Paranoia Agent

Paranoia Agent

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Paranoia Agent travalica gli standard televisivi e affronta tematiche difficili e scabrose. Nel corso dei tredici episodi, Kon seziona pezzo dopo pezzo la società odierna giapponese.

The circle of life – Prima parte

La giovane Sagi Tsukiko, divenuta popolare grazie al pupazzo Maromi, viene aggredita da un misterioso ragazzino, armato di mazza da baseball e con un paio di rollerblade ai piedi. Il mistero comincia ad infittirsi quando il numero degli agguati di “Shounen Bat” aumenta e, mentre i poliziotti Ikari e Maniwa iniziano ad occuparsi del caso, affiorano strani legami tra le vittime… [sinossi]
Maigo wa sora ni migoto na kinoko no kumo
Maigo wa kono chi de ne wo haro kotori no douhou
Maigo wa danchi no benchi de sodateta yume
Maigo wa komorebi youbi ni umareta douhou

Dream Island Obsessional Park (Yume no Shima Shinen Kouen) è il trascinante brano di Susumu Hirasawa (Millennium Actress, Berserk) che accompagna la sigla d’apertura di Paranoia Agent. Una canzone dal ritmo allegro, come i volti sorridenti dei vari personaggi (che saranno poi i protagonisti, chi più chi meno, della serie), perfettamente incorniciati in inquadrature che (solamente dopo aver visto un buon numero di episodi) dicono molto più di quanto possa sembrare. E, tranne due casi (ed anche qui c’è un motivo ben preciso), sono tutti ripresi singolarmente, mentre, alle loro spalle, il mondo scorre frenetico. Basterebbe questa sigla per placare la sete d’animazione (nipponica e non) di qualità. Un incipit che mette in guardia l’ignaro spettatore, probabilmente impreparato di fronte ad un prodotto così complesso e stratificato.

Satoshi Kon, regista/autore/creatore di Paranoia Agent, è al suo esordio televisivo, dopo i consensi ed i successi ottenuti con i tre precedenti lungometraggi (Perfect Blue, Millennium Actress e Tokyo Godfhaters: poi arriverà Paprika). Nato nel 1963 a Hokkaido, Kon può essere considerato una sorta di discepolo di Katsuhiro Otomo (Akira, Steamboy), che ne ha profondamente influenzato lo stile. Oltre alle collaborazioni per Roujin Z e World Appartment Horror, Kon ha ricoperto un ruolo fondamentale nel film ad episodi Memories.
Vista la crescente popolarità ed influenza, Kon ha avuto carta bianca e totale sostegno, economico ed artistico, dalla casa di produzione Madhouse, potendo liberare la sua forza creativa e lo spirito pungente. Paranoia Agent, infatti, travalica gli standard televisivi e, soprattutto, affronta tematiche difficili e scabrose. Nel corso dei tredici episodi, Kon seziona, pezzo dopo pezzo, la società odierna giapponese, evidenziandone senza pudori i drammi ed i crimini. I personaggi di Paranoia Agent sono, infatti, le vittime qualunque del sistema, sono il risultato disumanizzato della società nipponica. Il lato thriller della vicenda, seppur importante e ben sostenuto, serve da contenitore e lascia larghissimo spazio alle vicende umane, ai vari personaggi che si alternano e si susseguono di puntata in puntata.

Il mistero ruota attorno alle criminali imprese di Shounen Bat, un ragazzino armato di mazza da baseball e rollerblade dorati, che sembra colpire a caso persone qualunque. Satoshi Kon, certamente a suo agio quando bisogna districarsi tra realtà e sogno, crea e smonta a suo piacimento il giocattolo narrativo e visivo, trascinando lo spettatore in una serie che, da un minuto all’altro, cambia repentinamente direzione. Paranoia Agent è un thriller, una satira sociale, un fantasy, un horror soprannaturale, una serie comica, un dietro le quinte televisivo.
Già dal primo episodio (Enter Lil’ Slugger), Kon introduce degli elementi destabilizzanti: dopo aver preparato in maniera esemplare l’entrata in scena del “ragazzo con la mazza” (notevole la crescente tensione della prima aggressione, consumata in un’atmosfera che si avvicina molto all’horror), il regista di Hokkaido comincia a disseminare indizi inquietanti (il pupazzo Maromi che si anima, le “incomprensibili” scritte dell’anziano Ojii-chan) che sfociano nell’appendice finale, le dream confessions, sorta di anteprimainterpretazione del prossimo episodio. Le profetiche parole del vecchio Ojii-chan segnano il definitivo distacco di Paranoia Agent dalla consueta produzione seriale televisiva e, in taluni casi, il definitivo distacco dalla realtà di alcuni spettatori…
Il secondo episodio (The Golden Shoes) ruota attorno a Taira Yuuichi, detto Ichi (gioco di parole con il numero uno), ragazzino perfettino e molto bellino, abile negli sport e negli studi e idolatrato dai compagni di scuola, dai professori e dagli adulti. Ichi è la maschera che tutti vorremmo avere, che tutti dovremmo, purtroppo, indossare. Ichi, anche se delineato in modo più schematico rispetto agli altri protagonisti della serie, è uno dei personaggi esemplari di Paranoia Agent e della poetica di Kon. Il suo rapido sprofondare nella psicosi, sintomo di un’evidente fragilità emotiva e di una povertà di valori, è l’anello di collegamento con le precedenti e successive vittime. Vittime di Shounen Bat. Vittime dell’odierna società. Vittime di se stesse.

__ leggi la seconda parte.

Info
La scheda di Paranoia Agent su animenewsnetwork.com.
La sigla iniziale di Paranoia Agent.
La sigla finale di Paranoia Agent.
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