Steamboy
di Katsuhiro Ōtomo
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Steamboy conferma il talento visivo, grafico e narrativo di Katsuhiro Ōtomo e il grande momento del cinema d’animazione giapponese.
Il ritorno di Mr. Apocalisse!
Ray, ultimo geniale inventore di una famiglia di scienziati, riceve dal nonno paterno una misteriosa sfera metallica. Nel pieno della Rivoluzione Industriale e dell’Esposizione Universale di Londra, Ray dovrà riuscire a gestire la sfera, che si rivelerà un’inesauribile e potentissima fonte di energia… [sinossi]
Il ritorno alla regia di Katsuhiro Ōtomo non poteva che essere in grande stile, visto il suo talento, le opere precedenti ed il corposo budget (22 milioni di dollari: pochini per gli americani, più che sufficienti ai nipponici per sfornare grandi pellicole). Dopo l’incredibile Akira (1988) e alcuni mediometraggi di lusso (Cannon Fodder, terzo episodio di Memories, 1995), Ōtomo decide di tornare al timone e di stupire ancora una volta il mondo dell’animazione. Reduce dalla sceneggiatura del colossale Metropolis di Rin Taro, il brillante registamangaka non abbandona le tematiche post-nucleari (tipiche di tutta una generazione di artisti giapponesi) ma rivolge le sue attenzioni ad un target diverso, più giovane. Infatti, se il cult Akira è per temi e complessità narrativa un prodotto “ostico”, Steamboy appare al contrario destinato a un pubblico larghissimo. Nelle parole dello stesso Ōtomo, la conferma: “Oggi, tra eccesso di informazioni e società sistematizzata, i sogni dei bambini sono sempre più angusti visto che essi simulano il proprio futuro attraverso le osservazioni di genitori e insegnanti… Il mio scopo è stato quello di creare un’opera che desse a questi bambini nuovi sogni e nuova immaginazione con la storia di chi avventurosamente ha seguito il sogno di realizzare delle invenzioni, in un tempo in cui si sentiva forte il senso di promessa per il futuro”.
Il risultato, viste le premesse e le attese, è più che convincente, nonostante qualche perplessità sulla trama, un po’ esile e intrisa di troppe velleità didattiche. Il ritmo è incessante e il lungo (lunghissimo) finale assicura un forte coinvolgimento emotivo – per gli amanti dei finali apocalittici, tipici di Ōtomo (Akira, Spriggan, Metropolis), ci sarà da divertirsi. Volendo fare i pignoli, il finale richiama un po’ troppo l’escalation distruttiva delle suddette pellicole, ma le immagini che ne scaturiscono sono così potenti e persino poetiche da far dimenticare in fretta queste strette parentele.
L’ambientazione (Londra nel pieno della Rivoluzione Industriale), che esalta le doti immaginifiche dell’autore nipponico, è indubbiamente affascinante, favorendo la fusione tra passato e futuro, tra design ottocentesco e mezzi meccanici avanzati. Questo ibrido temporale, già ampiamente utilizzato (si pensi a Laputa, il castello nel cielo), è uno stratagemma narrativo che permette di liberare la fantasia e, nel caso degli animatori del Sol Levante, di sfruttare l’ampia predisposizione per il mecha-design. Il monociclo a vapore, il dirigibile con la morsa di ferro e i soldati a vapore sono solo alcune delle incredibili invenzioni meccaniche di Ōtomo & Co.
La qualità tecnico-artistica di Steamboy è ovviamente elevatissima. Persino sorprendente se si pensa agli ultimi minuti – una sequenza incredibile: caduta della torre, mdp rapidissima che “fugge” dalla mastodontica costruzione, Ray in volo con Scarlett ed esplosione finale con congelamento. Merito di Ôtomo e del lussuoso cast tecnico: il supervisore dell’animazione Tatsuya Tomaro (episodio Magnetic Rose di Memories), il direttore tecnico Matsumi Shinici (Porco Rosso), il responsabile del suono Keiichi Momose (Blood the Last Vampire) e via discorrendo. Coinvolgente anche la colonna sonora, affidata al giovane ed emergente compositore americano Steve Jablonosky (Spirit, cavallo selvaggio). Un sound tipicamente hollywoodiano, ma senza gli eccessi drammatici e trionfalistici di certe produzioni yankee.
Steamboy conferma il talento visivo/grafico/narrativo di Ōtomo e il grande momento del cinema d’animazione giapponese: si pensi ad alcuni recenti titoli come Il castello errante di Howl di Miyazaki, Innocence di Oshii e Tokyo Godfathers di Kon. L’apertura della Mostra di Venezia alle pellicole di Miyazaki e Ōtomo, anticamera di una sospirata distribuzione italiana, potrebbe segnare un punto di svolta. È tempo, oramai, che anche il pubblico e la critica italiana si accorgano dell’esistenza del cinema d’animazione nipponico, liberandosi da una serie di pregiudizi e luoghi comuni che ci hanno fatto perdere anni e anni di capolavori.
Info
Il sito ufficiale di Steamboy.
Steamboy sul sito della Sony Pictures.
Il trailer di Steamboy.
- Genere: action, animazione, avventura
- Titolo originale: Suchīmubōi
- Paese/Anno: Giappone | 2004
- Regia: Katsuhiro Ōtomo
- Sceneggiatura: Katsuhiro Ōtomo, Sadayuki Murai
- Montaggio: Takeshi Seyama
- Interpreti: Anne Suzuki, David S. Lee, Ikki Sawamura, Katsuo Nakamura, Kiyoshi Kodama, Manami Konishi, Susumu Terajima
- Colonna sonora: Steve Jablonsky
- Produzione: Bandai, Steamboy Committee, Studio 4°C, Sunrise VAP
- Distribuzione: Metacinema
- Durata: 126'
- Data di uscita: 03/06/2005







Sword of the Stranger
Akira
Il castello nel cielo
Assault Girls
Musashi: The Dream of the Last Samurai
Speciale Hayao Miyazaki
The Sky Crawlers – I cavalieri del cielo
Bugmaster
Paprika – Sognando un sogno
Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg
Paranoia Agent
Il castello errante di Howl