Terra Madre

Terra Madre

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Ermanno Olmi ha curato con Terra Madre un documentario eterogeneo con riprese fatte da diversi registi, tra cui Franco Piavoli, al fine di comporre una potente e coerente elegia a difesa della salvaguardia del nostro pianeta.

Tra terra, cielo e mare

Carlo Petrini ha inviato il primo appunto a Ermanno Olmi nel luglio 2006. Comincia da qui il progetto per un film dedicato a Terra Madre, un film che sin dalle premesse doveva essere “politico e preveggente”. Le riprese sono cominciate a Torino nell’ottobre 2006, durante il Forum Mondiale Terra Madre… [sinossi]

“Mi ricordo sotto le torri della rocca dove il fiume bagna bionde coltivazioni, io vidi un vecchio che aveva pochi iugeri di campo abbandonato. Costui nonostante tutto piantando radi fili di erbaggi e all’intorno bianchi gigli e verbene e gracile papavero pareggiava col suo spirito le ricchezze dei re. Era il primo a cogliere la rosa a primavera e in autunno la frutta e tornando a casa a tarda notte ricopriva il suo desco di cibi prelibati”. Così cantava Virgilio sulle pagine de Le Georgiche nell’anno 29 a.C. e allo stesso modo Ermanno Olmi apre il suo Terra Madre, film documentario che arriva nelle sale nostrane dopo aver animato gli schermi della 59ª edizione della Berlinale nello scorso febbraio.
Nato per volontà di Carlo Petrini e Luciana Castellina, resa possibile grazie al sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione Generale per il Cinema e la co-produzione della Cineteca di Bologna e ITC Movie, Terra Madre è un autentico grido collettivo urlato in faccia a chi questo pianeta, e con esso i “frutti” che ci sfamano, non lo rispetta. Si tratta di un eco infinito e potente registrato sotto la preziosa supervisione del grande maestro bergamasco, che a sua volta mescola gli elementi a disposizione per poi dargli forma e sostanza in un gigantesco “puzzle” di immagini e parole.
Un lungo viaggio spazio-temporale che nell’arco di due anni si diffonde dall’auditorium torinese dove ogni biennio si celebra l’importantissimo forum che, oltre a dare il titolo al documentario, affronta il tema del cibo e delle sue implicazioni economiche, ecologiche e sociali, alle zone più remote di questo martoriato involucro dal cuore pulsante fatto di roccia, cielo e acqua, chiamato Terra.

Terra Madre è un collage poetico e variegato, fatto di tante parole e lunghi silenzi assordanti che sfiorano il lirismo di una cantica come nel meraviglioso e toccante finale che trascina lo spettatore nella valle dell’Adige, dove l’occhio indiscreto e mai invadente di una videocamera cattura i piccoli gesti quotidiani e rituali di un anziano contadino che zappa, coltiva, semina e raccoglie incurante dello scorrere implacabile e perpetuo delle stagioni. È forse proprio l’intenso epilogo, affidato alla sensibilità e allo sguardo penetrante di Franco Piavoli, la punta massima raggiunta da questo progetto attraverso una sorta di partitura audiovisiva dal forte impatto emozionale. Qui il regista di Pozzolengo compone una piccola poesia che non ha bisogno di parole, osserva senza mai invadere e contaminare quello che cattura, restituendone la vera essenza. Il risultato ci riporta inevitabilmente alle sensazioni provocate dalla visione di opere come Il pianeta azzurro, elegia lirica di impianto naturalistico sul ritmo delle stagioni e sulla ciclicità di ogni vita, o Al primo soffio di vento, racconto in chiave leopardiana di un pomeriggio del “dì di festa” di una famiglia bresciana, chiusa nel torpore e nella solitudine di una domenica d’estate.

Quella di Piavoli è però solo una delle tante tappe che hanno segnato il viaggio per immagini curato da Olmi, un tour che ha portato le diverse troupe e i rispettivi registi nei luoghi più significativi della lotta alla sopravvivenza delle specie animali e vegetali che ci offrono sostentamento: dalle distese ghiacciate dell’arcipelago delle isole Svalbard nel Nord della Norvegia per immortalare l’inaugurazione della Banca Mondiale dei Semi, siglata dal presidente dell’Unione Europea Josè Barroso, alle spedizione con destinazione Dehradun, nella regione Uttarachal del nord dell’India, che ha portato Maurizio Zaccaro a documentare la tradizionale e sacra raccolta del riso in compagnia di Vandana Shiva, Presidente della Commissione Internazionale sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura. Il regista de Il mestiere delle armi e de L’albero degli zoccoli torna così alle origini documentaristiche che hanno segnato i suoi esordi dopo aver dato l’addio definitivo al cinema di finzione, scegliendo proprio Terra madre per tuffarsi in questa seconda giovinezza.
Fagocita, analizza, rielabora e infine plasma a propria somiglianza i materiali eterogenei a lui affidati, partoriti in precedenza da visioni, stili, pensieri e approcci completamente diversi per concezione e destinazione mediatica (reportage, immagini di repertorio, servizi giornalistici, documentari naturalistici, materiale fotografico, ecc…) realizzati da altri colleghi.

Le riprese filmate durante le due edizioni di “Terra madre” svolte nel 2006 e nel 2008, che hanno visto la partecipazione di circa 7.000 persone di ogni estrazione, razza, religione, occupazione ed età, provenienti da 153 paesi del mondo si sono trasformate nella spina dorsale dell’intero documentario, un leit motiv che ha consentito al curatore Olmi di dare una linea guida chiara al percorso narrativo e concettuale del progetto filmico. Il tutto poteva naufragare a causa della diversità e alla difficile coesistenza di elementi così disparati, ma che, al contrario, grazie proprio a Olmi, hanno trovato tutti la giusta collocazione dando origine a un qualcosa che sintetizza alla perfezione la sua poetica umanista e l’idea di cinema antropocentrico che da sempre lo caratterizza, tanto dal punto di vista figurativo quanto da quello più strettamente morale.

Info
Il trailer di Terra Madre su Youtube.
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