che viene persino sottolineato nel dialogo).

Inoltre, e non poteva mancare neppure questo elemento, Walking Past the Future istituisce un confronto tra città e campagna, che però poi tralascia, impegnato com’è ad accumulare tutto il restante armamentario classico dello pseudo-dramma cinese contemporaneo che si rispetti: palazzi in costruzione, telefonini costantemente in uso, ragazzi/ragazze perdute perché vittima del consumismo e di un certo ideale di bellezza (nel caso presente il desiderio di uno dei personaggi di ritoccarsi il naso), locali di karaoke in cui lasciarsi andare alla disperazione (e viene alla mente, inevitabilmente, Xiao Wu), il gesto ripetuto di mostrare e di contare i soldi, ecc. C’è persino una evidente citazione di The World, sempre di Jia Zhangke, quando per un momento – in uno dei totali urbani – si vedono la Torre Eiffel, le Piramidi e altri monumenti riprodotti per il pubblico cinese in formato ridotto. Evidentemente i parchi-mondo ci sono anche a Shenzhen e non solo a Pechino…Ma è l’unica curiosità che può venirci in proposito, perché se Jia costruiva a partire da questo un discorso stratificato e pluri-senso, Li lo butta così, come un altro elemento tra i tanti, sempre allo scopo di ripetere il medesimo concetto di sfruttamento e alienazione.

Si legge in tutto ciò in Walking Past the Future un masochismo non meglio identificato, una volontà auto-punitiva, per cui ad esempio la protagonista non si concede mai un sorriso e soffre, soffre, implacabilmente soffre, senza alcuna variazione di tono, per una distorsione a tratti persino grottesca dell’ideale del film impegnato. È uno stilema, ovviamente, un topos… però bisognerebbe avere il coraggio di scardinarlo. Bisognerebbe avere il coraggio di “superare” il cinema di Jia Zhangke – anche se va detto che il ragazzo di Fenyang (Jia Zhangke, un gars de Fenyang), pur partendo da quel côté, non si è mai posto limiti nell’ambito del banale dramma sociale. E poi, d’altronde, è stato lui stesso il primo a superarsi, sia con A Touch of Sin che con Al di là delle montagne. Ora toccherebbe ai suoi colleghi capire come seguirlo, o come distanziarsi da lui.

Info
La scheda di Walking Past the Future sul sito del Festival di Cannes.
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