Non pensarci

Non pensarci

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Il cinema di Gianni Zanasi è una boccata d’ossigeno per la produzione italiana. Lo dimostra anche Non pensarci, presentato a Venezia nel 2007.

Better Think of Your Future

Stefano Cardini suona da quando aveva cinque anni e passo dopo passo ecco che dal conservatorio è finito col diventare una piccola star del punk rock indipendente. Ma i tempi delle sue foto in copertina sono passati e adesso a trentasei anni si guarda intorno: suona con dei ventenni invasati, a casa non ha più né fidanzata né letto dove dormire, gli è rimasta giusto una chitarra e un’auto con le portiere che non si aprono… Insomma è venuto il momento anche per lui di cercare un riparo, tornare dalla famiglia che non vede da tempo, riflettere. Ma a casa trova tutt’altro… [sinossi]

Lo aspettavamo al varco, Gianni Zanasi, perché la memoria cinefila è una brutta bestia, e cancella con difficoltà dai suoi percorsi sinaptici tanto i ricordi positivi quanto quelli negativi: in questo senso Zanasi può essere considerato regista a 360°, perché se è vero che Nella mischia resta esempio di un cinema italiano vitale, lontano dal ristagnare dell’arte del compromesso, è impossibile negare che le opere che hanno fatto seguito non hanno saputo mantenere le promesse che erano state fatte.
Trovarsi dunque di fronte a Non pensarci ci ha in parte riconciliati con un regista al quale, probabilmente nostro malgrado, ci sentiamo legati: non sarà per questa storia di ricomposizione familiare e di maturazione umana che le nuove generazioni decideranno di imbracciare la macchina da presa e di fare il cinema, e sarà difficile per lei ipotizzare un posto nell’Olimpo della storia della settima arte, ma in questo momento ci interessa poco. Non pensarci si muove, dipanandosi sul nastro trasportatore di una sceneggiatura oliata, non priva di alcuni intoppi ma in grado di saltarli a pie’ pari grazie a una verve divertita e spensierata – continuiamo a sghignazzare al pensiero delle modalità con le quali viene rotta la zampa del povero bastardino prelevato dal canile –, in direzione di una commedia corale decisa ad annullare (o meglio, a far passare in secondo piano) quella sfilza di tabù che di fatto inficia la portata della maggior parte delle pellicola nostrane. Chiariamo, Zanasi non si lancia in un’operazione coraggiosa e controcorrente, ma puntella la sua opera di una miriade di piccoli dettagli che gli permettono, a lungo andare, di porsi come anomalia rispetto al panorama solitamente stagnante nel quale si aggira il cinema popolare nostrano.

Lavorando tra l’altro, ed è qui che l’applauso parte spontaneo, non solo sulle situazioni – il cui grado di perfettibilità è ovviamente altalenante – ma soprattutto su un parco attori di tutto rispetto: per esempio i tre fratelli affidati alle cure del terzetto Valerio Mastandrea, Beppe Battiston e Anita Caprioli restano nella memoria, per il grado di umanità che li rende credibili oltre ogni pregiudizio, e marchiano a fuoco un film sentito, onesto, ispirato. Che per Zanasi sia arrivato il momento di gettarsi definitivamente nella mischia?

Info
Non pensarci, il trailer.
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